Oscar, l’Inter cerca il colpo in Brasile

Non solo Lucas e Casemiro, gioielli del San Paolo. La società di Moratti tiene sotto osservazione anche il trequartista dell’Internacional di Porto Alegre: ha vent’anni e ha trascinato il Brasile Under 20 alla conquista del Mondiale di categoria, firmando tre gol nella finale con il Portogallo

venerdì 24 febbraio 2012

ROMA - Lascerà in eredità una collezione di successi e il ricordo di una squadra formidabile, ma ora l’Inter ha bisogno di essere rifondata. È la legge della vita e del calcio, c’è un orologio che segna l’inizio e la fine di ogni epoca. I trionfi passano e i trofei vengono esposti nel salotto buono dietro una vetrina. Di quelle imprese restano le fotografie, insieme con la riconoscenza. E anche un presidente romantico come Massimo Moratti, abituato a ragionare con il cuore, avverte la netta sensazione che un percorso memorabile si stia ormai esaurendo. C’è l’urgenza di smontare e ricostruire un motore che non funziona più. C’è l’esigenza di impostare un nuovo progetto. Cinque scudetti, quattro Coppe Italia, quattro Supercoppe di Lega, una Champions League, un Mondiale per club: sette anni anni di standing ovation in giro per gli stadi.

IL PIANO - L’Inter ha vissuto il suo periodo dell’oro sotto la guida di quattro allenatori: da Roberto Mancini a Josè Mourinho, da Rafa Benitez a Leonardo. L’italiano ha tracciato il primo solco, il portoghese ha sublimato il progetto, lo spagnolo e il brasiliano hanno raccolto gli ultimi frutti, scontrandosi con il tempo che cominciava ad avanzare. Con loro si è chiuso il cerchio perfetto delle vittorie, poi è toccato a Gian Piero Gasperini e a Claudio Ranieri prendere atto che l’Inter aveva iniziato una lenta fase di declino. E allora l’idea di Moratti è quella di intervenire dalle fondamenta e di ripartire dai giovani per aiutare l’Inter a ritrovare il binario giusto in tempi brevi. A gennaio è stato preso Juan, vent’anni, mancino, difensore centrale dell’Internacional. Può diventare l’erede di Lucio e Samuel. E sempre da Porto Alegre, in estate, la società nerazzurra proverà a portare in Italia un altro gioiello del 1991: si chiama Oscar, è un trequartista, nello scorso agosto ha consegnato al Brasile Under 20 il titolo mondiale, firmando una doppietta nella finale contro il Portogallo (3-2) a Bogotà, in Colombia. Classe, istinto, dribbling, genialità: ha i numeri per imporsi.

COME GIOCA - Il Brasile è diventato il fulcro delle operazioni dell’Inter, che lavora da diversi mesi su Lucas, mezzapunta del San Paolo e compagno del mediano Casemiro, corteggiato dalla Roma, cercato dalla Lazio e ora osservato anche da Branca. L’ordine di Moratti è triplo: recuperare gloria e prestigio in Champions, ribaltando lo 0-1 a Marsiglia, centrare il terzo posto in campionato per rimanere nell’aristocrazia europea e pianificare le prossime mosse di mercato con largo anticipo. Il presidente vuole voltare pagina e aprire un altro capitolo. Oscar è uno degli obiettivi. E’ un numero dieci atipico, perché può fare l’esterno in un 4-2-3-1, a destra o a sinistra, e può giocare largo sulla fascia in un tridente. Salta l’uomo, è bravo a cucire l’azione tra centrocampo e attacco, inventa, accelera, regala la superiorità numerica, lancia il centravanti in profondità, oppure prende l’iniziativa e s’infila in area di rigore. Ha colpi brillanti, ha la stoffa e anche la maturità per volare all’estero. In Brasile è sul podio dei pezzi pregiati, dopo Neymar e Lucas, i più ambiti e i più costosi.

I SUOI NUMERI - Agile, rapido, ha un passo svelto, si gira e cambia marcia, difende bene il pallone, non insiste sull’uno contro uno: è alto un metro e 79, pesa 67 chili, a livello di struttura muscolare deve ancora potenziarsi. Ma è giovane, ha tutto il tempo per irrobustirsi. E’ nato ad Americana il 9 settembre del 1991, in Colombia ha trascinato il Brasile di Ney Franco. Tre gol in finale, tutti su azione. Ha sbloccato il risultato, ha portato il Brasile sul 2-2 a poco meno di un quarto d’ora dalla fine. E nei supplementari, al minuto numero 111, ha completato l’opera. L’Internacional gli ha fatto prolungare il contratto fino al 24 agosto del 2016. Nell’ultimo “Brasileirao”, Oscar ha realizzato dieci gol in ventisei partite e in questa edizione della Coppa Libertadores ha segnato una rete contro i peruviani del Club Juan Aurich.

LA STORIA - Non proviene dal vivaio dell’Internacional. Oscar comincia a giocare da bambino nell’Americana e all’età di undici anni viene tesserato dal San Paolo. Nel 2007 il suo nome inizia a circolare negli ambienti del mercato. Si fa avanti il Manchester United, spuntano il Chelsea e l’Arsenal, lo seguono il Flamengo e il Corinthians. Durante il “Trofeu Quixote”, che si svolge in Spagna ed è riservato agli Under 17, il San Paolo rischia di farselo soffiare. Pericolo sventato. Nel 2008, dopo aver dato spettacolo nelle categorie giovanili, Oscar debutta nel calcio professionistico. A valorizzarlo è Muricy Ramalho, lo stesso allenatore che ha aperto la strada a Hernanes, da due stagioni nella Lazio.

IL RETROSCENA - Le offerte crescono e Oscar chiede un ingaggio più ricco: scatta un braccio di ferro con il San Paolo. La lite finisce nelle aule del tribunale. Al fianco del manager Giulianio Bertolucci, Oscar ottiene il via libera dai giudici per la rescissione del contratto. Kia Joorabchian, l’agente che cura gli interessi di Carlos Tevez, collabora da sempre con il Corinthians e prova a indirizzare il futuro di Oscar, che però accetta a sorpresa la proposta dell’Internacional. Una scelta che spiazza tutti. Oscar torna in campo dopo otto mesi di stop, a causa della vertenza con il San Paolo. E’ Celso Roth a farlo debuttare il 15 agosto del 2010 nella sfida con la Fluminense, che nel frattempo si è affidata in panchina proprio a Ramalho, il primo a individuare le qualità di Oscar nel San Paolo.

LA STIMA DEL CT - È uno dei giovani sui quali punta la Seleçao in vista del Mondiale del 2014, quando sarà il Brasile a organizzare il grande evento. Il ct Mano Menezes l’ha già utilizzato due volte in occasione delle amichevoli con la Costa Rica (1-0, gol di Neymar) e con l’Argentina (0-0). Equilibrio, serietà, una vita normale, lontana dalle discoteche. Oscar dos Santos Emboaba Junior, questo il suo nome completo, si fa apprezzare anche per i suoi comportamenti. Non ama le serata da vip. Ha perso il papà quando era piccolo, ha dovuto faticare prima di vedere un raggio di luce. Si è rifugiato nel calcio, dopo un’infanzia complicata. Si è creato una famiglia, è sposato da due anni con Ludmila, la stampa brasiliana l’ha paragonato per i dribbling e per il carattere riservato a Kakà, ma a livello fisico sono differenti. Oscar è sulla lista dei possibili rinforzi dell’Inter. L’Italia può consacrarlo.

Stefano Chioffi
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