A Salerno la storia di Andrea Fortunato
La ricerca scientifica in Italia si evoca spesso nei momenti drammatici. Le persone che non sono riuscite a sconfiggere una malattia diventano un punto di riferimento per agire e aiutare il mondo medico scientifico. Lo sa bene l'Università Niccolò Cusano e la sua Fondazione di ricerca che ha realizzato il progetto Unicusano Fondi Calcio la squadra della ricerca scientifica italiana.
Sono passati quasi 20 anni dalla sua scomparsa ma lo sport non ha dimenticato Andrea Fortunato. Nel 1995, a soli 23 anni, il laterale sinistro della Juventus si arrese a una leucemia linfoide acuta dopo 11 mesi di malattia. Un brillante inizio di carriera il suo, vestendo le maglie di Como, Pisa e Genoa, fino a entrare a far parte del giro della Nazionale di Arrigo Sacchi. Poi il dramma che scosse l’ambiente sportivo italiano. Undici anni più tardi, Davide Polito, conterraneo del salernitano Fortunato ma non impegnato direttamente nel mondo dello sport, subì due interventi al cuore in pochi mesi, osservando poi un periodo di riposo forzato di circa un anno. In quei 12 mesi del 2006, Davide sviluppò nella sua testa l’idea di aiutare i giovani inizialmente della sua provincia, avvicinandoli alla cultura sportiva, al fair play, magari coinvolgendo anche i genitori. Diede quindi il via all’Associazione Fioravante Polito, di cui ora è presidente, dandole il nome del padre scomparso quando aveva solo otto anni. Ricordando però con grande partecipazione la vicenda di Andrea Fortunato, Davide decise di far qualcosa di più per celebrarne la memoria, cercando di trovare una chiave per restare vicino allo sport sensibilizzando su tematiche legate alla prevenzione medica.
UN PASSAPORTO EMATICO. «L’idea del passaporto ematico è nata così – racconta Davide a Radio Cusano Campus (Fm 89.1 a Roma e nel Lazio e in streaming su www.radiocusanocampus.it) nell’ambito dell’iniziativa di sport e ricerca dell’Università Niccolò Cusano sulle pagine del Corriere dello Sport-Stadio – Volevo dare grande risalto alla storia di Andrea, cercando di aiutare giovani atleti ad affrontare situazioni difficili come la sua». L’idea di Polito è semplice: «Sottoporre tutti gli atleti, professionisti o non, ad analisi del sangue per prevenire situazioni tragiche durante gli avvenimenti sportivi». Uno spunto brillante nella sua grande semplicità che ha suscitato l’attenzione delle squadre di calcio, arrivando fino in Parlamento. «Il Sorrento è stata la prima società a dare credito all’iniziativa – racconta Polito – per volere dell’allora vicepresidente Gambardella. Lui ha aperto una strada che è stata seguita, tra gli altri, da Napoli, Avellino e Juve Stabia. L’ultimo club ad aderire al protocollo d’intesa del passaporto ematico è stato il Lanciano, che ha recentemente affrontato la morte del giovane Costantini. Questa idea è anche una proposta di legge ed è stata approvata dal Consiglio regionale delle Marche».
DAL PREMIO AL MUSEO. La figura di Andrea Fortunato è però rimasta centrale nel pensiero di Polito, che a lui ha intitolato un premio dedicato alle personalità del mondo dello sport che si sono contraddistinte nel sociale. «Dopo cinque edizioni, in cui abbiamo assegnato esclusivamente il Premio Andrea Fortunato, quest’anno lo abbiamo trasformato in “Gli Angeli dello Sport”, aumentando le categorie e intitolandole a personalità dello sport, giocato e non, che sono scomparse, da Mennea a Bovolenta. Il riconoscimento legato al ricordo di Fortunato, “Lo Sport è Vita” quest’anno è andato al Professor Mariani, uno dei chirurghi più impegnati a livello sportivo nazionale e internazionale». A Fortunato è intitolata anche una biblioteca del calcio a Santa Maria di Castellabate, in provincia di Salerno, nata sempre per volere dell’Associazione Fioravante Polito. «Sport come strumento culturale. Questo è lo scopo della biblioteca – spiega Davide a Radio Cusano Campus – che al momento dispone di circa 6.500 titoli tra libri, manoscritti, periodici e materiale audiovisivo. Il mio augurio è che il calcio possa servire come una scusa per avvicinare i giovani alla lettura. E’ un progetto che coltiviamo in parallelo a quello del Museo del Calcio – Andrea Fortunato, un raro esempio di documentazione calcistica cresciuto grazie alle donazioni di materiale delle società di calcio».