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Emissioni, sospetti su Renault, il titolo crolla

Emissioni, sospetti su Renault, il titolo crolla
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La  Direzione Generale dell’Energia e del Clima starebbe indagando in Francia sull'omologazione e messa a punto dei controlli sui motori. Renault: "Nessun software truccato". 

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giovedì 14 gennaio 2016 15:27

Non si tratta, almeno per ora, di un nuovo Dieselgate ambientato sull'altra sponda del Reno. Ma dalla Francia stanno arrivando poco rassicuranti voci riguardo Renault: gli inquirenti della Dgccrf (Direction générale de la concurrence, de la consommation et de la répression des fraudes) sono intervenuti in diversi impianti della Casa francese giovedì scorso sequestrando "i Pc di numerosi dirigenti" nell'impianto di Lardy, in Essone, a sud di Parigi. I settori oggetto dell'indagine - spiega il sindacato - riguarderebbero la divisione 'omologazione e messa a punto dei controlli sui motorì e "lasciano fortemente pensare" che "queste perquisizioni sono legate alle conseguenze dell'affare dei motori truccati di Volkswagen". Secondo la Cgt le perquisizioni hanno riguardato anche gli impianti di Guyancourt (Yvelines), Plessis-Robinson et Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi. La Cgt afferma di essere stata informata dai delegati degli impianti di Lardy e Guyancourt. "Abbiamo interpellato ieri la direzione - afferma il delegato centrale Frank Daoût - ma non abbiamo avuto risposte, siamo tutti sorpresi".

Nel frattempo il titolo è crollato in Borsa: il costruttore parigino cede il 20% penalizzata da sospetti sul irregolarità nei test sulle emissioni. Il titolo sconta inoltre il calo delle vendite di auto in Russia nel 2015 (-46%), dove il Gruppo è esposto con il marchio Autovaz.

Dieselgate Volkswagen: il giorno della verità

Immediata la replica del marchio della Losanga, che riportiamo di seguito integralmente:

Dopo la rivelazione pubblica da parte dell'EPA – Agenzia americana di protezione dell’ambiente – dell’esistenza di un software tipo Defeat Device presso un noto costruttore automobilistico, il governo francese ha istituito una Commissione tecnica indipendente. La Commissione tecnica indipendente – detta Commissione Royal – ha la missione di verificare che i costruttori francesi non abbiano equipaggiato i loro software equivalenti. In questo contesto, l'UTAC sta attualmente testando 100 veicoli in circolazione, di cui 25 di Marca Renault, un numero che rispecchia la quota di mercato di Renault in Francia. A fine dicembre 2015 erano già stati testati 11 veicoli, di cui 4 Renault, il che ha permesso alle autorità francesi di avviare un dialogo intenso e fruttuoso con l’ingegneria di Renault.


La Direction Générale de l'Energie et du Climat (DGEC - Direzione Generale dell’Energia e del Clima), interlocutore pilota della Commissione tecnica indipendente per conto del ministero francese dell’Ecologia, dello Sviluppo sostenibile e dell’Energia, ritiene fin d’ora che la procedura in corso non evidenzierebbe la presenza di un software truccato montato sui veicoli Renault. Si tratta di una buona notizia per Renault. I test in corso consentono di anticipare soluzioni migliorative sia per i veicoli Renault che usciranno dagli stabilimenti sia per quelli in circolazione, che il Gruppo Renault ha deciso di presentare rapidamente sotto forma di un Piano Emissioni Renault, teso a rafforzare le performance energetiche dei nostri veicoli. Parallelamente, la DGCCRF ha deciso di far realizzare un complemento d’indagine in loco, destinato a validare definitivamente i primi elementi di analisi registrati dalla Commissione tecnica indipendente.


La DGCCRF si è recata presso il Quartier Generale, il Centro Tecnico Renault di Lardy e il Technocentre di Guyancourt. Le équipe di Renault assicurano la loro piena cooperazione ai lavori della Commissione Royal e alle indagini complementari predisposte dal ministero dell’Economia. Dopo il successo della COP 21, Renault intende accelerare il proprio coinvolgimento a favore di soluzioni industriali utili alla tutela del pianeta. Il Gruppo Renault è presente fin d’ora nella top 3 (1° nel 2013, 2° nel 2014) dei programmi di miglioramento dell’impronta CO2. Da 3 anni, il Gruppo Renault ha concretamente ridotto del 10% la carbon footprint dei suoi veicoli.

La notizia ha suscitato anche la reazione del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini: "Tutti i costruttori di auto, nessuno escluso, hanno chiesto all'Europa di spostare i termini sui motori diesel dal 2016 al 2019 perché, se non ci vogliamo raccontare delle balle, quello è un problema che riguarda tutte le tecnologie e c'è un grave ritardo sullo sviluppo delle tecnologie pulite e sostenibili. Quello che è successo in questi anni è che, se si lascia fare alle imprese e al mercato, le cose non funzionano, e questo riguarda anche le politiche dei governi".

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