Quel 9 luglio di 20 anni fa a Berlino: quando il Canto degli Italiani divenne la voce di una Nazione

Quel 9 luglio di 20 anni fa a Berlino: quando il Canto degli Italiani divenne la voce di una Nazione

Un personale ricordo di Francesco Tagliente, già prefetto, di quella impresa azzurra dell'Italia mondiale del 2006
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Il 9 luglio di vent’anni fa ero a Berlino. Ho ancora negli occhi immagini indelebili: la Coppa del Mondo sollevata sul terreno dell’Olympiastadion, l’abbraccio di una squadra straordinaria e la gioia di un intero Paese.

Ma c’è un momento che, più di ogni altro, continua a emozionarmi: il Canto degli Italiani che risuonò nell’Olympiastadion davanti al mondo intero. In quell’attimo non era soltanto l’inno della squadra campione del mondo. Era la voce di una Nazione unita, il simbolo di un’identità condivisa, di una storia e di un’appartenenza che milioni di italiani, ovunque si trovassero, sentirono come proprie.

A distanza di vent’anni, quel ricordo assume per me un significato ancora più profondo, anche perché molti dei protagonisti di quella straordinaria impresa condividono oggi il percorso della Fondazione Insigniti OMRI. Marcello Lippi, Enrico Castellacci, Antonio Pagni, Roberto Massucci e Saverio Di Folco, ciascuno nel ruolo ricoperto allora, contribuirono a scrivere una delle pagine più belle della nostra storia sportiva e nazionale. Ritrovarli oggi impegnati in un progetto volto a rafforzare i valori della Repubblica conferisce a quella esperienza una significativa continuità ideale e istituzionale.

Ma ciò che porto ancora nel cuore non è soltanto la vittoria sul campo. È il ricordo delle migliaia di italiani che, vivendo all’estero, seguirono la Nazionale lungo tutto il cammino mondiale. A ogni partita aumentavano di numero, raggiungevano i luoghi di allenamento e di ritiro con il Tricolore sulle spalle, cantavano il Canto degli Italiani, aspettavano per ore gli Azzurri solo per poterli salutare e far sentire loro l’abbraccio di un’intera comunità nazionale.

Fu allora che compresi fino in fondo la forza dei simboli della Repubblica. Maturò in me la convinzione che il Canto degli Italiani meritasse la stessa dignità costituzionale del Tricolore e che entrambi appartenessero all’intera Nazione, non a una parte politica, non a una maggioranza, non a una stagione della vita pubblica. Il Tricolore e il Canto degli Italiani riuscivano a unire oltre sei milioni di italiani residenti all’estero con quelli che vivevano in patria, annullando ogni distanza geografica. Per qualche ora tutti si sentirono parte della stessa comunità, riconoscendosi negli stessi colori, nello stesso Inno e negli stessi valori.

La sera del 9 luglio, all’Olympiastadion di Berlino, quella straordinaria partecipazione raggiunse il suo momento più alto. Compresi ancora una volta che il Tricolore e il Canto degli Italiani non erano semplicemente i simboli di una squadra di calcio, ma i segni di una Nazione che, anche lontano dai propri confini, ritrovava la propria unità.

Da allora il calcio italiano ha conosciuto stagioni più difficili e risultati ben diversi da quelli di Berlino. Le vittorie sportive appartengono al loro tempo; i simboli della Repubblica, invece, restano. Il Canto degli Italiani continua a risuonare nelle cerimonie istituzionali, nelle ricorrenze civili, nei momenti di dolore come in quelli di gioia collettiva. Proprio perché va ben oltre lo sport, esso rappresenta uno dei più forti elementi di coesione della comunità nazionale.

Il Canto degli Italiani è la voce della Repubblica. Come il Tricolore ne rappresenta il volto, così l’Inno ne esprime l’anima. Volto e voce appartengono all’intera Nazione, non alle maggioranze che si alternano legittimamente nel governo del Paese.

Per questo il riconoscimento costituzionale dell’Inno nazionale rappresenta il naturale compimento di un percorso di maturazione istituzionale. Significa riconoscere formalmente ciò che gli italiani vivono da generazioni: che il Tricolore e il Canto degli Italiani sono i simboli comuni della Repubblica, patrimonio di tutti gli italiani, in patria e all’estero, di ieri, di oggi e di domani.


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