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Freddie Hunt, il destino tatuato

Freddie Hunt, il destino tatuato

Intervista al pilota britannico, figlio del campione di Formula 1, impegnato in Virginia come wild card nel Maserati Trofeo 2015. 

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 Francesco Colla

sabato 29 agosto 2015 11:49

Per un attimo sembra di vedere lui, James "The Shunt" Hunt aggirarsi per i paddock con la tuta aperta sul fisico atletico e i lunghi capelli biondi a lambire le spalle. Poi, guardando proprio le scapole noti quell'autografo tatuato e capisci il motivo di quell'incredibile somiglianza. Ecco Freddie Hunt, figlio del campione di Formula 1 del '76, del grande rivale di Lauda immortalato da Ron Howard in Rush. Una selvaggia bellezza inglese, proprio come il papà, fumatore, sempre come il padre, ora convertito alla sigaretta elettronica, veloce ma non tanto quanto il leggendario genitore che dopo il titolo pronunciò il suo gran rifiuto, deluso da una Formula 1 in cui la macchina contava (già) più del pilota.

 

Freddie, classe 1987, sta seguendo le orme paterne, ma la Formula 1 non gli interessa e  predilige le GT alle monoposto. Oltre ai motori ha la passione per i cavalli e per il polo che ha conosciuto negli anni vissuti a Buenos Aires in Argentina. Lo abbiamo intervistato in occasione del quarto round del Maserati Trofeo World Series sul circuito Virginia International Raceway negli Stati Uniti, dove è stato invitato dalla Casa italiana per correre le due gare. 


Nella tua carriera hai corso in numerose categorie, che sensazioni hai avuto dalla Maserati Trofeo?
“Non è stato facile. Mi sono trovato alla guida di una nuova vettura su un circuito dove non ero mai stato. Dopo i primi giri di apprendistato, ho cercato di spingere per dare il massimo e già nelle prime prove libere sono riuscito a segnare il giro più veloce. Sono stato anche fortunato perché non ho mai trovato traffico. In generale è un bel campionato. Mi piace”. 


Il tuo sogno non è correre in F1 ma vincere a Le Mans, pensi riuscirai a raggiungere il tuo obiettivo?
“Non dico che sia il sogno della mia vita, da quando ero bambino, ma è il mio obiettivo ora. Credo che possa essere la scelta migliore nel mondo delle corse. Il mio sogno è quello di avere una riserva di animali selvatici in Africa, ma credo che sia un obiettivo ancora distante, per quando mi ritirerò. Per questo motivo sento il bisogno di vincere a Le Mans, ma prima devo fare abbastanza soldi così posso andare in pensione il prima possibile. Spero che questo accada prima dei 45 anni e quindi comprare la terra e nascondermi lontano dal mondo”.


Sei ambasciatore della Formula E, un campionato dove corrono anche i figli di Prost, Piquet e ora anche di Villeneuve. Ti piacerebbe correre il mondiale?
“Sì e no. Sì, perché è la Formula E e per quello che essa rappresenta. Sono l'ambasciatore perché sono un grande sostenitore. D’altra parte direi no, perché si corre con delle monoposto, mentre preferisco le GT. Onestamente credo che non riuscirei a fare bene, non mi sentirei a mio agio neanche nei circuiti cittadini. In definitiva direi di no. A meno di ricevere un’offerta economica interessante. Allora credo che potrei cambiare idea. Ma se dovessi scegliere tra Formula E o GT, allora resterei con le GT. Nonostante questo voglio continuare a lavorare con la Formula E e contribuire alla promozione del campionato, perché il punto centrale è mostrare al mondo che possiamo utilizzare energie alternative anche per le auto. Dobbiamo iniziare a pensare anche al futuro, altrimenti il pianeta soffocherà. Vorrei che i governi si rendessero conto che il rischio è serio e che iniziassero a mettere restrizioni sulle quantità dei gas che stiamo bruciando, la benzina, il petrolio che stiamo utilizzando. Se andiamo avanti così, uccideremo noi stessi. E’ compito dei grandi capi del mondo fermare tutto questo. Penso che le Case automobilistiche abbiamo bisogno di essere incoraggiate a costruire sempre di più auto elettriche e per le vetture con motori che consumano benzina potremmo studiare una licenza con la quale è concesso consumare solo un massimo di litri di benzina ogni anno. Per queste ragioni sostengo la Formula E”.


Cosa pensi della Formula 1 attuale?
“Credo che la Formula 1 di oggi sia uno scherzo. Mi spiace dirlo, ma è così. Trovo ridicole le regole sulla conservazione degli pneumatici e del carburante. Sembrano gare di durata, ma si suppone che siano gare sprint. Le vetture non sono veloci come potrebbero esserlo veramente. E’ noioso. Qualche giorno fa ho incontrato Max Chilton e gli ho chiesto quanto esercizio facesse per mantenere la sua forma. La sua risposta è stata: “non molto. Vado a correre 45 minuti al giorno e basta”. Mi sono stupito e lui ha ribattuto che non è necessario in una Formula 1 moderna in quanto lo sterzo e tutto il resto sono semplici da manovrare. E’ sufficiente un allenamento cardiovascolare e il gioco è fatto. Negli anni passati, parto degli anni Settanta e Ottanta e anche prima, il pilota doveva essere forte. E’ pazzesco, la Formula 1 non è quella di una volta”.  


Tuo padre lasciò le corse perché, disse, "nel mondo della F1 l'uomo non conta più". Indubbiamente ci vide lungo...
“Penso che probabilmente valga di più ora, ma credo sia una combinazione delle due cose. Non puoi avere un cattivo pilota in una buona vettura, perché non sarebbe capace di portarla alla vittoria. E non puoi avere un buon pilota che possa vincere con un’auto mediocre. Succede anche nei cavalli: un Frankie Dettori su un asino non avrebbe potuto vincere…”


Tuo padre è morto quando eri solo un bambino, che ricordo hai di lui?
“Ho ricordi per lo più di casa, con mio fratello maggiore, quando eravamo bambini”.

Se non avessi fatto il pilota di cosa ti occuperesti?
“Se avessi i soldi mi piacerebbe giocare ancora a polo. Se non avessi i soldi, ad essere onesti non saprei proprio... L’altra mia passione sono le pistole. Mi piace sparare, sono sempre stato appassionato al tiro. Ho anche pensato di provare ad avere una carriera nel tiro, ma non ci sono molte possibilità di avere successo economico. Inoltre non vorrei combinare la mia passione con il mio lavoro. Credo che sia la ricetta che porta al disastro. Quindi, se non avessi fatto questo, non saprei proprio cosa avrei potuto fare. Veramente, non saprei. Forse l’imprenditore…”.

 

 

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