Rimini Welness, l’Anif spinge affinché la riforma dello sport sviluppi un futuro diverso

L’evento (fino a domenica) aperto dal convegno dell’associazione dei centri sportivi italiani per tutelare 1.400.000 operatori
Rimini Welness, l’Anif spinge affinché la riforma dello sport sviluppi un futuro diverso
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L’universo del fitness ha tante anime. Ma un unico cuore. Quello che da sempre continua a battere per fare attività, sport, movimento. Chi per scaricare la tensione delle proprie giornate, chi proprio per una routine del suo benessere fisico e mentale. L’insieme di questi stimoli fa una cultura che  per gli appassionati, i curiosi e anche i diretti interessati, cioè gli operatori del settore, ha un luogo preciso dove esprimersi oltre alle rispettive palestre o luoghi personali. Parliamo di Rimini Wellness che da oggi a domenica sarà l’occasione per tuffarsi nel mondo delle diverse discipline sportive e per conoscere le tante novità del settore. 

Ma per non far mancare mai il supporto delle idee e della cultura al movimento puro, l’ANIF (Associazione Nazionale Impianti Fitness) ha organizzato un momento di riflessione e dibattito su un tema che sta a cuore a tutto il mondo dello sport: “La riforma applicata. trasformiamola in sviluppo per il futuro”. Argomento che stato sviscerato in un convegno che ha visto la partecipazione di qualificati relatori le cui riflessioni saranno un prezioso strumento di lettura per tutti gli operatori che hanno preso parte al dibattito.

Fra gli interventi quello di Massimiliano Atelli, Magistrato e Capo Gabinetto del Ministero per lo Sport e i Giovani che ha sottolineato nel corso del suo intervento come “era un dovere delle forze politiche dare dignità al lavoro sportivo. Questa riforma è un punto di partenza e non certo d’arrivo, è importante che finalmente nelle aule parlamentari si parli di sport. A questo proposito abbiamo costituito l’Osservatorio nazionale sul lavoro sportivo presso il Ministero per migliorare la conoscenza e l’applicazione delle norme. Lavoreremo per dare risposte a chi opera nel settore “.

In collegamento Claudio Durigon, Sottosegretario del Lavoro e delle Politiche Sociali ha ribadito i concetti espressi da Atelli: «La riforma è certamente epocale ma certamente migliorabile con la consulenza ed il pungolo degli operatori sportivi. Sono 1400000 coloro che lavorano nel settore ed è per loro che abbiamo cercato un cambiamento che certamente ha dato dei risultati importanti ma che dobbiamo implementare nel prossimo futuro».

Il vice Ministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo ha posto l’accento sull’attenzione posta dal mistero sulle tematiche legate al settore dell’IVA che tanto preoccupa le società dilettantistiche «… nell’ambito della riforma abbiamo dovuto tenere conto delle normative Europee, con pronuncia di infrazione nei confronti dell’Italia dove vigevano regole diverse rispetto agli altri Paesi. Abbiamo dovuto cambiare realizzando una nuova disciplina IVA relativamente ai servizi strettamente connessi con la pratica sportiva, contemplando l’esenzione della IVA dei servizi in luogo del regime fuori campo iva previsto dall’art. 4. Capisco che possa esserci ancora confusione in materia ma garantisco l’impegno del Ministero per fare chiarezza al fianco degli operatori del settore».

La parola è poi passata a Beniamino Quintieri, presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo. «L’Italia - ha detto amaramente - è un Paese solo apparentemente sportivo, purtroppo più sedentario rispetto ad altre nazioni, senza considerare il tasso di abbandono giovanile. Tutto ciò è determinato anche dall’obsoleto patrimonio impiantistico. Le nostre strutture, per la maggioranza risalgono agli anni ‘70/’80, con consumi energetici ad alto costo. Aggiungo che le palestre scolastiche sono poco attrezzate e chiuse il pomeriggio, questo per dare il quadro completo delle difficoltà di praticare sport. La riforma ha il merito di aver semplificato le procedure burocratiche di accesso al credito, speriamo sia un passo importante verso un cambiamento di rotta».

Nel suo intervento il presidente della Fin Paolo Barelli è entrato nello specifico sui contenuti della riforma «Questa riforma è stata scritta anni fa e rimetterci le mani è sempre complicato, era forse meglio riscriverla da capo ma l’iter sarebbe stato troppo complicato. Era comunque necessario trovare una formula di tutela per una generazione di operatori dello sport che non avevano nessun paracadute sociale e previdenziale. Ci sarà ancora molto da lavorare e trovare dei correttivi ma credo che la strada sia quella giusta».

Le conclusioni a Gianpaolo Duregon, presidente di ANIF e promotore del convegno «Guardiamo al futuro per dare un’ organizzazione più solida al settore. Noi lavoriamo per strappare gli oltre 23 milioni di sedentari dai divani e portarli all’interno delle palestre. La riforma deve servire proprio a questo. Oggi serve chiarezza sulle normative. E aver trattato queste tematiche alla presenza di relatori così autorevoli è un altro passo importante che può fornire indicazioni fondamentali per tutti».

 


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