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Bach: «E' presto per parlare di Coree unite a Tokyo»

Bach: «E' presto per parlare di Coree unite a Tokyo»
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Il presidente del Cio parla del riavvicinamento tra Seoul e Pyongyang («Messaggio forte e importante») e del caso Russia («I casi di doping hanno influito, ma la delegazione Oar è stata proattiva»)

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domenica 25 febbraio 2018 11:00

PYEONGCHANG - Nel giorno in cui si chiudono ufficialmente le Olimpiadi di PyeongChang, torna a parlare il capo dello sport mondiale. E al centro dell'attenzione, sua e di tutto il mondo dello sport, continuano ad esserci da un lato la vicenda legata ai rapporti tra le due Coree, dall'altro quella legata al binomio Russia-doping, che il Cio spera si possa spezzare una volta e pre sempre.
LE DUE COREE - «E' ancora troppo presto per dire se a Tokyo 2020 potranno esserci le due Coree unite», ha detto a tal proposito Thomas Bach, preferendo non sbilanciarsi dopo gli ottimi risultati raggiunti nel dialogo fra i due Paesi ai Giochi di PyeongChang, dove hanno marciato insieme nella cerimonia di apertura e schierato un'unica nazionale femminile di hockey su ghiaccio. «Alle Olimpiadi giapponesi mancano ancora due anni e mezzo - è stata la precisazione del numero uno del Cio - Di certo la nostra intenzione è di portare avanti questo dialogo iniziato nel 2014, sempre limitandolo a questioni olimpiche e di sostegno per gli atleti, rispettando le sanzioni Onu. Vedremo quali saranno gli sviluppi ma ricordiamoci che a PyeongChang la decisione finale sulla sfilata comune alla cerimonia d'apertura è stata presa alle 16 dello stesso giorno, io stesso ci ho creduto solo quando ho visto gli atleti allo stadio».
MESSAGGIO FORTE - In ogni caso, prosegue Bach, quello lanciato dall'Olimpiade coreana resta «un messaggio forte e importante che trascende lo sport. Attraverso un dialogo fatto di rispetto reciproco, portato avanti in questi quattro anni, si è arrivati a un risultato positivo e a un momento molto emozionante durante la cerimonia d'apertura. Ora tocca alla politica. Lo sport e il Cio hanno fatto quello che potevano».
IL CASO RUSSIA - Le dolenti note, invece, arrivano quando si parla di Russia e di doping. Negli ultimi giorni si era ipotizzata una linea più morbida da parte del Cio, con la possibile sfilata degli atleti russi sotto la propria bandiera nella cerimonia di chiusura dei Giochi. Invece non sarà così, come lo stesso Cio ha reso noto. «Le due positività nella delegazione Oar hanno pesato sulla decisione di non revocare la sospensione», ha ammesso Bach in conferenza stampa.
NIENTE DOPING SISTEMATICO - Stavolta, però, la situazione è diversa rispetto al recente passato: Bach ammette infatti che i due casi, a differenza del passato, sono estranei al doping sistematico di cui si è macchiata la Russia: «Non c'è stato nessun tentativo di insabbiamento e anzi la delegazione Oar è stata molto proattiva: nel caso del curling ha subito restituito la medaglia che abbiamo potuto consegnare al doppio misto della Norvegia. E questo grazie anche alla rinuncia a fare appello». Questo significa che nel prossimo futuro la sospensione della Russia potrà essere revocata presto a patto che «non emergano nuovi risultati positivi». Insomma, pere ora permane la linea dura, ma anche con la Russia si profila un riavvicinamento.

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