Addio a Mercante, il signore delle sfide mondiali

A 90 anni scompare uno dei più grandi arbitri che la boxe abbia mai avuto

    ROMA, 12 aprile - E' morto Arthur Mercante. Aveva 90 anni. E' stato uno dei più grandi arbitri che la boxe abbia mai avuto. In cinquanta anni di carriera, ha diretto più di 140 campionati del mondo. E' stato il terzo uomo sul ring in match che avevano come protagonisti Muhammad Ali, Sugar Ray Robinson, George Foreman, Mike Tyson, Floyd Patterson. Ha arbitrato il mitico Ali-Frazier del 1971. Quel match lo ricordo così. «L'arbitro ferma il match quando al vecchio Joe non è rimasta più neppure un'oncia di forza, a farlo rimettere in guardia è solo l'orgoglio». L'uomo che ha interrotto la sfida, quando stava diventando troppo pericolosa, è un mito della boxe. Si chiama Arthur Mercante. E' nato nel gennaio del 1920, a Brockton, ed è figlio di emigranti italiani: il papà veniva da Campobasso, la mamma dalla Sicilia. I Mercante abitavano a un isolato di distanza da un'altra famiglia che sarebbe diventata molto importante nella boxe: Pierino Marchegiano e Pasqualina Picciuto, i genitori di Sonny e Francesco Rocco che moti anni dopo sarebbe diventato campione del mondo dei pesi massimi col nome di Rocky Marciano.

    Arthur Mercante è stato arbitro di boxe e, nel suo campo, è stato anche lui un campione mondiale. Aveva cominciato da pugile, faceva il peso welter, era arrivato in finale ai Golden Gloves e aveva perso contro Jerry Fiorello. Poi Gene Tunney lo aveva chiamato con lui in Marina. C'era la guerra, eravamo nel 1942, l'intera compagnia era composta da ex atleti di football, baseball e pugilato. In Marina aveva arbitrato i primi match tra dilettanti. Il primo incontro tra professionisti lo aveva diretto il 3 aprile del 1953. Floyd Patterson affrontava Dick Wagner alla Eastern Port Arena di Brooklyn. Il suo ricordo più bello era legato alla prima sfida tra Ali e Frazier. «Era facile arbitrare Ali, appena chiamavo il break lui si allontanava. Frazier invece avanzava e sbuffava come un toro. Era il decimo round, Joe non si staccava, nonostante avessi chiamato il break. Li separavo e lui continuava a venire subito avanti. Avevo il mignolo della mano destra teso, Frazier è andato a sbatterci contro e si è ferito leggermente sotto l'occhio. E' stato a quel punto che ho avuto paura. Mi sono detto: se adesso va all'angolo e si ferma, avremo la controversia del secolo. Per fortuna non è andata così. Joe mi ha urlato “Toglimi le mani di dosso", poi è andato all'angolo ed ha detto a Jack Durham (il suo maestro): “Ci sono due bastardi sul ring che mi picchiano". Quella sfida è stato il più grande evento sportivo della storia».

    Mercante è nella Hall of Fame. Sono tre i cittadini di Brockton nella stanza della fama: Marciano, Marvin Hagler e lui. I suo racconti sono sempre stati interessanti. «Arbitravo Terrell-Foster (mondiale mediomassimi, 10 giugno 1954 a New York). Bob Foster scagliò un pugno tremendo, mancò Terrell e centrò me in pieno. Andai avanti come se niente fosse. Al settimo round fui costretto a fermare Foster e a decretare il kot in favore del suo rivale. Foster si lamentò col suo allenatore per quella decisione che considerava prematura. Il maestro lo fissò negli occhi e gli rispose: “Se il tuo miglior colpo non ha messo giù neppure l'arbitro, come pensavi di poter vincere il match?».

    Questo e altro mi aveva raccontato Mercante in tante chiacchierate alla vigilia di match importanti. Una di queste si era trasformata in un articolo per il Corriere dello Sport. Qualche tempo dopo avevo ricevuto una lettera dagli Stati Uniti. C'era la sua firma, l'intervista gli era piaciuta. Conservo quella lettera tra i ricordi più cari di tanti anni di boxe.

    Dario Torromeo
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