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Alfa Romeo 4C Spider, elitaria e spartana

Abbiamo provato in anteprima mondiale la versione targa della supersportiva del Biscione: nata per correre regala emozioni viscerali, ma non è un'auto per tutti.

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 Francesco Colla

martedì 19 maggio 2015 11:26

BALOCCO - Brutale. Costosa. Spartana. Violenta. La nuova Alfa Romeo 4C Spider è nettamente al di fuori degli attuali schemi del mercato automobilistico sportivo. E soprattutto è un'auto per pochi, non solo per il prez-zo. Arriviamo a Balocco, proving ground del Gruppo Fiat Chrysler in provincia di Vercelli. Tra alberi, casolari e prototipi camuffati, ci attende in ordinata schiera una flotta di Spider bianche e rosse. E' da poco trascorso il 65° anniversario del-la prima vittoria Alfa in Formula 1 e non c'é quindi data migliore per sfamare la stampa internazionale con un'ordalia di cavalli e ambizioni corsaiole. Estetica-mente pressoché uguale alla sorella coupé, la Spider è una "targa" dal gusto classico, con minuscolo tettuccio in tessuto (per risparmiare peso) da togliere a mano per carpire un lembo di cielo quando si corre. Solo 399 centimetri di lunghezza, per 940 kg di peso a secco e 240 cavalli di potenza erogati dal motore quattro cilindri turbo 1750 cc abbinato al cambio doppia frizione TCT. Facile il conteggio del rapporto peso-potenza: 4 kg per cavallo. Una furia in grado di scattare da 0 a 100 in 4.5 secondi e di raggiungere i 257 chilometri orari. E si possono raggiungere, fidatevi.


CARBONIO e PLASTICA - Saliamo a bordo, accomodandoci in un guscio di carbonio comodo fino al metro e ottanta di altezza, poi via via più "contenitivo". Sottilissimi, per risparmiare centimetri preziosi, i sedili sportivi, ma comunque confortevoli a patto di non essere una taglia XL. Tutto è minimal e funzionale, sembra di salire su un'auto di vent'anni fa: niente navigatore, touchscreen, tele-camere e tutta la tecnologia cui siamo da tempo assuefatti, a partire dal keyless. Pochi pulsanti: per comandare la chiusura centralizzata, clima manuale, vetri elettrici e l'autoradio, orpello pressoché inutile visto il sound roboante del moto-re. Pelle, carbonio, ma anche dettagli in plastica mutuati da altri modelli Alfa e Fiat: una "frugalità" che lascia sbalorditi, specialmente se si pensa al prezzo. Ma lo ribadiamo (e lo faremo fino alla nausea): la 4C non è per tutti. Basta aprire il bagagliaio, dominato dal propulsore in posizione centrale che concede uno striminzito vano di carico sufficiente ad alloggiare il tettuccio ripiegato e due zai-netti al massimo.


TORNADO - Accendiamo il motore. Da quanti anni è che non guidiamo un'auto senza servosterzo? Una quindicina. All'inizio sembra uno scherzo e si ha la percezione che qualcosa sia rotto. Le manovre per uscire dal parcheggio sono muscolari, nel vero senso del termine: lavoro di bicipiti, tricipiti e finalmente sia-mo in strada. La retro è un'incognita a causa del lunotto ridottissimo, cui si sup-plisce con gli specchietti laterali e tanto "occhio". Il rombo sotto di noi, inizialmente un temporale in avvicinamento, muta in un uragano con la velocità del fulmine. Cento, centotrenta e (ben) oltre senza accorgersene, perdendo il senso della misura e immergendosi in una guida spavalda e totalizzante. Non c'è tem-po e modo per parlare o ascoltare musica: l'impatto acustico del vento nell'abitacolo fa immaginare l'esperienza di un pilota di Spitfire ai tempi della Seconda Guerra. Le curve arrivano veloci, giri il volante e le prendi come sui binari. L'elet-tronica c'è e la differenza la senti quando la disattivi. Leggerezza, grande potenza e trazione posteriore richiedono un minimo di "manico" per non fare stupidaggini. Passiamo davanti a un bar di paese, tavoli in plastica e parterre di bianchini e sfaccendati: gli occhi sono tutti per noi, tra invidia e ammirazione. Si arriva a destinazione frastornati dalla tempesta e dall’impeto e la discesa dall'abitacolo alto solo 1,18 metri costringe a un'ulteriore piccola acrobazia: al casello au-tostradale per inserire il biglietto si è dovuto aprire la portiera. Tanto per inten-derci. Altro giro di giostra, ma stavolta sulla pista Alfa di Balocco. Si parte al fian-co di uno degli istruttori, che fa il suo lavoro con la massima disinvoltura, sco-dando nelle curve più strette ed entrando nelle traiettorie con precisione invidia-bile. Tocca di nuovo a noi far urlare il motore con l'abitacolo asperso di gomma bruciata e calore. Torniamo sulla terra ferma belli sudati: elettrizzante, ma non per tutti i giorni. 


IL CLUB - Qualcuno tempo fa volle vedere nella 4C Spider un ritorno ai tempi del Duetto, ma non è così. Dimenticatevi Il laureato, il lungomare e le gite col vento tra i capelli: questa è una piccola macchina da guerra, erede della 33 Stradale del 1967. Costa 75.000 euro, ma nonostante il prezzo non certamente "pop" ha già trovato 2.700 estimatori (ovviamente che hanno ordinato la versione Coupé) nel solo mercato EMEA, oltre a quelli asiatici e americani. Un piccolo club, destinato a crescere, di gentlemen drivers o aspiranti tali, disposti a sacrifi-care comfort e tecnologia di bordo in cambio di emozioni e design italiano. Beato chi se la potrà godere, magari avendo già in garage una berlina da guidare du-rante la settimana per ovviare alle noiose incombenze quotidiane: tornati al vo-lante della nostra citycar nipponica inseriamo la retro e rimirando il display che proietta le immagini della retrocamera ci sembra fantascienza. Ora, dopo aver respirato questo inebriante (pro)fumo, attendiamo il 24 giugno per assaggiare l'arrosto, quella Giulia (o come si chiamerà) che ben più della 4C peserà sul destino del Biscione.  
 

 

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