Roma, sorpresa Marquinho: Luis Enrique ci pensa
A Totti, squalificato, si aggiunge il guaio per Bojan: Pjanic può avanzare sulla trequarti e lasciare spazio a centrocampo al mancino brasiliano, che con grinta e impegno in allenamento prova a convincere il tecnico e la Roma a riscattarlo
venerdì 24 febbraio 2012
ROMA - Sta bruciando le tappe. Tanto che dopo la poca chiarezza che ha accompagnato prima l’affare legato al suo trasferimento a Roma, poi l’arrivo nella Capitale e dopo ancora le indicazioni sullo stato di forma, Marquinho potrebbe essere la sorpresa dell’ultim’ora. Perché i dieci minuti dell’esordio giallorosso giocati domenica scorsa in sostituzione di Pjanic, con tanto di gol sfiorato, sono solo la ciliegina sulla torta. E la torta parla di un giocatore che, allenamento dopo allenamento, sta conquistando tutti. A partire da Luis Enrique, che a questo punto potrebbe pensare di mandarlo in campo a Bergamo contro l’Atalanta, dopo averlo lanciato tra lo stupore generale visto che alla vigilia del Parma lo aveva dichiarato «non pronto» , salvo poi rettificare dicendo che aveva parlato di «giocatore non al cento per cento» .
GRINTA - Marquinho ora sta bene e chi ha avuto la possibilità di osservarlo nei suoi primi giorni a Trigoria, parla di un giocatore che ha grande voglia di mettersi in mostra: grinta e determinazione, armi con le quali è facile convincere il tecnico giallorosso. Il brasiliano ha un obiettivo ben definito che è quello di convincere la Roma a riscattarlo a fine stagione, pagando i 4,5 milioni di euro fissati dal Fluminense nel giorno della raggiunta intesa per il prestito oneroso (250.000 euro). Il tempo a disposizione però, non è molto: il mancino ha 14 partite per ottenere il suo personale risultato. E allora piccoli passi in tal senso sono già stati fatti. «Il movimento che ha fatto è quello che andavamo cercando» ha detto il direttore sportivo giallorosso Walter Sabatini nel dopo-Parma parlando proprio di Marquinho. Un giocatore che lo stesso ds aveva definito «verticale» , indicandone l’attitudine di saper andare con facilità verso la porta avversaria. Caratteristica questa, che prima dell’arrivo del brasiliano nei centrocampisti presenti a Trigoria, Pjanic a parte, era un po’ carente.
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