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Volleyrò, un modello tricolore per cambiare la pallavolo

Volleyrò, un modello tricolore per cambiare la pallavolo

I patron della società, Andrea Scozzese e Armando Monini: «Ogni anno alziamo l'asticella. Cerchiamo l'eccellenza. Le vittorie sono frutto del lavoro e servono a farci conoscere. Ma non ci sono differenze tra club e movimento, ciò che facciamo è mutuabile ad ogni livello.Serve attenzione per il mondo della scuola. Una strategia per programmare. Un budget per strutturarsi»

 Leandro De Sanctis

martedì 23 giugno 2015 17:18

ROMA - Quattro scudetti in due anni, due tricolori, Under 16 e Under 18, a chiudere trionfalmente anche questa stagione del club leader della pallavolo giovanile italiana, il Volleyrò Casal de’Pazzi. Otto anni di vita, dai giorni della semina a quelli del raccolto, per tornare subito al lavoro inseguendo l’idea di una società sempre migliore, con l’obiettivo di dare la possibilità di crescere a tante ragazze che sognano di giocare a pallavolo. Andrea Scozzese ed Armando Monini sono gli artefici del fenomeno Volleyrò, un’idea realizzata sull’onda della passione per lo sport e delle figlie innamorate della pallavolo. Un anno fa l’entusiasmo della prima volta, ora la soddisfazione per la doppia conferma.

Che significato hanno questi due scudetti?

«Sono la testimonianza che se studi e ti applichi prendi 10. Ha grande valore il titolo ma soprattutto il modello che siamo riusciti a creare - dicono Scozzese e Monini - E non solo per il risultato, perchè quando si vince di misura basta poco perchè a vincere siano gli altri»

La ricetta Volleyrò in fondo sembra semplice, anche se nella realtà non lo è.

«Siamo alla costante ricerca dell’eccellenza. Serve una grande attenzione al mondo della scuola, una strategia di programmazione, bilanci preventivi, un budget certo. E’ lo strumento che ti permette di strutturarti».

I risultati che state ottenendo, il gran numero di giocatrici entrate nell’orbita delle nazionali giovanili, la considerazione e la stima che avete saputo conquistarvi all’interno del mondo del volley e presso le famiglie che vengono a contatto con voi. Il vostro è un modello applicabile anche ai più alti livelli pallavolistici?

«Non vedo differenze tra società sportive e movimento - afferma sicuro Scozzese - Più larga è la base e più solida è la piramide. Governance, marketing, sistemi di qualificazione, attività di base e rapporti con la scuola». E snocciola le cifre: «51 società affiliate da Nord a Sud, un’integrazione speciale con Orago e Bosetti. Oltre 10.000 atlete tesserate, più di 30.000 giovani coinvolte nell’attività, 100 scuole sul territorio nazionale, di cui 35 a Roma. La partnership con Novara, con una società come l’Agil Trecate di Suor Giovanna Saporiti, una fuoriclasse con il motore Fabio Leonardi dell’Igor Gorgonzola. E noi di anno in anno alziamo l’asticella, cercando sempre di migliorarci, di crescere»

Il valore aggiunto di Luca Cristofani e l’arrivo di un tecnico come Giuseppe Bosetti.

«È una persona eccezionale, un sessantenne con la passione di un ventenne. Se vede un difetto in una ragazza, il suo obiettivo diventa toglierle quel difetto. Non è un caso che abbia sfornato, come un artigiano, due campionesse di statura internazionale come Lucia e Caterina»

Come sono i rapporti con la Federazione?

«Ottimi, con Luciano Cecchi, altro fuoriclasse. Ho gratitudine assoluta. Anche con i presidenti del territorio».

Nel momento in cui la pallavolo s’interroga non senza preoccupazione sul suo futuro, la strada aperta da Volleyrò potrebbe risultare un modello praticabile.

«Beh, il Club Italia è un ottimo rimedio ma non è la soluzione. Molto di quello che facciamo è mutuabile, anche a livello istituzionale. Il problema è che la figura di comando ha un peso specifico»

Andrea Scozzese e Armando Monini tengono enormemente a dimostrare la bontà di un modello che va implementato e concordano che gli scudetti hanno un loro valore: «Ci facciamo conoscere con i risultati. Dimostrano che per anni abbiamo lavorato bene, quanto lavoro c’è dietro, il sudore di tante persone, le idee. Gli scudetti sono il risultato di un’onda lunga. Non è automatico vincere e rivincere. Con un movimento come il nostro l’ambizione dovrebbe essere quella di vincere quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi. Crediamo alla politica del passo dopo passo, i grandi eventi necessitano di programmazione»

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