Lo stadio del futuro: lo sport come modo di vivere

Il progetto dell’ingegner Di Giacomo per una cittadella dello sport sostenibile e universale
Lo stadio del futuro: lo sport come modo di vivere

Erano i primi anni ’60 e dalla radio riecheggiavano le note de La Partita di Pallone. Quel “perché, perché la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone… “ di Rita Pavone, era la domanda che rimbalzava di casa in casa quando nelle prime ore del pomeriggio dei giorni di festa il calcio era ancora cosa per soli uomini. Ma quel semplice motivetto canoro è rimasto come modo di dire molto più a lungo del successo che decretò in quegli anni. Tanto che il calcio e lo stadio rappresentano, seppur oggi non solo la domenica, passione e luogo da condividere solo qualche giorno a settimana e non tutto l’anno. Quasi che essere degli sportivi di cuore, di testa e di gambe tutti i giorni dell’anno riguardi solo gli atleti professionisti. 

La pensa esattamente all’opposto l’ingegner Stefano Di Giacomo, fondatore Ad di Alcotec, società italiana considerata nelle classiche internazionali tra le prime di ingegneria e progettazione. Di Giacomo da grande amante dello sport, ha deciso quindi di progettare un vero e proprio stadio del futuro. A partire proprio dal fatto che non sia un luogo da condividere solo la “domenica” o pochi altri giorni l’anno. Il suo progetto è l’idea di un luogo diverso da tutto ciò che finora conosciamo: un HUB sociale che si integra con il tessuto urbano e risponde ai bisogni della popolazione. Un luogo davvero per tutti  e che sia anche un traino per favorire corretti comportamenti sociali ed etici. Uno stadio che è contesto sportivo vissuto non solo in termini agonistici, ma capace con la sua vivacità sociale di contribuire anche alla formazione del buon cittadino.

“Come società partecipiamo e abbiamo partecipato alla progettazione di vari stadi in Italia, ma mi sono accorto che la popolazione non ha bisogno solo di un nuovo stadio, ma di un “luogo nuovo”: fruibile durante tutto l’anno e da tutti, comprese le persone diversamente abili. Dove sia prevista una sensibile accoglienza per le disabilità motorie, - racconta Di Giacomo - creando una vera e propria “Cittadella dello Sport”: sostenibile e universale. Dove lo sport non sia inteso solo in termini agonistici come calcio giocato, ma soprattutto con quell’idea di gioco che è insita nella etimologia della parola sport, che non è altro che il tornare a giocare. Ho persino progettato una tribuna retrattile per consentire le piste di atletica così da permettere a tutti gli sportivi di allenarsi. Con un’illuminazione polifunzionale per garantire l’allenamento, anche in notturna, di ogni sport.  Uno stadio che sia luogo dell’essere e sentirsi sportivi come stile di vita.  E luogo di cultura, aggregazione e socialità. Ecco perché immagino questo “mio stadio” – prosegue l’amministratore di Alcotec - come un posto dove ci possa essere anche un museo dello sport e non solo del calcio. Vorrei fosse anche luogo di formazione, dove gli studenti imparano e vivono nelle “student house” adiacenti al “catino” dello sport. Un luogo polifunzionale e architettonicamente bello perché ricordiamoci: è la bellezza che salverà il mondo. Un luogo ecosostenibile, che non invada l’ambiente, che venga carezzato dal mare se c’è, che si autosostenga con il fotovoltaico e che consenta la ricarica di veicoli elettrici.

Uno spazio grande per una vasta fruizione – conclude Di Giacomo - da vivere ogni giorno: dove oltre le attività commerciali, ci siano ad esempio anche dei centri di fisioterapia o benessere.  Non solo prodotti ma anche servizi.  E soprattutto un luogo in cui perdere il fiato per la propria squadra del cuore, e poi fermarsi per riprendere fiato, e poi perderlo correndo e giocando, e poi riperderlo guardandolo”.

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