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Medico affronta la mtb estrema a 50 anni: “Lo sport fa bene ma…”

Medico affronta la mtb estrema a 50 anni: “Lo sport fa bene ma…”

Corrado Bait è un ortopedico milanese appassionato di sport. A 50 anni, si appresta a correre la più estrema delle gare di mountain-bike, la Sellaronda Hero

 

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venerdì 17 giugno 2016 14:12

Partecipare alla gara di mountain bike più dura del mondo sulle Dolomiti? Anche a 50 anni si può. Parola di un medico che si appresta a farla. Si tratta di Corrado Bait, ortopedico milanese e appassionato di sport a tutto tondo che, per l’occasione, ha deciso di svelare la formula vincente per arrivare in forma ad una competizione da supereroi come la Sellaronda Hero MTB, l’atteso appuntamento con l’adrenalina pura per tanti bikers pronti a sfidarsi il prossimo 18 giugno in Val Gardena.

CONSAPEVOLEZZA DEI PROPRI LIMITI - La ricetta è semplice, ma non è scontata. “E’ la passione che guida a conquistare i risultati - spiega Bait -  la consapevolezza porta a capire che i risultati non sono mai assoluti, ma costruiti a partire dalla persona. Duecento km in bici per un atleta e 30 per una persona che non si allena tutti i giorni sono lo stesso risultato. La chiave è la proporzionalità: migliorare progressivamente. Entrambi gli ingredienti sono essenziali per arrivare lontano”. A qualsiasi livello si pratichi una attività sportiva, però, il principio fondamentale deve essere la consapevolezza dei propri limiti, la conoscenza del proprio corpo e dei segnali che ci invia: “Questi sono elementi determinanti per una prevenzione attiva e per vivere lo sport in maniera sicura. Lo sport richiede sacrificio e costanza per tutti e per tutti il premio è lo stesso: la soddisfazione personale di aver raggiunto un obiettivo, grande o piccolo, ma sempre proporzionato al livello dal quale si parte. E' così che, giorno dopo giorno, si può arrivare a correre la Hero anche a 50 anni”.

IN PRIMA PERSONA SUI TRACCIATI - Bait (classe 1966) non è nuovo a imprese sportive, sia come partecipante che come medico degli atleti professionisti. Biker, velista, nonché istruttore di fuoristrada, è anche uno dei migliori traumatologi dello Sport in Italia. Allievo del Medico Responsabile dell’Inter, il professor Piero Volpi, da oltre 20 anni fa parte del suo team sanitario. Ha seguito diversi atleti alle Olimpiadi Invernali di Nagano, ai Mondiali di hockey su ghiaccio e al torneo 6 Nazioni di Rugby. Oltre che alle ultime edizioni del Sellaronda ha partecipato a diverse regate, alle selezioni nazionali del Camel Trophy nel 1989 divenendo, infine, selezionatore per lo stesso Trophy dal 1990 al ‘95. “Fondere medicina e sport, più che una strategia, è una questione di cuore - spiega il chirurgo, che aggiunge - sono le mie due grandi passioni e si sposano l’una con l’altra. Praticare sport, del resto, mi ha aiutato moltissimo nel capire come aiutare chi lo fa a livello agonistico. L’esperienza in prima persona è sempre una buona maestra. In Italia moltissimi parlano di mantenersi in forma. Pochi, però, spiegano come farlo nel modo giusto. Penso che, sia come medico che come sportivo, sia giusto condividere non solo l’amore per lo sport, ma anche mediare un’educazione sportiva che aiuti a farlo (e a farsi) bene”.

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