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Roma 2024, il Comitato: «Si rinuncia a 200 mila posti di lavoro»

Roma 2024, il Comitato: «Si rinuncia a 200 mila posti di lavoro»
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La nota del Comitato promotore: «Ci dispiace dover raccontare ai nostri figli come la nuova classe dirigente che governa Roma non abbia il coraggio di assumersi la responsabilità del loro futuro»

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mercoledì 21 settembre 2016 18:13

ROMA - "Chi ha vinto le elezioni a Roma rinuncia a quasi 200 mila posti di lavoro e non ha il coraggio di assumersi la responsabilità del futuro dei nostri figli". È duro il comunicato pubblicato sul sito del Comitato Roma 2024, promotore della canditatura della Capitale, dopo il "no" annunciato dal sindaco Virginia Raggi. Dopo lo sfogo del presidente del Coni, Giovanni Malagò, arriva l'affondo del Comitato promotore. Ecco il testo integrale. 

"Prendiamo atto della decisione di chi ha vinto le elezioni a Roma. Ma siamo molto dispiaciuti: Ci dispiace per le quasi 200 mila persone che avrebbero trovato un lavoro grazie alle Olimpiadi;
ci dispiace per quei romani che avevano sperato di migliorare la propria qualità della vita grazie a una nuova viabilità e a una città più moderna, verde e più accessibile, senza spendere un euro dal bilancio cittadino;
ci dispiace per quel miliardo e 700 milioni di dollari che avrebbe risollevato Roma, aiutato le periferie e recuperato campi e strutture sportive abbandonate al degrado. E ci dispiace doppiamente perché quelle risorse non arriveranno e con esse quello sviluppo che avrebbe rimesso in circolazione l’economia della città;
ci dispiace che una forza politica nuova non colga la sfida della modernizzazione e non accetti la responsabilità del cambiamento, della legalità e della trasparenza; e che non abbia voluto cogliere l’occasione per lanciare un grande progetto di riqualificazione urbanistica, così come avvenne con i Giochi del 1960 a Roma;
ci dispiace che la retorica degli sprechi abbia avuto la meglio sulle nuove regole CIO nate proprio per evitare sprechi, opere non necessarie ai cittadini e per coinvolgere altre città nell’organizzazione dei Giochi;
ci dispiace che questa stessa forza politica abbia trasformato una straordinaria opportunità per i giovani e la città in una scelta politica ideologica e demagogica; e che al fare abbia preferito il non fare per non sbagliare;
ci dispiace per i tanti cittadini che avevano scelto il cambiamento, e che oggi già si pentono;
ci dispiace per tutti i giovani del Comitato Promotore che all’interno del Coni hanno lavorato con impegno, entusiasmo e determinazione a un progetto, quello Olimpico, che oggi affonda nella palude delle paure; e per il gran lavoro di immagine intessuto all’estero in questi 17 mesi, supportato da un dossier da tutti giudicato eccellente, che oggi si azzera daccapo e, anzi, dà un nuovo grave colpo alla credibilità dell’Italia;
ci dispiace che questo lavoro non sia stato neanche approfondito e che il pregiudizio e la superficialità abbiano vinto sul merito;
ci dispiace che Roma perda la straordinaria e planetaria occasione di diventare capitale dello sport nel mondo con le Olimpiadi e capitale della Chiesa con il Giubileo del 2025;
e ci dispiace ancora di più per quelle opere e infrastrutture che dovranno essere fatte comunque, questa volta a carico del bilancio della città, per il Giubileo;
ci dispiace che una città come Roma si arrenda e che pensi di non essere in grado di competere neanche tra otto anni, quando avrebbero dovuto aver luogo le Olimpiadi, offrendo così all’estero la brutta immagine di una città paralizzata dalla rinuncia.

Ma quello che veramente e ancora di più ci dispiace, infine, è dover raccontare ai nostri figli, con la morte nel cuore, come la nuova classe dirigente che governa Roma non abbia il coraggio di assumersi la responsabilità del loro futuro; quando invece avremmo voluto spiegarli come una classe dirigente illuminata debba saper prendere decisioni difficili e coraggiose per tracciare la rotta, senza lasciarsi imprigionare dal contingente e dai rumori assordanti del presente, ma anzi alzando lo sguardo sopra l’orizzonte, per indicare la giusta strada da prendere proprio ai giovani. E così che si feconda la forza di un sogno. Per chi sappia cogliere le sfide".

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