Euro 92, la sorpresa Danimarca

Il 26 giugno 1992 diventò Campione d’Europa dopo il ripescaggio: una delle storie più incredibili
Marco Ercole
3 min

Arrivarono in ciabatte, letteralmente. Alcuni erano in vacanza, altri in spiaggia, uno stava per staccare il telefono e isolarsi dal mondo. Era metà giugno 1992 quando la Danimarca fu richiamata all’ordine, convocata in extremis per partecipare agli Europei al posto della Jugoslavia, esclusa per via del conflitto nei Balcani. Nessuno li aspettava, nemmeno loro stessi. E invece, l’11 giugno (giorno dell’esordio), cominciava una delle più grandi favole calcistiche mai scritte.

La cavalcata

Sembrava un’apparizione di cortesia, un contentino per salvare il tabellone. Invece diventò una cavalcata epica, un inno al gioco, alla libertà, alla meraviglia dell’imprevisto. L’ennesima conferma calcistica che tutto è possibile, anche quando nessuno punterebbe un soldo su di te. I danesi non avevano stelle, né un programma tattico strutturato. Ma avevano qualcosa che raramente si può allenare: lo spirito di squadra. Giocavano con la leggerezza dei predestinati e la fame di chi non ha nulla da perdere. Il torneo partì piano: 0-0 contro l’Inghilterra, sconfitta con la Svezia. Poi, come spesso accade nelle grandi imprese, la miccia si accese senza preavviso: 1-2 alla Francia, gol decisivo di Lars Elstrup. Tanto bastò per piazzarsi al secondo posto del girone e passare al turno successivo. In semifi nale c’era l’Olanda campione d’Europa in carica. I danesi andarono avanti con Larsen, pareggiò Bergkamp, poi ancora Larsen e poi Rijkaard. Un 2-2 che resistette per tutti i supplementari. Ai rigori segnarono tutti, tranne Marco van Basten, ipnotizzato da Schmeichel. La Danimarca esplose.

La finale

E poi il capolavoro. Il 26 giugno a Göteborg, contro la Germania campione del mondo, tutti si aspettavano il risveglio dal sogno. E invece arrivò il trionfo: 2-0, gol di Jensen e Vilfort. Una squadra nata dal nulla, in corsa, senza tempo né pretese, si prese l’Europa e la gloria eterna. Quel successo fu molto più di una coppa. Fu una lezione di sport e vita. Dimostrò che la forza delle idee, della coesione e del cuore può sovvertire qualsiasi gerarchia. Fu il riscatto di un Paese abituato a vivere in punta di piedi, che per una volta si ritrovò gigante. Ancora oggi, ogni 26 giugno, in Danimarca si celebra il giorno in cui il calcio si arrese alla meraviglia. Perché a volte, le storie migliori non si preparano. Semplicemente succedono e basta. E restano per sempre


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di 100 Anni