Brasile fischiato a Roma
ma vince 3-2 con i cechi

Il pubblico del Palalottomatica contesta la nazionale verdeoro per il match scandaloso contro la Bulgaria. Poi i ragazzi di Bernardinho giocano un gran quarto set e ricevono anche applausi

ROMA, 5 ottobre - Lo sport è passione. Sentimenti forti lo animano. E un innamorato tradito sa essere crudele nella sua vendetta. E' accaduto così che ieri sera il pubblico del PalaLottomatica abbia fischiato il Brasile, prima e dopo l'inno nazionale. Ha avuto l'eleganza di non sporcare un momento solenne, ma nei tempi giusti ha picchiato duro.

Fischi per quello che il Brasile aveva fatto ad Ancona, andando a perdere la partita contro la Bulgaria, giocando in maniera vergognosa. Lo hanno ammesso anche il coach Bernardinho e l'uomo di maggior carisma della squadra, Giba. Uno che finora in questo Mondiale italiano si è fatto vedere poco.

Fischi. E il Brasile ha accusato il colpo. Ha vinto il primo set contro la Repubblica Ceca, poi si è lasciato travolgere dai rivali andando sotto 1-2. Facce tristi, più che furiose. Volti pallidi e una rabbia dentro che cominciava a montare. Bruno, il palleggiatore tenuto fuori contro la Bulgaria («Aveva la febbre», ha detto Bernardinho, che di Bruno è anche il papà) faceva del suo meglio per tenere in piedi il gruppo. Ma Vissotto e compagni proprio non riuscivano ad ingranare.

Nel quarto set, grazie a Theo e Rodrigao e a una squadra che ha reagito con l'orgoglio dei campioni, il Brasile è tornato sui suoi livelli. E il pubblico ha cominciato ad applaudire, dopo aver fatto fino a quel momento il tifo per i ceki. Lo scandalo non era stato dimenticato, quello resterà per sempre, ma il momento era giudicato da veri sportivi. Un segno di maturità da parte dei tifosi, una dimostrazione di come andrebbe vissuto lo sport. Una lezione a chi invece lo attraversa facendosi accompagnare da tristi calcoli per evitare i migliori.

Il Brasile ha vinto al tie break. Va avanti. Ma siamo certi che ricorderà a lungo la serata romana. Fischi come frustate, applausi a ricordare a tutti la bellezza del gioco.

Dario Torromeo
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