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MotoGp, è la rivolta del Terzo Stato. E i big soffrono...

MotoGp, è la rivolta del Terzo Stato. E i big soffrono...
© Getty Images

Viñales, Crutchlow, Iannone, Miller... Erano anni che non vedevamo così tanti piloti diversi sul gradino più alto del podi: che il trono dei vecchi sovrani stia cominciando a sgretolarsi?

 

venerdì 9 settembre 2016 15:53

Cosa succede quanto il popolo unito imbraccia le armi e decide di rovesciare i propri sovrani e lo status quo? Una sola parola: rivoluzione. Con le dovute proporzioni, è un po' quello che sta succedendo in MotoGp, dove negli ultimi cinque Gran Premi piloti di seconda o addirittura terza fascia hanno deciso di prendere metaforicamente a bastonate i vari Marquez, Rossi, Lorenzo e Pedrosa, fino a un paio di mesi fa semplicemente inavvicinabili. 

Dati alla mano, il quartetto dei Fantastici Quattro da Phillip Island 2012 ad Assen 2016 aveva sempre monopolizzato il gradino più alto del podio. Stiamo parlando della bellezza di 62 Gran Premi e 1336 giorni, ovvero il tempo che è servito per passare da una vittoria di Stoner, primo in Australia quattro stagioni fa, a una di Miller trionfatore a sorpresa quest'anno ad Assen. In mezzo questi due, solo vittorie dei due piloti di Honda e Yamaha ufficiali. Marquez, Pedrosa, Lorenzo, Rossi. 

Dall’Olanda in poi qualcosa però è cambiato. Nelle successive quattro gare dopo Assen abbiamo infatti assistito ai trionfi di altri tre “cenerentoli” come Iannone (Spielberg), Crutchlow (Brno) e Viñales (Silverstone), col solo Marquez a tenere alta la bandiera dei “nobili” della classe regina al Sachsenring. I primi tre posti della classifica mondiale sono ancora saldamente in mano a Marquez, Rossi e Lorenzo, ma visto il trend delle ultime uscite non è troppo presto per dire che qualcosa si sta effettivamente muovendo.

Se prendiamo la classifica complessiva e la confrontiamo con quella degli ultimi cinque Gp ci rendiamo conto di come la prima ne esca completamente sconvolta. L’unica costante è il numero 93 della Honda, primo in entrambe. Ma non possono saltare all’occhio il secondo posto parziale di Crutchlow (che da Assen in avanti ha raccolto 10 punti più di Rossi), il settimo di Miller (da 15°) e l’ottavo di Redding (da 13°).

Ultima piazza della Top 10 post-Assen per Jorge Lorenzo, con solo 31 punti, praticamente 6 a gara.

Stiamo assistendo alla nascita dei presupposti per un 2017 con cinque-sei piloti da titolo? La speranza, francamente è questa. Anche perché l’appannamento ormai totale di Pedrosa, le incognite per quello che sarà il feeling Lorenzo-Ducati, la crescita della stessa Rossa e della Suzuki, l’impatto di Viñales con la Yamaha ufficiale e la voglia di graffiare di un vecchio leone come Cal Crutchlow sono tutti indizi che vanno in un’unica direzione. Quello dell’anno prossimo potrebbe essere il mondiale più equilibrato e combattuto degli ultimi anni.

Ma se sui circuiti la sensazione è che ci sia equilibrio tra i piloti, nei cuori dei tifosi il feeling è completamente diverso, come racconta Moreno Marasco, Country Lead di bwin Italia. Superfavorito al titolo mondiale resta Marquez a 1.08, davanti a Rossi a 8.50 e Lorenzo a 13.00. Tuttavia, un’analisi recentemente condotta dagli esperti di bwin.it evidenzia invece un’interessante tendenza: la fiducia dei tifosi è senza alcun dubbio riposta in Valentino Rossi con 56% delle preferenze, diventato ormai un campione senza tempo; su Marquez solo il 33% dei pronostici”. 

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