Vi ricordate Grobbelaar? Noi vi diciamo come vive

Continua la nostra rubrica: vi raccontiamo dove sono finiti i campioni del passato di PIETRO CABRAS
ROMA, 25 giugno - Bruce Grobbelaar è nato a Durban, in Sudafrica, il 6 ottobre 1957. Portiere, dopo gli inizi in America, si è trasferito in Inghilterra dove ha giocato con Crewe Alexandra, soprattutto Liverpool (1981-1994), poi Stoke City, Southampton, Plymouth, Oxford United, Sheffield e Oldham. Con il Liverpool ha vinto sei scudetti, una Coppa dei Campioni e undici Coppe Nazionali.
Non sta mai fermo, come quando era in porta. Ora si è inventato con un socio il Golf'n game, organizzazione che offre vacanze da tre giorni a una settimana, tra safari e partite di golf nell'emisfero Sud. «Garantiamo ai nostri ospiti persino che non piova: qui in Sudafrica a seconda della stagione, scegliamo la costa con il clima migliore». Avventure di lusso, assicura lo slogan: beh, vuoi mettere l'eccitazione di un safari o di una partita di golf in compagnia di Bruce Grobbelaar, portiere simbolo del Liverpool degli Anni Ottanta, votato dai tifosi della Kop, la tribuna del tifo caldo di Anfield, come diciassettesimo giocatore di tutta la storia del club più prestigioso, e secondo assoluto tra i numeri uno. «Questo perché sono il portiere che ha vinto più di qualsiasi altro in Inghilterra» riassume lui, tredici titoli principali in tredici anni, il portiere che sdoganò la sacralità del ruolo, con le "spaghetti legs", le gambe-spaghetti, il ciondolante e dissacrante show sulla linea di porta esibito all'Olimpico nella finale di Coppa Campioni 1984 contro la Roma e poi imitato da Jerzy Dudek vent'anni dopo contro il Milan.
E a proposito di spaghetti, oggi Bruce è reduce da una celebratissima presenza in un reality show che si chiama Hell's Kitchen, la cucina dell'inferno: una sfida tra cuochi, insomma, ma lui in quell'inferno era un diavolo dal cuore buono, perché sul più bello, ad aprile, scelse di uscire dal programma, all'improvviso. «Mi manca mia moglie Karen», disse, Karen che è la seconda compagna della sua vita, medico e fine psicologo, che nella vita dell'estroso cinquantunenne sudafricano ha sostituito la prima, Debbie, ex hostess che fu capace di comprenderlo, oltre che di dargli le due figlie Tahli e Olivia, nella loro grande casa sulla penisola di Wirral in faccia a Liverpool.
L'Inghilterra tutta l'ha adorato, ammirato, condannato e perdonato. «Quando vi ho messo piede per la prima volta - racconta spesso lui - avevo in tasca dieci sterline. Quando me ne sono andato, ne avevo una...». Il riferimento è al risarcimento danni di una sterlina, appunto, che il tribunale, dopo sentenze e appelli, gli ha concesso alla fine di una brutta storia di partite truccate. L'accusa sostenne che lui prese parte a un'associazione a delinquere (coinvolto e poi assolto anche il mitico John Fashanu, esaltato da Teo Teocoli), con tanto di filmato a inchiodarlo; lui si difese affermando che stava appunto facendo in modo di incastrare i compagni di merende per denunciarli. The Sun, il giornale, ci si tuffò a pesce, lui querelò il quotidiano, alla fine ottenne il risarcimento simbolico, ma la condanna alle spese legali: un'enormità che non volle pagare, e fu dichiarato in bancarotta.
Così nel Regno Unito, Bruce Grobbelaar non può avere averi e proprietà, per non subire i prelievi forzosi della giustizia, ma pare abbia aggirato l'ostacolo investendo abbondantemente in Sudafrica. La sua immagine non è stata più immacolata, ma in fondo fa coerentemente parte di un personaggio tra i più estrosi della storia del calcio. Bruce, o Brucie per gli amici, ex soldato dell'esercito della vecchia Rhodesia nella lotta di liberazione così come il bisnonno lo era stato nella guerra angloboera con l'esercito britannico, si specializzò sul campo nel bloccare le cannonate altrui, soprattutto dagli undici metri: fino al 1998, quando quarantenne fu scartato da un team australiano che gli preferì il giovane Zeljko Kalac, e lui decise che forse bastava. «Un giorno vorrei allenare il Liverpool» ha dichiarato, dopo alcune pur controverse esperienze da coach in Sudafrica.
Ma ogni tanto gioca ancora, Brucie, e continua a dare spettacolo: è tra le attrazioni della squadra delle vecchie stelle del Liverpool, da Rush a Dalglish, che girano per raccogliere fondi da destinare ai vecchi campioni in difficoltà economiche. Spiccata sensibilità, quella di Grobbelaar, che anche nel bel mezzo del recente reality culinario non ha dimenticato di onorare l'anniversario della tragedia del crollo dello stadio di Sheffield nel 1989 in cui morirono 96 tifosi dei Reds, così come Bruce ha spesso reso omaggio ai morti dell’Heysel. Nella sua vita da giramondo pittoresco e irrequieto, anche lui ogni tanto si ferma a pensare: magari a testa in giù, come si metteva talvolta in porta per divertire i tifosi, ma non si può avere tutto dalla vita.
COMMENTI
IO SNO DE 67 MI RICORDO BENISSIMO IL MUNDIAL 82,NON SO PERCHE MA E' STATO IL PIU BELLO PIU GIOIOSO.MI RICORDO IL TRCOLORE DELLA ROMA,(ISUOI TIFOSI SONO MERAVIGLIOSI) .IO ABITO A MILANO,E DEVI SAPERE CHE ANCHE QUI' L'ALLORA ROMA E I SUOI MERAVIGLIOSI TIFOSI AL SEGUITO,ERANO AL TOP.HA LASCIATO UN RICORDO INDELEBILE.PRO' UNA COSA TE VOGLIO DI'....O' NAPULE E' SEMPE O' NAPULE!!
TI SALUTO CON STIMA E AMICIZIA,CIAO
il fatto è che il mio primo ricordo calcistico,sono nato nel 79,non è il mundial 82,non è lo scudetto della mia Roma nell'83,ma bensì Roma Liverpool dell'84.Era un segnale che dovevo cogliere,però è anche vera una cosa:
Juventini Interisti e Milanisti si scelgono la squadra
Romanisti Napoletani e anche i laziali sono scelti dalla loro squadra
Però la Roma è la Roma abbelliiiiiiii
SEI SIMPATICO, MI HAI FATTO SCHIATTARE DALLE RISATE...ANCHE STAMATTINA AL LAVORO, MENTRE LO RACCONTAVO,RIDEVO COME UN MATTO.
SEMPRE FORZA NAPOLI
Ma a proposito di portieri clown... Qualcuno sa dirmi che fine ha fatto Jean-Marie Pfaff?

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