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Le in-dimenticabili: Alfa Romeo Arna

Le in-dimenticabili: Alfa Romeo Arna

L'Alfa Romeo ARNA in Italia è stata definita l'auto brutta per antonomasia. Al giudizio degli appassionati di auto si aggiungono i dati di mercato non proprio esaltanti. Eppure le premesse per quest'auto erano altre. Ma a modo suo è diventata un cult

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martedì 19 luglio 2016 14:41

Sono i primi anni ’80 e l’Italia sta faticosamente uscendo dai grigi anni di piombo (era appena avvenuta la liberazione di Dozier che segnava, di fatto, l’inizio della fine per le Brigate Rosse). Nelle sale dei cinema, dove nonostante il divieto del 1975 si continuava a fumare, dall’estero arrivano film come i Blues Brothers, Shining, lo scandaloso Laguna Blu, Indiana Jones (al suo esordio), Il postino suona sempre due volte (altro scandalo), Rambo, Blade Runner, ET, mentre in Italia si girano Ricomincio da tre, il Marchese del Grillo, Amici miei e Borotalco, solo per citane qualcuno. La nazionale di calcio guidata da Enzo Bearzot, sotto lo sguardo del presidente Pertini, vince il suo terzo Mondiale, in Spagna, mentre la Roma interrompe il dominio della Juventus sul campionato di serie A.  La paga base di un operaio è di 352.000 Lire (più o meno 181 Euro al cambio di oggi), mentre 1 litro di benzina costa 715 Lire (0.37 Euro). Sui diesel vige il “superbollo”.  

Appena pochi anni prima, verso la fine del 1970, l'Alfa Romeo aveva deciso di entrare nel settore di mercato (medie piccole) monopolizzato dalla Volkswagen Golf, creata dalla casa tedesca nel 1974.

Vista la poca esperienza nel settore e l'impossibilità di colmare il gap in tempi brevi, la casa di Arese, guidata dal presidente Massacesi decise di stringere una joint venture con la Nissan Automobili, per la costruzione di un'auto che avesse il meglio di entrambe le case.

A seguito dell'accordo fu costruito a Pratola Serra, vicino ad Avellino, uno stabilimento di assemblaggio delle scocche che, prestampate, sarebbero arrivate dal Giappone.  Sulle scocche sarebbe stata impiantata la meccanica italiana derivata dall'Alfasud, un vero e proprio cavallo di battaglia del Biscione.

L'ARNA (Alfa Romeo Nissan Automobili) avrebbe avuto meccanica italiana e design giapponese: un mix particolarmente rischioso, battezzato con lo slogan “ARNA, e sei subito Alfista!” che a dire il vero non fu particolarmente fortunato.

Costruita in tre versioni la L a tre porte e la SL a cinque porte motorizzate con un propulsore 1.2 (Alfasud) boxer da 63 cavalli e la TI a tre porte motorizzata con un propulsore 1.3 da 86 cavalli, l'auto aveva prestazioni di vertice e un innovativo trattamento della carrozzeria, chiamato Zincrometal. L’avantreno era a ruote indipendenti, con triangoli inferiori oscillanti, agganciati a montanti verticali con molle elicoidali e ammortizzatori idraulici. Proprio l’avantreno diede i maggiori problemi alla casa di Arese determinando un aumento dei costi e uno slittamento dei tempi di produzione: il pianale fu modificato, per accogliere gli attacchi delle sospensioni, lasciando spazio al cambio che sulla vettura giapponese (la Pulsar) era trasversale mentre sull’ARNA era longitudinale. 

L’esordio sul mercato avvenne nel 1983, in concomitanza con la presentazione dell’auto al salone dell’automobile di Francoforte dove a onor del vero ebbe un’accoglienza un po’ … freddina. Non solo: l'ARNA in Europa, ma principalmente in Italia non fu apprezzata dal mercato e giudicata anonima e poco moderna. Gli Alfisti videro l'ingerenza di un marchio giapponese in una casa storica come l'Alfa Romeo come un vero e proprio oltraggio e dopo un primo anno lusinghiero, le vendite precipitarono.

Nel 1987 la produzione dell'auto cessò fermando la catena di montaggio a quota 53.000 e molte delle ARNA invendute furono acquistate dalle forze dell'ordine con cui all'epoca l'Alfa Romeo aveva un contratto di fornitura.

L'ARNA rispetto all'Alfasud, di cui voleva essere l'erede, aveva portato delle importanti novità: i freni a disco anteriori erano stati spostati dal semiasse alle ruote e permettevano degli spazi di frenata davvero ridotti, il motore boxer, super collaudato e revisionato (aveva un cavallo in più della versione precedente) garantiva prestazioni brillanti mentre le dimensioni e il bilanciamento dell'auto assicuravano una tenuta di strada molto al di sopra degli standard delle concorrenti. Le lamiere prestampate lavorate in Giappone poi avevano risolto il problema della ruggine, che storicamente, colpiva le auto della casa del Biscione, tanto che era quasi impossibile vedere una Alfasud, passati i cinque anni, che non fosse un misto di carrozzeria e stucchi più o meno artigianali.

Difficile capire come sia venuto in mente all'epoca ai dirigenti di Arese di fornire i motori e puntare sul design Giapponese (un po’ come se in una joint venture per gestire un ristorante tra Valentino e Cracco il primo chiedesse al secondo di disegnare le divise del personale), nel momento in cui la casa produceva la 33 dalle linee ben più aggressive e centrata sull'idea del marchio che avevano gli Alfisti. In quegli anni poi le case giapponesi erano viste nel mercato italiano con molta diffidenza: erano ancora i tempi delle frontiere chiuse e dall'oriente arrivavano pochissime auto, a prezzi spesso non concorrenziali e che non riuscivano a ricavare neanche una nicchia nel mercato italiano ed europeo. C'era scetticismo ma a ragion del vero, i designer del Sol Levante, parevano non voler far nulla per dissiparlo.

In sintesi il problema dell'ARNA era molto semplice: non piaceva e i nuovi arrivati della Fiat non erano disposti a investire ulteriormente (il restyling non fu mai approvato) su un progetto troppo grezzo e con troppo ritardo per essere sviluppato con successo, in un segmento dove la casa aveva già la Lancia Delta e la Fiat Ritmo e dove la stessa 33 sembrava una competitor irraggiungibile. Soldi buttati o un'occasione sprecata? Qualcuno dice che il progetto ARNA sia stato l'inizio della fine dell'Alfa Romeo, conciso con l'uscita della casa dalla Formula 1 e con la produzione di automobili sempre meno aggressive e sempre più simili alle Fiat: destinate a tutti ma anonime. In realtà, forse, per aver maggior successo sarebbe bastato invertire i ruoli lasciando disegnare le linee della carrozzeria ai designer italiani, lasciando la parte meccanica alla casa Giapponese.  Forse.

 

Alfa Romeo Arna

Produzione 1983 – 1987

Modelli prodotti 53.000

Motorizzazioni: 1.2 da 63 cavalli, 1.2 da 68 cavalli e 1.3 da 86 cavalli (3 porte)

Prezzo: 9.980.000 lire per la L, 10.730.000 Lire per la SL

Usato: Per chi ha un’Arna in garage e vuole venderla, il prezzo medio a cui l’auto è proposta è di 1400 euro: è pur sempre un’auto storica, per volere dell’ACI dal 2013. Poi bisogna vedere se qualcuno la compera, ma è un’altra storia.

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