Corriere dello Sport

domenica - 27 maggio 2012

Raikkonen: Ferrari, per sempre con te

Kimi Raikkonen in esclusiva al Corriere dello Sport - Stadio: «Resterò a vita sulla Rossa, non correrò mai più per un'altra scuderia. E voglio vincere ancora»

 


Massa più veloce a Jerez

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Raikkonen: Ferrari, per sempre con te© Grazia Neri

JEREZ, 5 dicembre - L'uomo del miracolo è tornato. Fa­cendosi largo tra gli impegni come si è fatto largo nella giungla di un Mondiale impossi­bile. Ci voleva un miracolo per vincere, Ki­mi Raikkonen l'ha compiuto. Insieme con la Ferrari, che ovviamente è molto di più della partner coreografica di un prestigiatore. Per Kimi è stata amica e maestra, scuola e lavo­ro, commando ed esercito. Si erano scelti a vicenda e non se ne sono pentiti, benché al­l'inizio qualche scricchiolio si sia sentito, e ancora adesso c'è chi parla alle loro spalle. Raikkonen è sfuggito al dovere coniugale di andare a sostenere la moglie Jenni in una gara di equitazione a Monaco di Baviera: «Troppa gente, non mi sarebbe piaciuto». Ovviamente non può nascondersi per sempre e così eccolo in Spagna a provare due giorni, per poi andare giovedì a celebrare col presidente della Repubblica l'anniversario dell'indipendenza finlandese, venerdì a ricevere la coppa di campione del mondo a Montecarlo e sabato a celebrare il Natale con i dipendenti Ferrari a Maranello. Quattro Paesi in quattro giorni. Non senza un intimo piacere: non ha mai amato i confini. Oggi incontra a Jerez il suo rivale del 2007, Lewis Hamilton, un altro che prima di rimettersi all'opera è scampato a una grandinata di impegni mondani. Con una differenza: Hamilton ha perso e Raikkonen ha vinto, piccolo particolare che a quanto sembra in molti hanno voglia di dimenticare in fretta.

Kimi Raikkonen, bentornato al lavoro. E' un'altra cosa arrivare in ufficio da campione del mondo, vero?
«Di sicuro è una bella sensazione. Oddio, non è che vincere il titolo mi abbia cam­biato la vita. Ma era quello che volevo, che ho sempre desiderato da quando ho co­minciato a guidare. Ci ho provato per tan­ti anni, ci sono andato molto vicino due volte. Alla fine il Mondiale è arrivato».

E un Mondiale tutto particolare.
«Particolare perché non era proprio aria di vincerlo. Anzi, a un certo punto sem­bravamo perduti. Siamo usciti dalle diffi­coltà e ce l'abbiamo fatta. E' vero: arriva­re primi così ha un sapore diverso».

Ci dicono che la sera del Mondiale ab­biate festeggiato in maniera piuttosto, co­me dire? chiassosa.
« Eh eh. Abbiamo fatto una bella festa e questo è tutto».

La faccenda non è neanche finita lì. Co­me ha vissuto l'attesa della sentenza sul caso delle benzine che avrebbe potuto pri­varla del titolo?
«Non ero preoccupato. E' uno stato d'ani­mo che cerco sempre di evitare. Diciamo che ero piuttosto fiducioso. Non c'erano motivi di cambiare il risultato del GP Bra­sile. E' anche vero che non si è mai sicuri di niente. Quest'anno è accaduto veramen­te di tutto».

Quindi?
« Quindi ero a casa ad aspettare notizie, senza troppa ansia. Mi ha telefonato Stefa­no
(Domenicali, il responsabile della Ge­stione Sportiva) per dirmi che tutto era an­dato bene. In fin dei conti me lo aspettavo. Però a quel punto ho cominciato a sentir­mi pienamente campione del mondo».

E come fa a dire che non è cambiato nulla?
«Non sono cambiato io. Non è cambiata la mia vita. Posso capire che ad alcuni io ap­paia adesso sotto una luce diversa. Il tito­lo mondiale ha cambiato le cose per gli al­tri magari, non per me. Mettiamola così: ho raggiunto un obiettivo che inseguivo da molto tempo».

Per arrivarci, ha rinun­ciato a correre per una squadra che sembrava ta­gliata apposta per lei, la McLaren, ed è passato a un team che apparentemente non le si addiceva, la Ferra­ri.
«E sono felice che il titolo mondiale sia arrivato qui. Alla Ferrari sto benissimo e se ho lasciato la McLaren è perché lì avevo qualche problema, questo mi sem­bra evidente».

Problemi simili a quelli che hanno avuto quest'anno Alonso e Hamilton?
«Non ho alcun desiderio di essere coinvolto in quella diatriba. Quanto accaduto alla McLaren non m'inte­ressa, sinceramente. Io vi­vevo una situazione che non mi piaceva troppo. Non si trattava di questioni stret­tamente legate alle corse. Erano più faccende riguar­danti il mio comportamen­to, il mio modo di concepire il tempo libero. Ma io sono stato sempre molto chiaro: voglio vivere la mia vita».

Al posto di Alonso come si sarebbe sen­tito?
«Neanche male, direi. Ho sempre preso i rapporti con i compagni di squadra con grande serenità».

E se nel 2009 dovesse trovarsi proprio Alonso alla Ferrari?
«Nessun problema. Non cambierei il mio modo di vivere, né di guidare. Sarebbe in­teressante correre l'uno contro l'altro sul­la stessa macchina. Però non so se e quan­do accadrà. Forse ci vorrà molto tempo».

Erano così tesi i suoi rapporti con Ron Dennis?
«Oh, qualche discussione. Ma niente e­-mail».

Alla Ferrari, insomma, si trova molto meglio.
«Decisamente. Sono soddisfatto del team, sono soddisfatto del rapporto con gli inge­gneri e tutto il resto. Non vedo alcun mo­tivo di andare da qualche altra parte. Que­sta squadra mi va benissimo. Non so se questo sarà il mio ultimo contratto, ma vo­glio che la Ferrari sia il mio ultimo team».

Già pensa al ritiro?
«Tutt'altro. Ma il mio orizzonte degli even­ti in questo momento arriva alla fine del 2009, quando scadrà l'accordo con la Fer­rari. Non mi pongo altri limiti. Non so quanti anni ancora correrò».

Ma di sicuro sa quanti Mondiali vuole vincere ancora. Hamilton ha detto che nevuole sette.
« Io ho sempre detto che non volevo riti­rarmi senza averne vinto almeno uno. Quell'obiettivo è centrato. Adesso ne vo­glio altri, quanti più possibile. A comincia­re dal prossimo».

E se non fosse possibile?
«Ci riproverò nel 2009. Non avrò certo fi­nito la benzina, in quel momento».

Torniamo un istante a parlare di questo campionato, quello che ha appena vinto. Come c'è riuscito, o se preferisce come ha fatto Hamilton a perderlo?
«Semplice. Ha commesso qualche errore. La sua macchina era molto affidabile e ha fatto i capricci nel momento sbagliato. Succede».

Non sarà che alla matricola è crollato addosso all'improvviso il peso di una sta­gione durissima?
«Non so se c'entri il fatto di essere un esor­diente. Credo che trovarsi in una certa si­tuazione, e in una squadra in cui la pres­sione psicologica è sempre molto elevata, abbia contribuito a fargli smarrire la luci­dità nel momento decisivo».

Queste le disgrazie di Hamilton. E i me­riti di Raikkonen?
«Ho vinto più gare. Nelle corse funziona così».

C'è qualcosa che non torna. Lei ha con­quistato il titolo mondiale, e in un modo che dovrebbe essere ricordato a lungo. In­vece siamo sempre qui a parlare di Ha-milton l'idolo delle folle, riempito di pre­mi da un luogo del pianeta all'altro: di Schumacher che non torna a correre ma forse sì; di Alonso che non ha ancora una squadra. Non le sembra strano?
«Mi sembra molto bello. Così gli altri so­no sempre sotto i riflettori e io conduco una vita tranquilla e divertente. Sapete che cosa c'é? C'è che il campione del mon­do sono io e niente può cambiare questo fatto. A me interessa un solo trofeo, quel­lo che spetta al campione del mondo e che venerdì mi consegneranno a Montecarlo. Gli altri premi, le designazioni come pilo­ta dell'anno e cose del genere le lascio vo­lentieri agli altri».

Non si sente il pilota più bravo adesso che ha vinto il tiolo?
«Parto dal presupposto che i piloti di For­mula 1 siano i migliori del mondo. Io sono uno dei migliori ventidue e mi sembra già molto».

Giovedì parteciperà alle celebrazioni dell'Indipendenza finlandese, venerdì al gala di Montecarlo dove verrà incoronato campione del mondo e sabato al party di natale della Ferrari. Dove conta di diver­tirsi di più?
«Alla festa di sabato. Quella meno ufficia­le. Ci saranno molti bambini. A me piac­ciono i bambini».

Quando deve usare uno pseudonimo, sceglie il nome di James Hunt. Perché?
«È un personaggio che mi è sempre pia­ciuto. Era un campione del mondo e vive­va come preferiva. Un pilota diverso da tutti quelli che ho conosciuto. Del resto, probabilmente era l'intera Formula 1 a es­sere diversa, negli anni settanta».

Adesso anche lei è un personaggio uni­versale, un campione del mondo, anche se non porta ancora il numero 1 sulla macchina. Sensazioni?
«Non sono certo i numeri l'importante. Anche se di sicuro il numero 1 mi piacerà di più quando lo vedrò sulla mia macchi­na. Starà meglio lì che in qualsiasi altro posto. Io ho vinto e conto di ripetermi nel prossimo campionato. Mi rendo perfettamente conto che sarà difficile».

Più o meno difficile di quest'anno, senza il control­lo della trazione?
«Da quel punto di vista, sa­rà divertente. Quando sono salito sulla macchina mi è sembrato di essere tornato a quei giorni del 2000, quando ho provato al Mu­gello la Sauber senza gli aiuti elettronici. Ho avuto l'impressione di essere più giovane, non male».

Come cambierà la guida in gara?
«Essenzialmente, bisogne­rà essere sempre concen­trati. Ogni piccola distra­zione potrà condurre a un errore decisivo. Non sarà così semplice».

Michael Schumacher adesso ha un ruolo più atti­vo nel team rispetto ai me­si passati. Sono cambiati i vostri rapporti?
«Per nulla. Continuo ad avere con Michael relazio­ni assolutamente cordiali, direi normali. Non siamo l'uno il migliore amico dell'altro. Non ci telefoniamo regolarmente, non usciamo insieme la sera. Ma questo non significa nulla. Anche con Felipe Massa è così » .

Però è stato saggio da parte della squa­dra non farvi provare negli stessi giorni.
«Sì, per un paio di buoni motivi. Prima di tutto non c'è la tentazione di mettersi a spingere a tutta quando non serve solo per il gusto di essere più veloci. E poi si evitano tante chiacchiere inutili » .

Posso chiederle un commento sulla sua presunta storia d'amore con una ra­gazza italiana di cui si è parlato sulla stampa?
«Naturalmente può chiedermelo. E io na­turalmente posso non rispondere».

Dall'inviato a Jerez

Marco Evangelisti
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