Il rombo dei motori e la spinta del Drake
Il Corriere dello Sport e i motori. Storia di un binomio indissolubile. Non fosse altro perché fu Enzo Ferrari a fondare il giornale assieme ad Alberto Masprone, il pilota di Gabriele D’Annunzio nella patriottica trasvolata su Vienna. Il futuro Drake, il padre della Rossa di Maranello, ricopriva il ruolo di amministratore e non aveva mai dimenticato l’emozione di quel 20 ottobre del 1924 per la prima uscita in edicola e gli strilloni sul ciglio della strada con la prima pagina interamente dedicata al trionfo di Alberto Ascari al volante dell’Alfa Romeo nel Gran Premio d’Italia a Monza. L’audacia e la tecnica tricolore che trionfa, i migliori del mondo.
Quel primo numero del quotidiano sportivo il Commendatore lo custodì gelosamente per decenni, prima di consegnarlo all’ex direttore del Corriere dello Sport Italo Cucci che racconta: «Non era la prima pagina vera e propria ma una riproduzione fatta su un cartoncino ingiallito dal tempo, molto probabilmente era stata stampata con flano (ovvero un processo di stampa del passato che utilizzava dei fogli chiamati flani per creare stampi in rilievo). Me la consegnò nel suo ufficio, la teneva come una reliquia. Quella prima pagina fu riprodotta in oro e consegnata direttamente a Enzo Ferrari da me e dall’editore Roberto Amodei. Ogni aneddoto che riguarda la vita del Grande Vecchio fa parte di una storia meravigliosa, ogni vicenda ha qualcosa di epico». Da cento anni il Corriere dello Sport spinge forte sul pedale dell’acceleratore dei motori e racconta le storie di un mondo che regala emozioni forti ai lettori con la Ferrari assurta al ruolo di assoluta protagonista. Sulle pagine del nostro quotidiano sono rimaste impresse tutte le vittorie e tutti i titoli iridati conquistati dalla Scuderia. Dal primo campionato del mondo Piloti vinto da Alberto Ascari nel 1952, all’ultimo artigliato da Kimi Raikkonen nel 2007. Dall’impresa sportiva alle campane a festa a Maranello, il Corriere dello Sport è stato un testimone privilegiato che ha narrato sul campo e in mezzo ai principali attori la grande storia della Nazionale del motore.
Prime pagine che per i tifosi del Cavallino sono vere e proprie carezze nel cuore. Impossibile citarle tutte, ma bellissimo riscoprirle adesso in quest’epoca di vacche magre per la Ferrari con quell’iride che manca da Maranello ormai da diciotto anni. Ed è bello anche andare a riscoprire tutte le altre imprese che hanno reso grande l’Italia da corsa che, nonostante tutto, continua a far battere forte il cuore.
