Anif, no a Green Pass per piscine e palestre al coperto

L'associazione che tutela i centri sportivi italiani: impedirebbe lo sport ai giovani
Anif, no a Green Pass per piscine e palestre al coperto
Pasquale Di Santillo
TagsAnif

ANIF, l’Associazione che tutela i 100.000 centri sportivi italiani, è costretta, per l’ennesima volta, a protestare per quella che di fatto è una semi-chiusura delle palestre e piscine al chiuso, mascherata dall’obbligo di presentare il Green Pass all’ingresso delle varie strutture.
Al netto delle decisioni del Governo in materia e dell’evidente esigenza di tutela della salute dei cittadini, ANIF ribadisce quello che sta sostenendo da molti mesi. E cioè, la sua ferma opposizione a qualsiasi forma di passaporto vaccinale per entrare appunto nelle palestre e nelle piscine al coperto. Il che, appunto, equivarrebbe a tornare a restrizioni penalizzanti per l’intero settore.
Il motivo? Molto semplice: i centri sportivi hanno adottato praticamente da subito protocolli severissimi, con un costo economico, peraltro, molto elevato. Dall’uso obbligatorio della mascherina nelle proprie strutture, al distanziamento; dalla sanificazione degli attrezzi e degli ambienti, al rilevamento della temperatura all’ingresso, alla registrazione degli utenti presenti all’interno della struttura. Un pacchetto di provvedimenti e protocolli che ha trasformato gli stessi centri sportivi - tutto dimostrato dai numeri - in oasi di salute, capaci di tenere lontano contagi e pandemia. E soprattutto hanno impedito i pericolosissimi assembramenti che dopo gli Europei di calcio stanno rilanciando l’emergenza. Senza contare la possibilità di tracciabilità totale (persona, sala, giorno, ora ect) dell'utente coinvolto in un caso di positività.
Proprio in virtù di questi protocolli, imporre il Green Pass ai centri sportivi risulterebbe particolarmente inopportuno. Tanto più che significherebbe, di fatto, precludere lo sport ai giovani (che sono la maggioranza) e ai bambini dell’avviamento allo sport che, per ragioni di età, non sono ancora inevitabilmente vaccinati.

Da un confronto con i consulenti scientifici, è emerso che:

-    il contagio sta aumentando a causa delle riaperture e dei giovani che si muovono di più e contagiano i 2.5 milioni di over 60 non vaccinati;

-    finché il contagio riguarda i giovani questo non dovrebbe aumentare il numero dei ricoveri, quindi dei morti;

-    Il Green Pass potrebbe diventare necessario solo in questa situazione. Ma questo non dovrebbe riguardare i centri sportivi, proprio perché la rigidità e il funzionamento dei protocolli da sempre ha impedito il contagio e restano la barriera più sicura ai contagi;

- Nell’attuale situazione e contesto nel caso si voglia inserire il green pass dovrebbe essere limitato a coloro che sono maggiormente a rischio, ovvero gli over 60. Tra l’altro da un rilievo fatto da ANIF, fra i frequentatori in tale fascia d’età dei centri sportivi, i vaccinati sono la quasi totalità in quanto maggiormente attenti a proteggere la propria salute.

Infine, nei centri sportivi avviene l’avviamento allo sport dei giovani (tra i quali nell’ultimo anno e mezzo è vistosamente aumentata la percentuale degli obesi e dei disturbi del comportamento), la produzione di salute per adulti e anziani (nell’ultimo anno e mezzo sono fortemente aumentati i casi di infarto e diabete).

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