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Mondiale Rally, Andolfi: “Scusa papà, te le suono”

Mondiale Rally, Andolfi: “Scusa papà, te le suono”

L’ACI, attraverso il Team Italia, costruisce i nuovi campioni. Tra questi, il 23enne savonese, bella promessa che arriva da una famiglia di rallysti. “Papà? Mi ha insegnato i segreti, ma ha anche... provato a distrarmi. Con chitarra e pianola”

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di Pasquale Di Santillo

mercoledì 27 gennaio 2016 13:15

Nel segno del padre e della madre. Perche? una passione si puo? trasmettere in tante maniere, soprattuto se nasce in famiglia. Fabio Andolfi, savonese, 23 anni da compiere (a maggio) era una predestinato del rally. Nel senso che avrebbe potuto fare tutto. Ma se hai un padre, Fabrizio, proprietario di un’officina che ha corso per 12 anni lungo strade e stradine di tutta Italia e una mamma, Maria Patrizia Romano, che gli faceva da navigatrice, diciamolo, le alternative si assottigliano (il fratello maggiore, Fabrizio jr, corre anche lui: ovvio). Se poi segui le orme dei genitori e nei giorni in cui non disponi del tuo navigatore c’e? sempre mamma Patrizia disposta a fare i rilievi nei test, beh il rally non e? piu? un impegno, ma un affare di famiglia, appunto.

«Devo dire la verita? - spiega spigliato - papa? ha fatto di tutto per distrarmi. Ha provato con la chitarra, con la pianola, per finire al tennis e al calcio. Senza dimenticare il diploma di geometra. Ma io sono nato in... officina. Le sue foto, la vittoria al Trofeo A112, i modellini sparsi per casa, ovunque: ogni occasione era buona per ricordarmi da dove vengo. E la voglia di salire su una macchina e? arrivata presto, inevitabilmente. A 8 anni ho guidato la mia prima macchina, una vecchia A112 di papa?, qui nei dintorni di casa nostra; a 14 ho iniziato a correre con una moto da cross. Quattro anni di divertimento, pero? un fuoco di paglia. La passione vera e? sempre staTa solo per i rally fino al debutto a 19 anni, nel 2012. Tre gare, una impressa nella memoria al Rally di Sanremo, a casa mia, chiuso col secondo posto assoluto nel Trofeo 500 Abarth».

Il preludio all’ingresso in un’altra famiglia, quella dell’ACI Team Italia.

«Dopo aver frequentato il Corso Federale CSAI a Vallelunga, nel 2013 ho corso altri sette rally del campionato italiano, con ottimi piazzamenti. Cosi? mi sono conquistato la selezione della stessa CSAI per l’Academy FIA di Vienna riservata ai giovani driver. Il primo passo del percorso. L’anno dopo infatti mi hanno voluto alla Targa Florio per la selezione dell’ACI Team Italia e sono riuscito ad andare avanti in mezzo a tanti bravi ragazzi e piloti. Sono arrivate le sei esperienze nei rally del Mondiale 2015 e ora quella del Rally di Montecarlo 2016, preludio per un’altra stagione di esperienza, chiuso con un 23° assoluto e terzo di categoria».

Segue modelli particolari, ha idoli di guida rallistica? 

«Intanto papa?, che per me resta il migliore. Mi ha insegnato tutto, compresi i suoi segreti portandomi a guidare su ogni terreno, sterrato, neve, bagnato della nostra Liguria, terra di rally. Ma non dimentico i mitici campioni della Lancia campione di tutto, Miki Biasion e Tiziano Siviero. E poi ci sono i nostri tutor, Paolo Andreucci e tutti gli altri, Piero Longhi, Alessandro Bettega. Hanno sempre il consiglio giusto, da loro si assorbe tanto. Infine non mi stanco mai di guardare i video su Youtube di Ogier e Loeb, due fenomeni. Ma il brivido vero l’ho avuto a Montecarlo quando ho conosciuto Ragnotti, un grande».

Cosa ha imparato da tutti questi maestri?

«Che bisogna cercare di andare forte in ogni condizione, senza sbagliare: questo non significa andare sempre al massimo ma amministrare, gestire quando si deve rischiare di meno e poi invece riuscire a fare la differenza quando si puo? spingere a tutta».

A che punto pensa di essere arrivato rispetto alla sua crescita, alle sue potenzialita??

«L’obiettivo e? sempre quello di migliorare costantemente, in ogni situazione. E questo vale per me come per tutti gli altri ragazzi. Non sta a me dire a che livello sono, non mi sono mai giudicato, lo lascio fare agli altri. Di certo bisogna provare, crederci, avere possibilita? e in questo senso l’ACI Team Italia e? una grande occasione da sfruttare»

Un giudizio sul suo primo Rally di Montecarlo, ce lo puo? dare?

«Sono felice per il piazzamento, meno per i 5 minuti persi per un mio errore e per un pizzico di sfortuna. Comunque e? stato bellissimo e difficilissimo con le condizioni che abbiamo trovato, cambiavano ad ogni curva tra ghiaccio, acqua, asfalto rovinato. Ma con la Peugeot 208 R2B preparata dal nostro team Romeo Ferraris e il grande supporto della Pirelli siamo riusciti ad essere competitivi grazie alla grande ciclistica e all’equilibrio complessivo della vettura»

A casa che dicono?

«Papa? nulla, mi sostiene, mi da? consigli. In Italia mi segue, nel Mondiale un po’ meno perche? qualcuno deve pur lavorare. Ora ha scelto di smettere: preferisce investire su me e mio fratello, dice che quello che doveva fare l’ha fatto e poi correre costa tanto. Mamma mi aiuta nei test e devo dire che si fida, dopo una vita accanto a papa?... ».

C’e? dell’altro oltre il rally nella vita di Fabio Andolfi?

«Il tennis con gli amici quando capita, un po’ di calcio che ho lasciato da adolescente a causa dell’ambiente. Ma il tempo per me e? poco tra gli allenamenti di corsa, bici, piscina e camera car. E poi c’e? la sfera privata, ma quella e? top secret».

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