Una squadra non lascia indietro nessuno
È stato presentato il nuovo corso “Training of Trainers - Community Coach” della Lega Nazionale Dilettanti, un progetto che punta a cambiare il modo di vivere lo sport partendo da un dato chiaro: oltre il 75% dei giovani coinvolti ha migliorato la propria comprensione della discriminazione e acquisito strumenti concreti per contrastarla.
Realizzato in collaborazione con il Consiglio d’Europa e con il patrocinio della Federazione Italiana Giuoco Calcio e del Ministero per lo Sport e i Giovani, il corso nasce con l’obiettivo di formare educatori sportivi capaci di promuovere inclusione e intervenire in modo efficace nelle dinamiche di squadra.
L’iniziativa si basa sui risultati del progetto “Sport is Respect”, sviluppato nei ritiri delle rappresentative LND tra febbraio e maggio 2025 e rivolto alle principali categorie giovanili. I dati raccolti evidenziano un impatto significativo non solo sul piano della consapevolezza, ma anche su quello comportamentale. Nelle sessioni di follow-up, ad esempio, oltre il 95% dei partecipanti ha dichiarato di aver acquisito competenze utili per ridurre la discriminazione, mentre più della metà ha riflettuto su comportamenti passati, riconoscendo la possibilità di agire diversamente.
Particolarmente rilevante il lavoro svolto con le categorie più giovani: tra gli Under 15 maschili, il 100% dei partecipanti ha ritenuto utile l’attività, con il 95% che si sente oggi più preparato ad affrontare episodi di discriminazione o bullismo. Un dato che conferma l’efficacia di un approccio educativo basato sull’esperienza diretta e sulla partecipazione attiva.
Le attività, sviluppate nell’ambito dell’Area Responsabilità Sociale della LND, utilizzano metodologie di educazione non formale e role-playing per trasformare il campo da gioco in uno spazio di apprendimento sui diritti, sul rispetto e sull’inclusione.
Il corso per “Community Coach” rappresenta ora il naturale sviluppo di questo percorso: l’obiettivo è formare formatori, capaci di diffondere su tutto il territorio nazionale strumenti e competenze per rendere lo sport sempre più inclusivo, consapevole e responsabile. Un investimento concreto che rafforza il ruolo della Lega Nazionale Dilettanti non solo come motore sportivo, ma come attore educativo centrale nella crescita delle nuove generazioni.
Luca De Simoni, Coordinatore dell’Area Responsabilità Sociale della LND, ha sottolineato: “Con il corso per ‘Community Coach’ la Lega Dilettanti consolida e amplia un percorso avviato nel 2025 con il metodo ‘Sport is Respect’, applicato al calcio giovanile. Il nostro obiettivo è promuovere i valori intrinseci dello sport, trasformando il campo in uno spazio educativo capace di far riflettere i ragazzi su temi fondamentali come le discriminazioni, favorendo al tempo stesso inclusione, rispetto e sensibilità. I risultati raccolti dimostrano che questo approccio accresce consapevolezza e comportamenti più responsabili, dentro e fuori dal campo”.
Rosario Coco, D&I Expert, Education Through Sport ha spiegato: “La Lega Dilettanti sta investendo in un progetto che porta nel calcio italiano approcci già consolidati a livello europeo. L’esperienza di Paesi come Germania, Francia e Regno Unito dimostra che lavorare sul calciatore in modo olistico – includendo crescita personale, dimensione relazionale e consapevolezza – non è un elemento accessorio, ma una leva concreta di miglioramento delle prestazioni individuali e di squadra. Questo significa iniziare a considerare l’allenatore non solo come un tecnico, ma come un educatore. In questa prospettiva, lo sport può dialogare in modo più strutturato con il sistema educativo, rafforzando il proprio impatto sociale e contribuendo alla formazione delle persone, oltre che degli atleti”.
A portare la testimonianza dal campo è stato Giuliano Giannichedda, Mister Rappresentative Nazionali Serie D, che ha spiegato: “Ammetto che inizialmente ero preoccupato all’idea di proporre un metodo innovativo a ragazzi di 18 e 19 anni, ma i risultati sono stati immediati. Spesso pensiamo di dover formare solo calciatori, ma prima ancora uomini, e l’esempio deve partire da noi. È proprio qui che si coglie il valore del progetto della Lega Dilettanti”.
Anche Barbara Coscarella, Segretario Rappresentative Nazionali LND, ha raccontato l’esperienza vissuta direttamente nel progetto, sottolineando come “molti ragazzi, pur avendo già sentito parlare di discriminazione, durante il gioco ne abbiano percepito concretamente il peso. Nei giorni successivi, gli effetti del metodo sono stati evidenti: l’interesse si è tradotto in domande e riflessioni, con i giovani sempre più coinvolti nell’analisi di una problematica così diffusa”.
Antonio Parrilla, Coordinatore nazionale del progetto “Combating Hate Speech in Sport”, ha evidenziato l’urgenza del tema, dichiarando: “Contrastare l’hate speech nello sport è oggi fondamentale. I fenomeni di discriminazione presenti nella società si riflettono inevitabilmente anche nello sport, amplificati dalla sua natura emozionale e dalla visibilità mediatica. Per questo è urgente intervenire, e il corso per Community Coach rappresenta una risposta concreta in questa direzione”.
In collegamento, Gabriela Matei, Senior Project Officer della Sport Division del Consiglio d’Europa, ha ribadito l’importanza della continuità del progetto: “Fin dall’inizio eravamo consapevoli che i due anni del programma europeo non sarebbero stati sufficienti per accompagnare un processo così profondo. Garantirne la continuità era quindi essenziale. Oggi possiamo affermare con soddisfazione che il percorso prosegue, producendo risultati concreti e significativi. Il lavoro portato avanti in Italia è un esempio importante: promuove rispetto, inclusione e diversità, in linea con i principi del Consiglio d’Europa e delle principali convenzioni internazionali, integrando l’educazione sociale direttamente nello sport”.
Sulla stessa linea anche Paulo Gomes, Head of the Saint-Denis Committee e Secretary del Consiglio d’Europa, che ha sottolineato come “questo progetto rappresenti una buona pratica a livello europeo, pienamente coerente con i principi del Consiglio d’Europa nella lotta contro ogni forma di discriminazione. Il suo valore risiede nell’attenzione ai giovani, nel lavoro con le comunità locali e nell’investimento nella formazione di figure chiave come allenatori e operatori sportivi. L’Italia sta dimostrando come tradurre questi principi in azioni concrete, generando un impatto reale e duraturo”.
Infine, Mattia Peradotto, Direttore UNAR, ha evidenziato il valore sociale dell’iniziativa, spiegando che “questo progetto va oltre la prestazione sportiva e si inserisce in un ambito fondamentale di prevenzione. Lo sport amplifica le vulnerabilità del nostro tempo, ma rappresenta anche uno dei contesti più ispirazionali. La Lega Nazionale Dilettanti sta costruendo una vera infrastruttura di prevenzione: comunità più coese sono anche quelle che riescono a esprimere le migliori performance”.