Giacomo Agostini: eccome come cambierei la MotoGP 

Giacomo Agostini: eccome come cambierei la MotoGP 

Il pilota bergamasco, in occasione della ventiseiesima edizione dei Laureus Sports Awards, a Madrid, dice la sua sul futuro della MotoGP e indica quali cambiamenti servono per riaccendere la passione nel cuore dei tifosi
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Nella splendida cornice del Palazzo di Cibele a Madrid, la ventiseiesima edizione dei Laureus World Sports Awards torna a celebrare il potere universale dello sport. Al cuore di questa manifestazione batte ancora la celebre visione di Nelson Mandela: l'idea che lo sport non sia solo competizione, ma un linguaggio capace di unire i popoli e ispirare il cambiamento sociale. Tra i custodi più fedeli di questa filosofia c’è Giacomo Agostini, ambasciatore della Fondazione sin dalla sua nascita nel 2000. Il 'Re' del motociclismo, che ha vissuto l’epoca d’oro delle corse fatta di puro istinto e coraggio meccanico, continua a sostenere con dedizione i progetti Laureus per i bambini meno fortunati, convinto che il successo sportivo trovi il suo senso più profondo nell'impatto che lascia nel mondo. Lo abbiamo incontrato per parlare di futuro, tecnologia e della centralità del fattore umano in pista.

Nel 2027 cambierà il regolamento della MotoGP, cosa si aspetta
Sono molto curioso perché spero che si torni un po' indietro, perché penso che oggi abbiamo troppa tecnologia e quindi tutta questa tecnologia toglie lavoro al pilota e toglie un po' di valore: penso che la vittoria sia più per il pilota che per la moto. Non solamente la tecnologia, ricordo i miei tempi, quando la moto si impennava tu andavi con il corpo avanti, eri tu che lavoravi. Adesso schiacci i bottoni. Come in Formula 1, adesso sul volante hanno 32 bottoni, devi essere un ingegnere, non un pilota. Se sei un bravo ingegnere vinci!
Togliamo l’elettronica, cosa altro? 
Un po' ci vuole, perché purtroppo o per fortuna c'è l'elettronica che ti aiuta a fare qualcosa, però non troppo. Non devi lasciare comandare solamente l'elettronica. In questo periodo è troppo, come dicevo, si rischia l'effetto Formula 1 dove si gestisce la macchina e non si spalanca il gas.
Chi vale di più allora: il pilota, la moto, la tecnologia? 
Il pilota deve avere più incidenza sulla vittoria. Adesso c’è anche il problema di tutta questa potenza: bisogna risparmiare le gomme altrimenti non si arriva alla fine della gara. E io dico, ma ragazzi queste sono gare di velocità, non di regolarità! E quindi il pubblico vuol vedere tu che fai cose che non tutti riescono a fare, non vedere che tu stai risparmiando, perchè se tu risparmi vuol dire che si è tutti lì, allo stesso livello.  Non esce quella differenza che il pubblico cerca. Perché questa è la realtà, lo vediamo anche in altri sport: noi amiamo il personaggio, non li amiamo tutti. Oggi vincono in tanti, perchè? Perché se tu hai un piccolo problema e non riesci a vincere, spesso succede che una gara lotti per il podio, la gara dopo sei decimo, perchè la moto che non ti dà il 100%. Dipendiamo molto dalla moto, invece vorrei dipendere più del pilota. Ripeto: si tifa per il pilota, non per la moto, e quindi noi ci innamoriamo di quello che fa cose che non tutti riescono a fare. Altrimenti come allora, bravo tu, bravo lui, bravo io, sono bravi tutti. 
Si mescolano un po' le carte con questo nuovo regolamento?
Si, credo di si, togliendo un po' di potenza: non è la potenza che dà spettacolo altrimenti vuol dire che Agostini, Hailwood, Read, Sheen, Roberts,  ma anche Valentino Rossi quando aveva 150 cavalli e non 300, non davano spettacolo o no? I 300 cavalli servono solo per distruggere la moto, il telaio, i freni, le gomme e tutta questa potenza ti distrugge anche il pilota. E siccome questo mondo è uno show bisogna pensare allo spettacolo, e lo spettacolo, come ho detto prima, lo fanno i piloti, la differenza viene da li. 
Rientreranno i giapponesi oppure no? 
Ma sai, sempre parlando di spettacolo speriamo di sì, anche se tutti siamo meravigliati con le due Case più grandi al mondo, la Honda credo faccia 20.000 moto al giorno, la Yamaha 16-17.000 al giorno dietro le italiane che ne fanno? Cinquecento? Quindi i nostri sono più bravi, perché i Giapponesi non vengono al Motomondiale solo per partecipare, perchè se partecipi, ma non vinci, non è mai un bel biglietto da visita. 
Facciamo un gioco: può scegliere una moto da guidare adesso, quale vorrebbe? E perché? 
Dipende, da guidare per fare cosa? Per correre? Per vincere? Allora prendo la Ducati, perché il pilota non dice “vinco perché ho il marchio Yamaha, MV, Ducati ecc”. Io voglio vincere e alla fine vinco perché ho la Ducati che è la migliore. Quindi mi aiuta a vincere. L'importante è che sia una moto che ti porta alla vittoria, è così: io voglio sempre  la moto che vince. 

Dalle sue parole emerge nitida una visione del motociclismo che è, prima di tutto, una questione di talento e cuore. Per Giacomo Agostini, la tecnologia deve essere un supporto, mai il vero protagonista; il pubblico cerca l'eroe, colui che sa fare la differenza dove gli altri si fermano. Nonostante il passare degli anni e l'evoluzione dei motori, lo spirito del fuoriclasse bergamasco resta immutato: una ricerca costante dell'eccellenza che passa inevitabilmente per la voglia di vincere. Ci lascia con l'immagine di un uomo che, pur avendo scritto le pagine più gloriose della storia del motociclismo, guarda al domani con la stessa curiosità di chi vuole vedere, ancora una volta, il pilota tornare al centro della sfida.


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