Il mercatino delle anguille,
Halloween e il wi-fi "ko"

Il Giappone che c’è ancora è quello di una domenica qualsiasi, dall’altra parte del mondo: sotto delle tendine attrezzate si organizzano dei corsi di svariato genere. Il Giappone che non c’è più è invece quello che continua a scimmiottare in tutto e per tutto l'America con le sue mode e le feste come Halloween che a queste latitudini, fino a qualche anno fa, nemmeno sapevano esistesse
TOKYO (GIAPPONE), 1 novembre - Il Giappone che c’è ancora è quello di una domenica qualsiasi, dall’altra parte del mondo. Un mercatino sistemato in mezzo ai grattacieli, ma non fatto di capi d’abbigliamento, chincaglieria sfusa con la gente che ti spinge verso il proprio banco. In Giappone, la civiltà e l’educazione sono cose serie, almeno fino ad ora. E le cose te le propongono, te le sottopongono, senza obbligare nessuno. Con gentilezza, cortesia e tanta disponibilità. Ad Hamamatsu questo mercatino in zona stazione, tra cemento e parcheggi, somiglia tanto ad un agriturismo cittadino. Con tutti i prodotti locali, di terra e di mare cotti e cucinati per chi li volesse assaggiare. Ma quello che colpisce, sono i bambini. Avranno anche loro le playstation e tutto l’armamentario elettronico dei nostri figli, figuriamoci in Giappone, ma la domenica si esce con i genitori e si va anche al mercatino. A mangiare? Non solo: sotto delle tendine attrezzate si organizzano dei corsi di svariato genere. Come si realizza una composizione di fiori, come si preparano insaccati, preferibilmente salsicce e per i più piccoli anche come si catturano le anguille dentro un grande contenitore di plastica. Poi magari gli evitano di vedere che fine fanno le anguille appena portate al cuoco, anche questo spettacolo istruttivo ma un po’ troppo truclento per gli under 14.
DIO SALVI L'IMPERATORE - Il Giappone che non c’è più è invece quello che continua a scimmiottare in tutto e per tutto l’America con le sue mode e le feste come Halloween che a queste latitudini, fino a qualche anno fa, nemmeno sapevano esistesse. Ma fin li ci potremmo anche stare. Certe tendenze hanno invaso anche le nostre città. Quello che è inaccettabile è assistere al progressivo deterioramento di uno dei fiori all’occhiello del Giappone, l’organizzazione. Ad esempio ad Hamamatsu, sede del girone dell’Italia al Mondiale femminile, oltre ai numeri relativi al pubblico che lasciano perplessi (irrisori confrontati al Mondiale maschile italiano appena terminato e su 10 città), non si riesce ad avere una linea wi fi degna di un Paese tecnologico come quello del Sol Levante. E sebbene l’impegno, la disponibilità sia sempre quella figlia della rigorosa educazione nipponica, intravediamo col passare degli anni lo stesso pizzico di improvvisazione da cui cerchiamo di sfuggire quotidianamente a casa nostra. Dopo la Regina, che Dio salvi anche l’Imperatore!

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