Roma 1960, Nino Benvenuti
e la magica Olimpiade

Nell'edizione dei Giochi Olimpici che presentava al mondo Cassius Clay la boxe italiana chiuse prima nel medagliere, un risultato eccezionale. Grazie anche al campione che scese di categoria

    ROMA, 2 settembre - Nino Benvenuti cinquant'anni fa vinceva l'oro olimpico e veniva premiato con la Coppa Val Barker, quella che si assegna in premio al “migliore dei migliori". Era stato, in poche parole, il più bravo dei Giochi di Roma 1960. Un'edizione che presentava al mondo Cassius Clay, l'uomo che avrebbe cambiato il suo nome in Muhammad Ali e avrebbe rivoluzionato il pugilato.
    Per sempre.
    Quei Giochi sono stati magici per la boxe italiana: tre ori (con Benvenuti, De Piccoli e Musso), tre argenti (Zamparini, Lopopolo e Bossi), un bronzo (Saraudi). Primi nel medagliere. Un'impresa mai realizzata prima, mai centrata dopo.
    Benvenuti per quell'Olimpiade era sceso dai superwelter ai welter, quattro chili in meno per lui che non aveva certo del grasso superfluo. Una fatica immane, sacrifici inauditi. Digiuno, saune, sofferenza. La pelle del viso tirata fino ad essere sul punto di spaccarsi. Un volto tenero da passerotto, con quei capelli corti e gli occhi che sembravano sempre sul punto di esplodere.
    Ma sul ring nessun tentennamento. Padrone dall'inizio alla fine. Oro.
    Su quel ring del PalaEur, Nino avrebbe poi scritto alcune pagine meravigliose della sua avventura da professionista. Mazzinghi, Don Fullmer, Luis Folledo. Successi ancora negli occhi degli appassionati che dalle gradinate scandivano il suo nome. “Ni-no, Ni-no, Ni-no".
    Negli anni a seguire Benvenuti sarebbe diventato campione del mondo in due categorie di peso tra i professionisti, avrebbe strappato il titolo dei medi ad Emile Griffith in una fantastica notte dell'aprile 1967, avrebbe conquistato tifosi in ogni parte del globo. Ma non avrebbe mai dimenticato la sera del 5 settembre 1960.
    Sul podio, Nino accarezzava la medaglia d’oro. Poi alzava lo sguardo e lanciava un bacio verso il cielo. Era per mamma Dora, morta quando lui aveva 17 anni. Aveva visto i suoi primi passi da pugile, ma non aveva potuto condividerne i successi. Se ne era stata sempre in silenzio, contenta perché Nino stava facendo felice il papà, Fernando. Anche lui non era mai voluto entrare nella sua carriera. Lo aveva seguito stando un passo indietro. E Benvenuti, dal gradino più alto del mondo, aveva ringraziato chi aveva saputo regalargli tanto amore.
    Roma 1960 è stata la magica Olimpiade della boxe italiana. Nino Benvenuti ne è stato il degno protagonista.

    Dario Torromeo
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