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venerdì 16 gennaio 2015

Volley, Cuba riapre le frontiere: Jimenez al Paok Salonicco

Il primo contratto ufficiale da professionista firmato da un pallavolista cubano con l'avallo del governo. La svolta era stata preparata un anno fa. Con lo stop delle sanzioni deciso da Obama si è aperta una nuova era

di Leandro De Sanctis

ROMA - Con i suoi tempi, ma alla fine c’è arrivata davvero. Da almeno un anno si era parlato dell’apertura al professionismo da parte di Cuba, che a passo di lumaca, aveva politicamente deciso di cambiare rotta. Un anacronismo che il governo cubano faticava a mantenere in vita, messo a dura prova dall’emorragia di talenti che negli ultimi quindici anni avevano abbandonato l’isola con varie modalità, più o meno regolarmente. Spesso con vere e proprie fughe, con tanto di richiesta di asilo politico. Italia e Grecia erano le mete predilette in Europa, Argentina e Brasile in Sudamerica. Ora proprio la Grecia tiene a battesimo il primo contratto professionistico ufficialmente firmato da un giocatore cubano con l’appoggio dello stesso governo cubano. L’atleta che formalmente può fregiarsi di questo primato è Javier Ernesto Jimenez Scull, nato il 16 novembre del 1989, e nonostante i suoi 25 anni, uno dei meno giovani componenti della Nazionale cubana che ha partecipato ai Mondiali in Polonia lo scorso settembre. Ha firmato per i bianconeri del Paok Salonicco. La svolta era stata preparata dal presidente Raul Castro che circa un anno fa aveva fatto trapelare le notizie riguardanti una riforma del sistema sportivo, con tanto di premi e bonus a premiare gli atleti. Ma pur con tutta la buona volontà, ciò che a Cuba sembrava tanto, in realtà è da considerare poco o nulla al confronto dei ben più remunerativi ingaggi che i migliori atleti, non solo del volley, possono avere all’estero. Ufficialmente bandito dal 1961, il professionismo torna dunque ad essere alla luce del solo dopo 54 anni.
    Il trasferimento di Jimenez al Paok in realtà è solo l’ultimo in ordine di tempo, di una lunga serie. Per rendere l’idea della lentezza con cui la riforma alla fine è stata accettata dal governo cubano, va ricordato che alla fine degli anni ‘90 proprio con l’Italia i cubani avviarono un progetto tecnico che consentì a molti campioni caraibici di giocare in Italia. Nel 2000 la Roma del patron Francesco Becchetti, con Montali allenatore e Sacripanti direttore sportivo, vinse lo scudetto schierando due cubani: Ihosvany e Osvaldo Hernandez. La fuga in aereo da Bruxelles del primo drappello di coraggiosi cubani è ancora uno degli aneddoti più avventurosi di queste scelte di libertà. La fine delle sanzioni decretata dal presidente statunitense Obama, ha aperto una nuova fase anche nello sport. Ora si tratta di vedere se i fuoriclasse che lasciarono Cuba, come Juantorena e Simon ad esempio, saranno riaccolti anche in Nazionale.

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