Mayuka fa sognare Zambia e Young Boys
Centravanti, ventuno anni, tre gol in Coppa d’Africa. E’ stato lui a decidere la semifinale contro il Ghana (1-0) e a trascinare la nazionale del ct Renard alla finale di domani con la Costa d’Avorio. Cresciuto nel Kabwe Warriors Football Club, è sbarcato nel 2008 in Israele (Maccabi Tel Aviv) e dal 2010 gioca nello Young Boys: 43 presenze e 16 reti nel campionato svizzero. Ha segnato quattro volte anche in Europa League
sabato 11 febbraio 2012
ROMA - Con un gesto tecnico da manuale, Emmanuel Mayuka si è meritato la copertina della Coppa d’Africa. Ha raccolto il pallone davanti alla linea bianca dell’area di rigore, in posizione un po’ defilata. L’ha addomesticato e tenuto vicino a sè come una calamita. L’ha protetto con la schiena e i gomiti, da centravanti di razza, prima di girarsi in un fazzoletto di pochi centimetri, di fare un passo e di inventare - con il piede destro - una parabola magica, che si è infilata all’angolino basso, tra una ragnatela di difensori. Un gol bello, perfetto, per rapidità e tempi di esecuzione. Con questo gioiello, il terzo in Coppa d’Africa, Emmanuel Mayuka ha eliminato il Ghana e ha consegnato allo Zambia le chiavi della finale con la Costa d’Avorio di Didier Drogba, in programma domani sera (ore 20) a Libreville, la capitale del Gabon. E’ la terza volta nella sua storia che lo Zambia, numero 71 nel ranking della Fifa, raggiunge il traguardo. Lo inseguiva dal 1994, quando si arrese alla Nigeria (2-1). Secondo posto, proprio come era già avvenuto nel 1974, quando lo Zambia fu costretto ad accontentarsi della medaglia d’argento, perdendo 2-0 la ripetizione della finale contro lo Zaire: l’altra partita si era conclusa sul 2-2 dopo i tempi supplementari.
LA SCOPERTA - Un capolavoro, di quelli che è più facile immaginare o disegnare su un foglio di carta. Mayuka l’ha festeggiato con una serie di capriole, in attesa di ballare con i suoi compagni davanti alla bandierina del calcio d’angolo. Un gol da applausi che ha trascinato lo Zambia, allenato dal ct francese Hervé Renard, e ha permesso a questo attaccante di diventare una delle rivelazioni della Coppa d’Africa. In precedenza, Mayuka aveva lasciato il suo timbro nelle gare con il Senegal e la Libia. Ha l’età giusta, ventuno anni, per compiere il salto più importante. Ha lasciato lo Zambia nel 2008, è andato via da Kabwe, la sua città, per firmare un contratto con il Maccabi Tel Aviv. In Israele si è fatto conoscere: due stagioni, quarantadue presenze e otto gol. Un biglietto di presentazione per allargare ancora i confini e ricevere la chiamata, nel 2010, dello Young Boys. Ha giocato, fino alla scorsa estate, con il bosniaco Senad Lulic, diventato uno dei pilastri della Lazio di Edy Reja.
LO YOUNG BOYS - Sta vivendo una favola speciale, Emmanuel Mayuka, una delle sorprese della Coppa d’Africa. Fino al 2008, all’età di diciassette anni, era solo una promessa, inseguiva un sogno nel Kabwe Warriors Football Club, la squadra della sua città. Poi i primi lampi, in Israele e in Svizzera. Lo Young Boys l’ha fatto entrare nel circuito del professionismo. Sedici presenze e sette gol quest’anno, nell’Axpo Super League, il campionato elvetico. Due doppiette: la prima al Neuchatel Xamax e la seconda al Losanna. Anche tre assist. E un’altra rete nel preliminare di Europa League con lo Sporting Braga, che ha poi sbarrato la strada della qualificazione allo Young Boys. Non solo, comunque: Mayuka ha colpito tre volte nella Coppa della Svizzera. Un gol nella sfida con il Domdidier e due contro il Freienbach.
CONTRATTO FINO AL 2015 - In Coppa d’Africa si è fatto ammirare. Ha deciso la semifinale con il Ghana di Boateng, Asamoah e Gyan. E’ entrato in campo all’inizio del secondo tempo e ha acceso la luce, cambiando il destino dello Zambia. Prima o seconda punta, un metro e 78 centimetri, 75 chili di muscoli e potenza: Mayuka vuole continuare questa scalata nel grande calcio. Ha un contratto con lo Young Boys fino al 30 giugno del 2015. Il valore del suo cartellino viene stimato intorno ai quattro milioni di euro. Lo gestisce il manager Nir Karin. E’ stato lui a notarlo nel Kabwe Warriors Football Club. Mayuka avea diciassette anni e mezzo, si era già distinto in occasione dei Mondiali Under 20 in Canada, nel 2007. Lo Zambia, allenato da George Lwandamina, riuscì a superare la fase a gironi: chiuse al secondo posto, dietro la Spagna di Gerard Piquè. Diego Capel, Juan Mata e Javi Martinez. Si fermò poi negli ottavi di finale, perdendo (2-1) contro la Nigeria.
UN GOL ALLO ZENIT - La Svizzera l’ha adottato e coccolato. Mayuka ha richiamato l’attenzione di parecchi talent-scout durante la Coppa d’Africa, ma è molto legato allo Young Boys. Un vincolo di riconoscenza. Già nella scorsa stagione, l’attaccante dello Zambia si era fatto notare nel campionato svizzero: ventisette partite e nove gol. Un bilancio arricchito da sette assist. E da altre tre reti in Europa League: dalla doppietta allo Stoccarda al gol che a Berna aveva permesso allo Young Boys di stendere lo Zenit di Luciano Spalletti. Mayuka è nato il 21 novembre del 1990. Ha buoni fondamentali: è un destro naturale, è rapido, ha scatto e personalità. Può fare il centravanti, ma anche la punta esterna in un 4-3-3. Si sacrifica, partecipa all’azione, a volte arretra sulla trequarti per creare varchi in area di rigore e favorire l’inserimento dei centrocampisti. Ha investito su se stesso per affermarsi in Europa: brillante l’impatto con il campionato svizzero, è diventato subito titolare. Nella scorsa stagione è stato allenato dal croato Vladimir Petkovic, ora sulla panchina dei turchi del Samsunspor. Dallo scorso luglio lavora con Christian Gross, ex tecnico dello Stoccarda, del Basilea e del Tottenham.
ZAMBIA, CHE STORIE - Nel 1988, alle Olimpiadi di Seul, lo Zambia si guadagnò i titoli dei giornali italiani travolgendo la nazionale azzurra di Tacconi e Tassotti, di De Agostini e Iachini, di Ferrara e Cravero, di Mauro e Carnevale. Era il 19 settembre, si giocava a Gwangju. Finì 4-0, con una tripletta di Kalusha Bwalya, che diventò nel suo Paese un eroe popolare. Sulla panchina dell’Italia c’era Francesco Rocca, che aveva preso il posto di Dino Zoff, chiamato dall’avvocato Agnelli a guidare la Juve. Quasi cinque anni più tardi, il 27 aprile del 1993, la tragedia aerea in cui persero la vita diciotto nazionali dello Zambia, oltre allo staff tecnico e all’intero equipaggio. Il volo era diretto in Gabon. Si salvò solo Kalusha Bwalya, rimasto in Olanda per giocare con il Psv Eindhoven. Un dramma che accompagna ancora i pensieri dello Zambia, finalista della Coppa d’Africa. A spingerlo, adesso, ci sono Emmanuel Mayuka e sempre Kalusha Bwalya, passato dal campo alla scrivania per ricoprire il ruolo di presidente federale.

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