La coda del dialogo
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La coda del dialogo

Il tema non è eccitante, ma è ugualmente importante, direi fondamentale per il futuro dello sport italiano. Da giorni è in atto lo scontro Governo-Coni - più precisamente, Giorgetti-Malagò - che ieri ha assunto i toni anche rancorosi della resa dei conti da cui nessuno uscirà indenne. Un passaggio evitabile. Il sottosegretario, tutt’altro che uno sprovveduto ma un po’ approssimativo nella bozza di partenza, ha intenzione di andare fino in fondo col progetto di depotenziamento del Comitato olimpico attraverso la società Sport e Salute: può così realizzare l’antico sogno della ministro Melandri sventato in extremis.

I vari governi successivi hanno mantenuto un atteggiamento più distaccato (vedi Lotti), atteggiamento che l’Esecutivo attuale ha modificato per ridurre non tanto l’indipendenza dello sport quanto l’autonomia talvolta incontrollata di alcune scelte. Di riforma storica si parla. Per promuoverla, il Governo tiene conto degli esempi di altri Paesi europei quali Spagna, Francia, Inghilterra (con la società governativa UK Sport), Ungheria.

Considerato che non è ipotizzabile che 5S e Lega tornino indietro, occorre che il Coni si attivi per: 1) chiarire le funzioni che gli restano in modo che sia possibile garantire il mantenimento dell’autonomia di comitato e federazioni in ossequio alla Carta Olimpica e agli Statuti delle federazioni internazionali. 2) Definire con precisione il perimetro e le funzioni della società Sport e Salute, in modo da avere la sicurezza che non leda l’autonomia delle istituzioni sportive. 3) Chiarire il sistema di finanziamento del Coni e delle federazioni che, oltre a essere garantito, deve essere basato su princìpi di qualità, trasparenza e corretto utilizzo delle risorse. Se invece il Coni ritiene di riuscire a evitare la riforma, lo scontro produrrà problemi che invece con il dialogo possono essere ridotti al minimo: Malagò si è detto disposto a collaborare ma nei tempi “fisiologici”. Giorgetti e Malagò troveranno la quadra: nel frattempo, suggerisco una pausa fino alla designazione della sede dei Giochi invernali 2026. L’Italia oggi è favorita ma certe manovre politiche potrebbero spingere Thomas Bach, nostro amico, a porgere orecchio ai cattivi consiglieri europei già mobilitati a Bruxelles per la manovra finanziaria. Non vorrei che i “nemici” facessero pressioni sul CIO e sulla Svezia per assegnare le Olimpiadi a Stoccolma.

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