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Marchionne: «Jeep il marchio più importante del gruppo Fiat Chrysler»

Marchionne: «Jeep il marchio più importante del gruppo Fiat Chrysler»
©  Marco Passaniti

L'amministratore delegato FCA interviene al Salone di Ginevra: Jeep scavalcherà Fiat come brand più importante del gruppo

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 Pasquale Di Santillo

martedì 6 marzo 2018 14:20

GINEVRA. Il ritornello, in apparenza, è sempre lo stesso: «Del futuro parleremo il primo di giugno quando presenteremo il piano industriale». Poi Sergio Marchionne infila tre o quattro notizie mescolate tra le tante parole elargite nella conferenza stampa tradizionale al Salone di Ginevra e sono notizie che certificano una realtà ormai di fatto, ma pesano, eccome se pesano, esattamente come la conferma del benservito a Renzi («non è più lo stesso») e il benvenuto ai nuovi poteri forti della politica («Di Maio e Salvini non li conosco ma non mi spaventano, abbiamo passato di peggio»).
 
SVOLTA EPOCALE. Intanto la Jeep soppianta ufficialmente - ipse dixit -, la Fiat nelle gerarchie del Gruppo FCA, e se non è una svolta storica questa... «La strategia per Jeep è chiara ha detto Marchionne. Abbiamo cercato di svilupparlo in modo globale, abbiamo la conferma che diventerà il più grande brand del gruppo. È un marchio eccezionale, su cui dobbiamo puntare. Sarà parte importante del piano che lanceremo. La Fiat? Io capisco, la sua storia centenaria, la sua importanza ma dobbiamo dare spazio a marchi più potenti, avrà il suo spazio in America Latina ma meno peso in Europa. Ha modelli importanti da sviluppare e lo spiegheremo sempre a giugno, la famiglia 500 dirà ancora la sua, come la Panda che da 15 anni porta avanti con tutti quelli che la realizzano un miracolo. Poi c’è la Tipo il pick up, vedrete lasciateci lavorare. La stessa Lancia, ha il suo pedigree incredibile, ho una Stratos, forse la macchina migliore mai fatta. Ma non tiene più il mercato. La concorrenza che incontriamo in questo segmento in Europa ci consiglia di non investire troppo. Fiat è un simbolo, conviene fare dell’altro in altri posti...».

POLO. L’altra notizia, è un’altra conferma: «Alfa e Maserati non saranno prodotte fuori dall'Italia. Almeno finché ci sarò io, non accadrà mai». È netto Marchionne a fugare ogni dubbio sul nascente polo Alfa-Maserati: «Sono due brand che non hanno il problema dell'internazionalizzazione, perchè abbiamo stabilimenti che sono stati attrezzati, anche a livello di powertrain, per essere in Europa e in Italia. È il risultato di uno studio molto preciso. Portare tutto via non è facile, per fortuna abbiamo garantito con l’Alfa a Cassino un futuro all'infrastruttura italiana. Non era scontato».

ALLEANZE. Poi il tema va sul delicato argomento delle alleanze: «L’interesse dei cinesi è ovvio. Non parlo di Geely e Volvo, ma è normale che si cerchino alleanze per ridurre i costi di produzione. In che modo in cui avverrà non lo conosco. Abbiamo visto varie cose che avvengono nel mercato. Io non sono così negativo sulle prospettive degli investitori cinesi. Oltre a Milan e Inter entreranno sul mercato e avranno un ruolo non marginale. Per quanto ci riguarda, non abbiamo particolarmente bisogno degli investitori cinesi ma restiamo aperti a valutare ogni opportunità». 

La scalata ostile di Geely a Daimler non preoccupa l’a.d. di FCA: «Se i cinesi comprassero azioni in Borsa non mi darebbe fastidio, ma dovete chiederlo agli altri azionisti. Non sono io la persona giusta. Non sono contrario ai cinesi come a nessun altro investitore purchè non facciano male a Fca. In questo caso m'inca…..». E oltre ai cinesi? «Ci sono incontri, abbiamo degli scambi piacevoli di vedute con molti operatori ma non concludiamo nulla. Noi siamo concentrati sul raggiungimento degli obiettivi al 2020. Siamo tutti impegnati su questo. E finchè il mercato non valuterà il valore dei risultati che avremo raggiunto, dovremo aspettare…» ha aggiunto già conoscendo l’innalzamento del rating annunciato oggi da Moody’s. «La mia uscita? Sono confermati i tempi ma il successore non è stato ancora nominato».

MOTORIZZAZIONI. Rassegnato al cambio di strategia, visto l’accerchiamento del diesel e gli investimenti di molti nella direzione dell’elettrificazione e dell’ibridizzazione: «Dal dieselgate in poi, le vendite in Europa sono diminuite. In prospettiva i costi saranno troppo alti per mantenere questa produzione. Diminuiremo la dipendenza da questo settore nel futuro non abbiamo scelta. Se il diesel rimarrà lo dirà il mercato. Noi non abbiamo la forza di invertire questa tendenza e per questo abbiamo preso le nostre decisioni. Poi, ogni volta che vengo a Ginevra, anno dopo anno, ammiro gli sforzi collettivi in direzione della trazione "green": rappresentano il futuro. Non il presente. Valgono lo 0,2% del mercato, quindi ci vorrà ancora un bel po' prima di vedere tutte queste novità sul mercato. Ma anche qui saremo più chiari il 1° giugno».

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