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Dubbi e polemiche: la moviola fa 50

Era il 28 febbraio 1965: prima puntata della Domenica Sportiva condotta da Enzo Tortora. Prima c'era solo uno speaker, dopo arriverà anche il pubblico, nel mezzo questa formula con conduttore pacato e una novità, presentata subito: la moviola. Se ne occupava Henor Vitaletti.

 

sabato 28 febbraio 2015 11:38

Vitaletti, oggi la moviola compie 50 anni.

 «Quanti ne sono passati...».

 Le sembrano tanti?

 «Mi fa piacere quando qualcuno si ricorda, per la Tv di quegli anni è stato un fenomeno».

 Storia di altri tempi.

 «C’erano solo due telecamere, due cineprese e le riprese erano due, una dall’alto e una da dietro alla porta. Anche le macchine erano differenti».

 Tant’è che la prima volta che si è vista in Tv era per mostrare il gesto atletico di Rivera in un gol...

«Sì, ma quella fu una dimostrazione... estetica. Non si discuteva per qualcosa, non dovevamo far vedere qualcosa di poco chiaro».

Il primo tentativo vero due anni dopo.

 «Non era gol, non era gol... ».

 Si riferisce a Milan-Inter del 1967. Come andò.

 «Non era gol quello di Rivera, ma l’occhio del tifoso spesso non vede, sente... Il tifoso vuole sempre avere dubbi. E se lei ancora oggi va a chiedere a qualche tifoso milanista di quegli anni, le dirà che quello di Rivera era gol. Non c’è niente da fare».

Sembra una via senza uscita...

 «Ho una preoccupazione, mi passi il modo di dire, perché al giorno d’oggi ce ne sono di altre e ben più importanti. Ma non sono sicuro che la certezza, l’assenza di dubbi e la perfezione di una partita e del suo risultato siano una cosa necessaria. Dico utile. Il calcio e lo sport, ma più il calcio di altri ha bisogno di polemica, di tensione... Quindi».

 Dica.

 «Non so se quando il calcio diventerà una scienza sicura, sarà un bel giorno per tutti noi».

 Addirittura.

«A parte le difficoltà tecniche, ci sono anche da considerare vari fattori, la furberia e le intenzioni dei giocatori, il clima, il terreno di gioco: tanti elementi. Per questo penso che l’occhio sia destinato all’errore. Sbagliamo tutti nella nostra vita, allora forse è giusto che si sbagli un po’ anche nel gioco del calcio. Senza volerlo, ovviamente, siamo umani. In fondo lo si è visto di recente...».

Si riferisce al gol di Tevez e alle linee tracciate che sembravano storte?

«Ci sono tanti fattori, troppi. Una certezza non potrà mai esserci. Eppoi il fuorigioco...».

Non lo condivide?

«Del fuorigioco ai miei tempi si parlava poco, non a ogni partita. Oggi invece, se ne parla in continuazione. Il calcio ora è diverso, tutto porta alla finalizzazione, al gol. Invece paradossalmente il risultato perfetto di una partita perfetta dovrebbe essere lo 0-0, quasi la negazione del calcio moderno. Adesso tutti vogliono vedere 4-2, 2-0, gli 0-0 sono riduttivi eppure forse sono gli unici che non hanno errori al loro interno...».

Il suo calcio qual è Vitaletti?

«Io credo che discutere faccia bene al calcio, non mi riferisco ovviamente a tutto ciò che scade nella violenza e nell’esagerazione, ma le sane vecchie polemiche da bar credo che facciano bene».

Ma lei per quale squadra tiene?

«Io sono un tifoso del calcio».

 

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