Pescante, l'ingegnere che fa danzare gli elicotteri

Veneto, campione del mondo di aeromodellismo, le sue coreografie sulle note della taranta: "Cerco di mandare in volo tutta la mia fantasia"
Roale
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5 min

Pubblicato il 24.08.2025, 11:12

Riuscite a immaginare un trentenne di Cittadella, ingegnere meccatronico specializzato nella progettazione e programmazione di sistemi di controllo per la robotica, vincere un Campionato del Mondo di aeromodellismo facendo danzare – la scelta del verbo è sua – il suo elicottero radiocomandato sulle note della taranta? “In realtà era un mix di vari gruppi e generi, tre minuti e mezzo in cui ho mischiato l’hip hop dei Gorillaz, un po’ di musica elettronica e una… taranta. La scelta è stata molto apprezzata”.

Coreografia e musica

E alla fine, infatti, il punteggio ottenuto nella terza e ultima prova, quella in cui si richiede al pilota di eseguire un volo coreografico su base musicale, dopo aver eseguito le figure prestabilite dalla Federazione internazionale (Fai) e aver completato la prova di freestyle, in cui bisogna essere creativi con manovre e figure di elevata difficoltà, è risultato decisivo per la vittoria finale. E così Luca Pescante, ingegnere industriale di Cittadella, Padova, si è laureato campione del mondo di aeromodellismo (categoria F3N, elicotteri radiocomandati a motore): “Per la precisione, acrobazie artistiche con elicotteri radiocomandati. Dopo tanti piazzamenti a livello mondiale ed europeo, il titolo iridato senior era quello che mi mancava. Ho cercato di mettere in volo tutta la mia fantasia. Sono felicissimo e orgoglioso, penso che me lo meritassi per la passione profusa in tutti questi anni ”.

La concorrenza

Il Mondiale si alterna con il campionato Europeo. Lo scorso anno si è disputato in Danimarca e Pescante era giunto terzo. Le sfide aeree si sono svolte dal 4 al 9 agosto a Pitesti, in Romania. L’anno prossimo la nuova rassegna continentale si disputerà in Germania. Con Pescante in campo, ovviamente da favorito. “Ma la concorrenza è agguerrita: tedeschi, inglesi, americani, danesi, taiwanesi. Gli italiani? Una volta eravamo di più a gareggiare, peccato perché abbiamo piloti fortissimi, ma questa disciplina richiede tempo, risorse, sacrifici. Io sono fortunato, perché da ragazzo mi hanno aiutato i miei genitori, e ora mi sostiene la Federazione”. L’Aero club d’Italia, presieduto da Stefano Arcifa, “che ci paga le trasferte e non ci fa mancare nulla”.

Un padre e uno sponsor

Per questo mago degli elicotteri – “le ali hanno un metro e mezzo di diametro, sono potenti e molto agili” -, in realtà la passione, da bambino, era “per qualsiasi cosa volasse. A sette anni ho cominciato facendo volare un aeromodello artigianale costruito da mio padre, era una porcheria – racconta -. Lui aveva la passione di costruire un po’ tutto, io di far volare quello che mi proponeva. Poi, un giorno mio padre mi ha portato su un campo volo e da lì la passione è diventata qualcosa di più serio. A 13 anni ho scoperto gli elicotteri ed è stato amore a prima vista. E siccome ero bravino, un importatore di Novara ha iniziato a sponsorizzarmi, consentendomi di andare in giro per gare e manifestazioni. Ha avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita”.

Voglio vederti danzare

Ma è nato prima il pilota o l’ingegnere? “Ah, bella domanda. Direi prima l’appassionato di volo, iscriversi a ingegneria e specializzarmi in quello che faccio oggi è stata una conseguenza”. Già, ma cosa fa di preciso? “Sviluppo dei controllori di volo per droni, che sono mezzi instabili e volano grazie a software che li stabilizzano. Quelli su cui lavoro io sono droni che vanno nelle mani di persone comuni, quindi devono essere molto semplici da controllare”. Una passione per il volo che Pescante ha unito a quella per la musica, combinate insieme nel volo di un elicottero. “E’ molto più che un mezzo, diciamo che è un po’ un’espressione di me, soprattutto quando lo faccio danzare”. Dice proprio così. E in effetti come definirla, se non una danza? E Pescante, invece, come si definisce? “Un pilota – dice sicuro -. Ora l’obiettivo è confermarmi ad alti livelli, è la cosa più difficile. L’Aero club d’Italia mi fa sentire parte di una squadra e mi consente di vestire la maglia della Nazionale. Ho giocato a pallavolo per tanti anni, ma l’emozione che si prova a volare, anzi a danzare, è inarrivabile”.

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