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PSA-Opel, è fatta: lunedì l’annuncio. GM-FCA, ricominciamo?

PSA-Opel, è fatta: lunedì l’annuncio. GM-FCA, ricominciamo?

Reuters e quotidiani francesi confermano la chiusura della trattativa, nasce il secondo costruttore europeo. GM lascia l’Europa, ma se lo può permettere? Marchionne aspetta

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 Pasquale Di Santillo

sabato 4 marzo 2017 08:56

ROMA - La tempistica è stata rispettata: l’annuncio ufficiale lunedì alle 9.15 alla vigilia del Salone di Ginevra, per l’acquisto di Opel da parte del Gruppo PSA è ormai cosa certa. Lo scrive la Reuters, lo conferma il quotidiano francese Los Echos sulla base di indiscrezioni per le quali le parti avrebbero trovato un accordo definitivo, sancito dal “via libera” del CdA del gruppo francese che segue quelli dei rispettivi governi, per la nascita del secondo gruppo automobilistico europeo dopo Volkswagen. Dall’accoppiata franco-tedesca, nasce infatti un colosso da 4,3 milioni di veicoli (3 in Europa) e 2 miliardi di utile, grazie alla estensione della convergenza già in atto delle piattaforme e dei motori, che dicono valga risparmi per altri 2 miliardi.

PUZZLE. Per il closing della trattativa, esplosa su tutti i media lo scorso 13 febbraio - termine ormai famoso visto i rinvii del passaggio del Milan di Berlusconi ai cinesi - bisognerà aspettare forse mesi, ma l’acquisto viene considerato cosa fatta, considerati i tanti pezzi del puzzle che si stanno rapidamente mettendo insieme. Intanto, lo scoglio dei fondi pensionistici di Opel e della consorella inglese Vauxhall. Una zavorra-buco di 10 miliardi di dollari (9 di euro) che ha rischiato di far saltare tutto e che GM è riuscita pare ad arginare facendo salire da 1 a 2 miliardi di dollari la sua partecipazione alle perdite. Il che, abbinato alla concessione da parte di GM delle licenze per la produzione di veicoli Opel (con tecnologie annesse) ha definitivamente fatto decollare il tutto appena PSA ha messo sul piatto della bilancia l’accettazione di limiti relativi ai Paesi in cui il nuovo Gruppo potrà vendere queste stesse vetture, in particolare in Cina dove invece GM è leader.

CAMPIONE EUROPEO. Nello stesso tempo, Carlo Tavares, numero 1 di PSA e protagonista di tutta la trattativa insieme con il CEO GM, Mary Barra ha provveduto in maniera insistente a rassicurare le parti sociali tedesche, parlando della creazione di un “campione europeo con radice franco-tedesca, ma senza dimenticare i nostri amici britannici» ribadendo a più riprese di avere tutto interesse che Opel «resti un'azienda tedesca. Nel nostro portafoglio vogliamo, semplicemente, un marchio tedesco». Resta ora il grande problema degli stabilimenti e dell’occupazione. Per la cronaca in Europa, PSA ne ha 10, Opel 11. E se è vero che Tavares ha promesso di mantenere tutti i livelli occupazionali, nei limiti del piano già previsto da GM, cioè entro il 2020, è difficile alla scadenza non pensare ad una razionalizzazione che alimenti quei risparmi, quelle economie di scala alla base di un acquisizione di questa portata, alla base dell’avallo degli azionisti principali di PSA e cioè la stessa famiglia Peugeot, i cinesi di Dongfeng e lo Stato francese, già più sereni dopo il terzo anno consecutivo di crescita.

EFFETTI. La prima diretta conseguenza dell’accordo ormai fatto PSA-Opel è la definitiva uscita di GM dal mercato europeo, dopo l’addio di Chevrolet già celebrato in maniera definitiva a fine dello scorso anno. Un 2016, nel quale non a caso, GM ha venduto 1,1 milioni di veicoli per un fatturato di 16 miliardi di euro e una perdita di 257 milioni. Niente di fronte al lungo periodo buio - dal 2000 ad oggi - costato alle casse americane perdite superiori ai 15 miliardi. Numeri alla base della decisione del management G.M. insieme all’ulteriore incertezza scaturita dalla Brexit.

DOMANDA. Ma la domanda da porsi è un’altra: liberatasi dalle perdite europee, GM può rinunciare davvero a cuor leggero al mercato del vecchio continente? Per questo, nonostante le perplessità di qualche scettico analista la logica - al netto delle notizie - fa pensare che lo scenario attuale sia quello che naturalmente spinge FCA nelle braccia di GM. In un mercato che si sta rivelando inevitabilmente più lento rispetto a quello dell’anno scorso, FCA a gennaio è comunque cresciuta del 15% in Europa. E fare profitti con qualcosa che ti metti in casa può essere un vantaggio da aggiungere a tutti gli altri sempre sbandierati da Marchionne, da due anni ultrà dell’unione GM-FCA e seduto ormai da tempo sulla sponda del fiume in attesa che la collega Barra, a più riprese netta a respingere le avances industriali del Sergio nazionale, dia segnali di ravvedimento. E chissà che Opel nelle braccia francesi di PSA possa davvero essere il segnale atteso per far ripartire trattativa e dialogo tra le parti, magari con la benedizione di “tempesta” Trump...

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