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martedì 16 dicembre 2014

SuperLega, AltoTevere promuove l'arte di Burri

Sulle maglie della società nata a Città di Castello e ora...residente a SanSepolcro il nome del grande artista, un onore concesso dalla Fondazione che dà lustro alla squadra

di Leandro De Sanctis

ROMA - Un primato l’AltoTevere ce l’ha già, indipendentemente dai risultati che riesce ad ottenere nella prima stagione di SuperLega. Forse nessuna squadra può vantare di avere sulla maglia il nome di un artista di fama mondiale come Alberto Burri. E’ la caratteristica della società nata e cresciuta a Città di Castello, che una volta sbarcata nella Serie A1 dei nostri tempi, ha dovuto traslocare due volte in cerca di un impianto idoneo, che non poteva avere a casa sua. Da Città di Castello a San Giustino e poi, con l’avvento della squadra di B1 femminile con cui avrebbe dovuto dividere l’attività, fino a San Sepolcro, regione toscana ma sempre nella valle dell’AltoTevere appunto. Il 12 marzo del 2015 ricorre il centenario della nascita di Alberto Burri, artista unico, che ha dato nobilltà artistica alla materia, rendendo le sue opere quasi viventi, da percepire anche con il tatto, utilizzando materiali riciclati. Le sue opere sono esposte nei più prestigiosi musei di tutto il mondo e dal 1978 a Città di Castello è attiva la Fondazione Burri, avviata dallo stesso artista, morto a Nizza nel 1995, quasi ottantenne.
Proprio per conservare in modo tangibile il legame affettivo con Città di Castello, la società presieduta da Arveno Joan ha pensato di mettere sulla maglia il nome di Burri, considerando un vero onore che la cosa sia stata possibile grazie all’autorizzazione della Fondazione Burri, concessa per la prima volta per un’operazione di questo tipo.L’anno prossimo ci sarà una grande mostra al Guggenheim di New York e chissà che tra le opere esposte non possa esserci anche una maglia dell’AltoTevere, a sottolineare l’importanza di un artista che ogni settimana viene ricordato sui campi di pallavolo. La scritta Burri in caratteri maiuscoli, bianca su fondo nero, sia sulle divise rosse che su quelle bianche. E nella parte inferiore il riferimento al Cretto di Gibellina, una delle opere più celebri, che Burri realizzò nella cittadina siciliana rasa al suolo dal terremoto del Belice del 1968. E il campionato? L’AltoTevere sta cercando faticosamente di ricostruirsi un’identità a San Sepolcro, che l’ha accolta con entusiasmo, anche se il ridimensionamento del budget e il ringiovanimento della squadra, non consentono altro che una stagione dignitosa, alle spalle delle grandi designate.

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