Il bullismo dilaga e tanti ragazzi lasciano lo sport

Un fenomeno che rischia di avere effetti devastanti: episodi sempre più diffusi, vediamo  come lo vivono e come reagiscono le vittime. Ecco l'articolo realizzato dalla redazione di Radioimmaginaria
Il bullismo dilaga e tanti ragazzi lasciano lo sport
Marco (di Radioimmaginaria)

Comincia oggi la collaborazione tra Corriere dello Sport-Stadio e i ragazzi di Radioimmaginaria, dal 2012 la radio degli adolescenti. Un network europeo fatto, diretto e condotto da ragazzi che hanno da 11 a 17 anni. Come si definiscono loro, "un'antenna pronta a trasmettere e ricevere segnali del mondo che verrà". Ci accompagneranno settimanalmente con storie, interviste e commenti.

Sono tutti preoccupati perché agli adolescenti non interessa più lo sport ma nessuno si è ancora reso conto che un sacco di ragazzi quando inizia l’ora di educazione fisica si vergognano anche solo a togliersi la maglia in spogliatoio per paura di essere presi in giro di fronte a tutti. Perché dopo una vita che ti scelgono per ultimo quando bisogna fare le squadre, anche tu finisci col pensare di essere sbagliato e per il bene di tutti preferisci toglierti di mezzo e uscire dal campo in silenzio. La verità è che gli adolescenti quando fanno sport stanno male e per molti di noi la sola idea di dovere lanciare la palla è un incubo, come se tutti dovessimo essere perfetti, perché se sbagli fai schifo e se fai schifo gli altri ti urlano addosso così forte che una partita di calcio da seduti si trasforma in men che non si dica in un derby serbo di quarta categoria.

Questo almeno è ciò che abbiamo capito dopo avere parlato con alcuni ragazzi nostri coetanei tra gli 11 e i 17 anni. La cosa brutta è che le loro risposte non ci hanno nemmeno stupito perché scene del genere le viviamo così tante volte da non farci nemmeno più caso: a tutti gli intervistati è capitato almeno una volta nella loro vita di essersi sentiti a disagio in seguito ad alcuni commenti negativi da parte di compagni o allenatori, e si parla di umiliazioni che spesso e volentieri finiscono per allontanare per sempre i ragazzi dal campo. «Quando ero più piccolo alcuni miei compagni di squadra mi hanno pisciato addosso perché non ero tra i migliori - ci ha raccontato un ragazzo - mi sono davvero sentito uno schifo».


E come lui molti altri. «A tennis mi lanciavano le palline addosso, poi un giorno mi sono slogato una caviglia». Abbiamo parlato anche con Sara Tounesi, seconda linea nella nazionale femminile di rugby, ci ha confessato che ancora oggi le capita spesso di ricevere commenti ignoranti, soprattutto sessisti. E a proposito di sport e ragazze voglio sapere perché cavolo a scuola il canestro delle femmine vale doppio? Finisce sempre così, quando si gioca con chi non sa giocare tutti diventano improvvisamente Kobe Bryant… Ma svegliati fenomeno che non sai nemmeno schiacciare nel cestino con il fazzoletto sporco. 
Non ci siamo più con la testa: le minacce di morte ricevute da Nicolò Pirlo, figlio di Andrea Pirlo e l’aggressione a Paola Grassadonia, figlia del tecnico del Pescara Gianluca ne sono la prova. Se si continua di questo passo, lo sport, visto da sempre come un modo per trasmettere valori e insegnamenti, rischierà davvero di trasformarsi in una roba brutta a cui gli adolescenti vorranno solo stare alla larga e per ogni cinque ragazzi in campo ce ne saranno 100 fuori. E allora sì che sarebbe brutto. Diamoci una mossa che in cinque non si gioca nemmeno a calcio da seduti. ©Radioimmaginaria  

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