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martedì 14 ottobre 2014

Mondiali, le azzurre diversamente vincenti

Quarto posto a Mlano dopo tre settimane indimenticabili. Non c'è la medaglia ma il volley femminile ha vissuto e regalato emozioni indimenticabili. L'affetto del pubblico, i numeri da capogiro, l'audience tv, il tifo della gente del volley

di Leandro De Sanctis
ROMA - La sintesi del Mondiale delle azzurre del volley? Tre settimane da raccontare, tre settimane vissute intensamente,  da Roma a Bari, a Milano.Tre settimane che hanno proiettato la pallavolo e la Nazionale femminile in un’altra dimensione. E’ indiscutibilmente vero che nell’albo d’oro del Mondiale non c’è scritto il nome dell’Italia (come ha detto amaro il ct Marco Bonitta) e che le ragazze sono tornate a casa senza nulla in mano (come ha ripetuto Eleonora Lo Bianco e non solo).
Ma il quarto posto, l’essere rimaste senza una medaglia come accadde alla Nazionale maschile nel Mondiale casalingo del 2010, non possono essere considerati come una sconfitta. E’ vero che in un’Italia abituata a salire sul carro dei vincitori, suscita quasi sorpresa l’entusiasmo che la Nazionale ha saputo accendere. Ed ancor più significativo è che alla fine la mancata medaglia, le ultime due sconfitte con la Cina e con il Brasile, che hanno mortificato il brillante cammino iridato di Del Core e compagne, non hanno minimamente intaccato l’amore che il pubblico ha riservato alle pallavoliste azzurre. E’ vero che già la Nazionale di rugby ha aperto una breccia nella sottocultura, tutta italiana, di considerare soltanto la vittoria. Ma l’Italvolley è andata oltre. Anche perchè classificarsi al quarto posto nel Mondiale, confermarsi tra le prime sei squadre per il quinto mondiale consecutivo (dal 1998) non è certo cosa facile o scontata. Significa che il movimento dalla sconfinata base riesce sempre ad esprimere una Nazionale di alto livello, ad assicurare il ricambio necessario. 
Rispetto a quattro anni fa, l’esplosione dei social network e del rapporto quasi diretto tra pubblico e squadra, fra tifosi e giocatrici, è stato il detonatore di un boom totale. Palasport pieni (328.000 spettatori in totale), grandi numeri nei rilevamenti auditel: solo nelle ultime due partite quasi otto milioni e mezzo di italiani hanno visto giocare Chirichella & C. e perfino la finale tra Usa e Cina, come altre partite in precedenza, ha avuto una importante platea televisiva (800.000 telespettatori). L’entusiasmo e l’interesse sono cresciuti di partita in partita. Certo, l’Italia vinceva sempre. 
Ma piaceva il modo, la bellezza delle nostre donne e ragazze azzurre, il loro carattere, la loro determinazione, la loro voglia di non arrendersi mai sfatando luoghi comuni del passato, che volevano le donne gettare la spugna quando finivano nella buca psicologica scavata dalle loro avversarie. In questo Mondiale non è mai accaduto. Nessuna avversaria, come ha giustamente ed orgogliosamente sottolineato Bonitta, ha surclassato l’Italia. Uscita magari battuta ma a testa alta e dopo aver fatto soffrire la sua avversaria.
Un’Italia che non si è fatta condizionare dalle avversità dell’estate, da infortuni ed operazioni, che non si è appellata alla cultura degli alibi e che ha provato a vivere quest’avventura accettando le condizioni del ct. 
Le azzurre si sono sacrificate, hanno sorriso, hanno sognato (e fatto sognare) finché hanno potuto. Solo al cinema gli eroi vincono sempre ed in questi tempi bui per il Paese, il popolo del volley ha capito ed ha decretato il trionfo morale delle eroine sconfitte ma non domate. Gli spot di Fiorello, il tifo di tanti campioni dello sport italiano, la promozione su Rai2, la visita e le parole del Premier Renzi che ha messo a fuoco la forza della pallavolo femminile. Il legame tra le 280.000 tesserate (sui 367.000 totali, ma se si considerano enti di promozione e beach volley si arriva al milione e duecentomila) che si divertono a giocare nelle palestre spesso malridotte di tutta Italia e l’eccellenza di questo sport, rappresentata appunto dalla Nazionale. Le azzurre, veterane e giovani insieme, hanno indicato una strada, hanno espresso unità d’intenti e valori caratteriali che hanno attratto tanta gioventù italiana, disorientata e privata anche del diritto al sogno.
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