Eleonora Giovanardi: «La mia Ondina? Una pioniera»

Stasera su Rai Storia per “Il Segno delle donne” puntata dedicata a Ondina Valla, prima atleta italiana a vincere un oro olimpico. La interpreta Eleonora Giovanardi.

Francesca Fanelli

Giovanardi: Ecco la mia Ondina Valla
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Giovanardi: Ecco la mia Ondina Valla

Stasera su Rai Storia docu-fiction “Il Segno delle donne”, puntata dedicata a Ondina Valla. Il format richiama alla memoria le “interviste impossibili”, fortunata trasmissione radiofonica degli anni settanta. Ritagli, parole, immagini e ricordi per ricostruire la vita di donne speciali. La nostra intervista a Eleonora Giovanardi l'attrice che interpreta Ondina Valla.

Stessa terra, una di Bologna e l’altra di Reggio Emilia, stessa passione, la corsa. Lei, Ondina Valla, classe 1916, ostacolista e velocista, prima donna italiana a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi. L’altra è Eleonora Giovanardi, 37 anni, attrice uscita dalla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano, laureata in Comunicazione, secchiona per definizione, una di quelle - meno male che esistono ancora - che gira con il quadernino nero su cui appunta tutto. Ha lavorato con Crozza e Zalone, per cinema e tv, tra serie e fiction. Stasera su Rai Storia alle 21.10 sarà Ondina Valla a colloquio con Rachele Ferrario, ne “Il Segno delle donne”, docu-fiction, coprodotta da Rai Storia-Anele, che racconta storie sotto forma di interviste. La Giovanardi è abituata alle protagoniste trasversali, a quelle che hanno lasciato in qualche modo un’eredità. «E’ una persona che mi ha ispirato subito, la Valla. Concreta, forte, una pioniera. Ho letto tanto, ho studiato il copione. Era destino che la interpretassi, alle spalle di casa mia, qui a Milano ho scoperto che c’è una via dedicata a lei. Veniamo dalla stessa terra, ho sfruttato il mio sentire e la cadenza emiliana, sono entrata nel personaggio». Non le sfugge nulla, da secchiona: «Lo considero un complimento, faccio listine, elenchini, così mi ricordo tutto. Chissà prima o poi scriverò qualcosa di mio come autrice». Ed è una promessa, un’idea fissa nata durante il lockdown: «Abbiamo fondato un gruppo di attrici di teatro, Amleta, perché ci siamo rese conto che il nostro lavoro non ha rete e invece serve. Per confrontarsi, per studiare soluzioni per il futuro». C’è un filo rosso che lega tutto il suo percorso, l’approccio alla parte: «Mi diverto da morire, mi fa paura, ma questo è il nostro mestiere, sfidare i confini. Non puoi mai sederti, come atteggiamento mentale, dare qualcosa per scontato. Non sai chi sei e che capelli hai, entri ed esci dalle vite degli altri». La sua - a differenza di Ondina Valla - è una corsa senza tempo. «Mi fa stare bene, ne ho bisogno fisico. E poi la corsa è democratica, basta un paio di scarpette decenti e vai. La mia routine è questa: al mattino una corsetta mi rigenera, ora sono ferma perché ho i tendini a pezzi, ma chissà una maratona anche a 50 anni potrò farla...». Non è una sognatrice, anzi, la voce melodica introduce uno schema preciso: «Serve una coscienza del settore, abbiamo pagato di persona e stiamo pagando il post lockdown, ma deve esserci una via possibile. Il nuovo Dpcm? Ho letto, le regole sono necessarie, ma ci vuole anche buon senso».

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