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Mini e Dakar: anatomia di un successo

Joan Roma ha vinto il rally più duro e blasonato del mondo a bordo della piccola sportiva allestita sulla base della 

 Pasquale Di Santillo

lunedì 27 gennaio 2014 14:40

di Pasquale Di Santillo
 
Chiamatela ancora MINI, se potete, che il paradosso è più palese. Il piccolo non si addice alle grandi distanze, all’immensità di un deserto come quello cileno di Atacama. Macinare 9.374 chilometri in due settimane e poi ritrovarsi a Valparaiso (Cile) a fare festa sul tetto di una MINI è l’istantanea di una metamorfosi. Soprattutto se succede da tre anni di fila (in quattro partecipazioni), se il podio è tutto MINI e se se ne trovano altre quattro nelle prime dieci (su 11 in gara) di questa Dakar
2014 versione sudamericana.
 
DNA - Dire che lo avevano previsto, è troppo. Di certo, l’anima sportiva MINI l’ha sempre avuta, sin da quando era in...fasce. Per la coppia Lord-Issigonis, cioè il costruttore e l’ingegnere, dalle cui menti (e portafogli) partorì una delle auto-icone dei nostri tempi a metà degli anni ‘50, le corse erano un dogma. Così nel 1961 coinvolsero John Cooper, mito della F.1 e amico di Issigonis, che fece della MINI una super macchina da rally, con un memorabile tris di successi sulle strade del Montecarlo. E fu proprio sulla base della MINI John Cooper Works Countryman che nel 2009 partì l’avventura trionfale nella Dakar.
 
METAMORFOSI - Eppure, nell’immaginario collettivo, la MINI non coincide esattamente col prototipo della macchina da guidare nel deserto, sulla ghiaia dei fondi più sconnessi della terra. In fondo, è come portare in campagna durante un nubifragio una modella in tacchi a spillo, minigonna. Raffinata, sensuale, bellissima però fuoriposto,quantomeno. Invece, la MINI trendy e modaiola, da sempre status symbol della borghesia medio alta e un po’ “fighetta”, in gara è apparsa totalmente trasformata. Il bozzolo, cioè la modella, non è diventata farfalla. La metamorfosi è andata ben oltre il consistente make up griffato dal Team Monster Energy X-Raid. E dall’involucro spunta un piccolo carro armato, agile, potente e soprattutto resistente, affidabile. La MINI ALL4 Racing. L’orgoglio della Casa di proprietà BMW: «Il motorsport è nel DNA della MINI dai tempi di un certo John Cooper - spiega Jochen Goller, Senior vice presidente della MINI -. Questo è il vero motivo per cui MINI gareggia alla Dakar. Il resto viene dai valori comuni tra MINI, Dakar e Motorsport. Abbiamo reso possibile quello che sembrava impossibile: cioè sfidare grandi auto con piccole auto. E’ la storia eterna, Davide contro Golia. Una sfida vinta, anche grazie a piloti fantastici, come Peterhansel, prima e Roma, ora».
 
INTERVENTI - Ma come si può modificare una... modella in un carro armato, per quanto MINI? Più che tuning, siamo nel campo della scienza applicata: intanto si agisce sul telaio, quello della ALL4Racing è tutto in fibra di carbonio, tubolare, leggero e resistente a tutte le sollecitazioni dei vari percorsi. Si monta su una monoscocca con rollbar di protezione. E poi si passa al motore, il 3 litri turbodiesel TwinPower di BMW da 307 cv con cambio sequenziale Sadev, più trazione integrale. Tutto molto diverso dalla serie, s’intende. Quattro gli ammortizzatori per ogni asse, dischi-freno da 320 mm con pinze anteriori a quattro pistoncini (6 al posteriore): la sicurezza che ci vuole per correre a 185 km/h su ogni tipo di fondo, grazie anche agli pneumatici Michelin 245/60 da 16 pollici con battistrada ad hoc. Il peso? Così “abbigliata” la MINI del deserto pesa 1900 kg, clolpa anche degli indispensabili serbatoi da 375 litri. Sì, chiamatela ancora MINI, se ci riuscite...

IL TELAIO - Il primo intervento importante effettuato dagli ingegneri del Team Monster Energy X-Raid riguarda appunto il telaio, realizzato in fibra di carbonio, con struttura tubolare, montato su una monoscocca e rollbar di protezione, proprio per essere in grado di assorbire al meglio tutte le sconnessioni delle varie tipologie di terreno. Leggerezza e resistenza le qualità più importanti del telaio in carbonio, l’ideale per sopravvivere ad una Dakar
 
IL MOTORE - E’ l’altro punto di forza del progetto MINI ALL4 Racing: sfrutta la potenza e l’elasticità del 3 litri turbodiesel TwinPower di famiglia, cioè BMW. Un mostro, nemmeno appariscente, da 307 cv e 710 Nm, abbinato ad un cambio sequenziale Sadev, che nei tratti più impervi mette a disposizione anche la trazione integrale
 
 

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