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Gianluca Italia: "Un nuovo modello FCA ogni sei mesi"

Gianluca Italia: "Un nuovo modello FCA ogni sei mesi"

Seconda parte dell'intervista esclusiva al responsabile FCA per il mercato italiano

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 Pasquale Di Santillo

lunedì 29 agosto 2016 11:10

ROMA - Qualsiasi dirigente, dopo diciannove mesi di numeri da sballo con la propria squadra, FCA sempre davanti a tutti in classifica, cioè meglio della concorrenza sul mercato italiano, avrebbe da tempo fatto tappa fissa in qualche mèta esotica per rilassarsi un po’. Non è il caso di Gianluca Italia, 44 anni da Siracusa, responsabile del Business Center Italy (cioè il n.1 commerciale di tutti i marchi del Gruppo FCA in Italia). Ferie insieme alla famiglia e tanta voglia di ricominciare a fare numeri per stupire ancora tutti.

Quella che ha sorpreso il mercato, è stata la Fiat 124 Spider: un ritorno al passato pensando al futuro?
«La Spider è tutta un’altra storia perchè è il ritorno di un’icona e noi abbiamo già il privilegio di avere la 500 come icona, portarne un’altra è stato un grosso investimento. Una volontà precisa dell’azienda. In concessionaria si stanno affacciando persone che mai avrebbero pensato di acquistare quel tipo di macchina. Sono segmenti che di base non esistono, è la domanda che crea il segmento, in tre mesi ne abbiamo vendute oltre 400, che per noi possono sembrare poche ma per un segmento che non esiste, almeno da noi in Italia, è un numero importante perché è costituito da persone molto appassionate. Qui abbiamo voluto introdurre anche la versione Abarth, da 170 cv, più potente con un assetto sviluppato appositamente, pura performance: arriverà dopo l’estate».

L’autentica novità per FCA è stato il pick up Fullback. 
«Fiat Professional vive un anno storico, con l’introduzione di due mezzi, il Fullback e il Talento e in questo modo il brand diventa full liner, potendo disporre di un mezzo commerciale per ogni tipo di utilizzo per dimensioni, carichi e performance. Fullback è particolare, è interessante sia come veicolo commerciale, perchè ha una robustezza globale che si adatta all’utilizzo cittadino come a quello fuori città, sia per la campagna, per lavori agricoli robusti. Eppure ha anche un’anima lifestyle, per il tempo libero. Ha grandi potenzialità, anche se in Italia questo segmento è ancora piccolo. Ma ogni volta che introduciamo un mezzo nuovo sul mercato, la risposta c’è».

Si è parlato tanto della nuova Punto e di un’ulteriore evoluzione dell’icona 500: qual è lo stato delle cose?
«Voglio essere chiaro, con tutte queste novità che abbiamo lanciato  il nostro focus è lì. E poi, anche se la Punto è una vettura matura, in Italia ancora ne vendiamo tante. Ad oggi è sempre rilevante per i nostri volumi. Inoltre, tanti possessori Punto ad esempio hanno scelto Tipo».

Tradotto in pratica, non vale la pena investire su un rifacimento di Punto?
«Non mi sento di rispondere a questa domanda, posso solo ricordare che il nostro a.d. Marchionne è stato molto chiaro sul tema...»

E una nuova 500?
«Crediamo ci sia un limite oltre il quale un’icona non debba essere "strecciata", perchè il valore di un’icona sta nella sua peculiarità, nella distintività, nell’unicità. C’è qualche concorrente che ha fatto questa operazione con la propria icona e non necessariamente ha avuto successi commerciali».

Veniamo al fenomeno Jeep, come se lo spiega?
«In maniera molto semplice: Jeep rappresenta la gamma SUV più venduta al mondo e questo brand mantiene la sua forte identità ovunque. Il legame con l’Italia è sempre stato forte, noi ci abbiamo aggiunto due salti in avanti... quantici. Il primo quando abbiamo rilanciato il Cherokee e il Grand Cherokee. Non cito Wrangler solo perché è l’icona di Jeep come la 500 lo è per Fiat. Lì il problema è solo di averne quante ne richiede il mercato. Se ce ne dessero ad esempio 800 in più, le venderemmo senza problemi. Stiamo lavorando per raggiungere questo obiettivo, negli USA stanno modificando le capacità produttive. Il secondo salto, ovviamente lo abbiamo fatto introducendo Jeep Renegade, oltre 47 mila unità vendute in Italia dal lancio di fine 2014 ad oggi e solo quest’anno siamo già ad oltre 20 mila, quasi sempre sul podio delle auto più vendute della sua categoria. La prima Jeep nella storia prodotta in Italia a Melfi, in una delle migliori fabbriche al mondo, come dimostra il WCM (World Class Manufacturing) che ha premiato lo stabilimento lucano con il gradino più alto del podio. E recentemente allo stabilimento FCA di Melfi è stato assegnato anche il prestigioso riconoscimento internazionale “Special Award OEM: SMART Digital Operations”, dopo un processo di analisi e valutazione da parte di una commissione di esperti che ne ha riconosciuto l’eccellenza. Inoltre, un plus in più per Jeep che comunque non aveva certo bisogno di posizionamento sul mercato, è rappresentato dal fatto che non c’è consumatore dell’automobile che non sappia cos’è Jeep, c’è gente che identifica un modello con Jeep anche se non lo è. In alcune città più trendy, come Milano, Bologna, alcuni quartieri di Roma, alla guida di Jeep, troviamo davvero una clientela doc. E’ un brand globale di successo nel quale l’azienda continuerà ad investire».

Qualità, qualità, qualità: ormai in FCA questo è un mantra.
«Con il WCM abbiamo creato un benchmark interno più stringente rispetto a quelli che si trovano in altre realtà, abbiamo sviluppato tre livelli qualitativi ed è normale che il grosso investimento fatto è stato quello sulla qualità del prodotto. Per ogni singola finitura come per l’insieme dell’automobile. Investimenti pensati non solo per fare volume ma per realizzare una crescita costante negli anni e riposizionare marchi come Fiat e Alfa Romeo (la Giulia è prodotta a Cassino ndr), sui livelli che meritano cancellando tutti i luoghi comuni. Il pesantissimo investimento fatto su 500X ha segnato il cambio totale della qualità e lo abbiamo voluto fare sul segmento dove si nota di più. E gli italiani lo hanno apprezzato, abbiamo venduto oltre 60 mila unità dal lancio di inizio 2015 ad oggi e solo quest’anno siamo già a oltre 30 mila. La più venduta della sua categoria. Senza dimenticare che nei quality trekking aziendali, la Panda resta la migliore: non c’è un cliente Panda che si lamenti di qualcosa che non va o non funziona. E’ indistruttibile, ha un valore residuo altissimo e anche i concessionari sono soddisfatti. Questo per dire che la qualità su Panda c’era già, proporzionata si intende a livello dell’auto. Con 500X siamo esplosi dopo i buoni risultati di 500L e vendiamo anche l’alto di gamma. Oggi ce lo possiamo aspettare, ieri no e continua ad andare bene ».

A proposito, può girare i complimenti ai creativi che realizzano le campagne pubblicitarie del Gruppo FCA? Non ne sbagliano una!
«Provvederò. Ci avvaliamo di agenzie creative di altissimo livello. In Emea per Fiat e Jeep è Leo Burnett, Armando Testa invece si occupa di Alfa Romeo. Poi siamo un’azienda globale e abbiamo la possibilità di attingere a idee creative che vengono dagli USA e viceversa, quindi da altre agenzie. Insomma, di avere uno scambio a livello globale. In tutto questo però, va ricordato che la nostra squadra è molto coinvolta nella fase creativa. Non è una pubblicità guidata: diamo un breaf non solo per comunicare quella data automobile, ma per far comprendere il messaggio finale che il consumatore deve recepire. Nel caso della pillola blu della 500X, ad esempio, è arrivata prima l’idea creativa associata al prodotto».

Tra qualche settimana apre il Salone di Parigi. Novità in vista?
«Non posso rivelare nulla, ma una cosa è certa, come Gruppo FCA ormai da due anni, ogni sei mesi introduciamo un nuovo modello o un importante facelift. Il nostro piano prodotto e importante anche negli anni futuri».

Qual è la situazione sulla mobilità del futuro, il green, la guida autonoma, le nuove tecnologie? 
«Ci sono tanti piani da esplorare e più opzioni da scegliere. I consumatori in effetti non hanno ancora deciso, si vede una frammentazione del mercato. Come gruppo abbiamo diverse tecnologie, in USA è stata introdotta da poco la Chrysler Pacifica, un’ibrida. Una tecnologia che, aldilà del brand che la sta utilizzando oggi, appartiene al Gruppo. Un domani, in base alle richieste del mercato, può essere spostata su altri brand. L’elettrico l’abbiamo con la 500 venduta in California. Nel metano siamo i numeri uno incontrastati in Italia e Europa. E le auto a metano, inteso a ciclo completo, inquinano come e forse meno di un’elettrica. Le tecnologie le abbiamo, le possiamo implementare, abbiamo tanti brand non possiamo fare tutto su tutti. Però il mercato sarà quello che ci guiderà queste scelte. L’accordo con Google? Ci stanno lavorando altri colleghi, a me arriverà il prodotto da vendere. Mentre sulla guida autonoma, personalmente, la vedo e sento lontana. Una cosa sono le highway americane e i loro spazi immensi, un’altra le nostre città con le complesse problematiche di traffico. E poi al cliente FCA mediamente piace guidare».

Cosa pensa della posizione UNRAE, l’associazione dei costruttori esteri, che lamenta nei confronti del Governo, la mancanza di incentivi in particolare sui veicoli ad emissioni zero?
«Noi non chiediamo niente a nessuno, nè supporti speciali. Su UNRAE non commentiamo. Aggiungo solo che se mai ci dovessero essere incentivi sarebbe preferibile fosse una cosa duratura nel tempo anche se di minore entità, piuttosto che il contrario, altrimenti si drogherebbe il mercato».

Tra FCA e sport è un matrimonio senza fine 
«E’ vero, è un rapporto di antica data: perché essendo un marchio italiano, ora anche globale, riteniamo opportuno investire perchè ci permette di avere un contatto costante e continuo con gli italiani. E’ l’Italia “è molto sport”. Siamo presenti in molte realtà, ne cito alcune: nel calcio con la Juventus (Jeep) e la FIGC (Fiat), nel basket (Fiat), nel Coni (Fiat), nella MotoGP (Abarth) e ora anche nel motocross (MXGP) con la novità di Fiat Professional, Fullback. Non solo sponsorizzazioni, ma supporto reale e idee innovative».

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