Michelangelo Sampognaro in finale a Italia's Got Talent con il Taekwondo Demonstration Team: "Vi dico qual è la nostra vittoria"

Michelangelo Sampognaro in finale a Italia's Got Talent con il Taekwondo Demonstration Team: "Vi dico qual è la nostra vittoria"

Intervista a uno dei pionieri del freestyle in Italia, campione del mondo e star dei social con un milione di follower: "Da piccolo mi piaceva Kung Fu Panda, adesso cerco di far appassionare le persone. Le lacrime di Cattelan mi hanno sorpreso. Il nostro giudice preferito? Mara Maionchi"
Giulia Mazzi
9 min

Kung Fu Panda e Italia’s Got Talent sono lontani soltanto un’acrobazia. O meglio, una decina d’anni di acrobazie. Merito di Michelangelo Sampognaro e del suo Taekwondo Demonstration Team, in finale nel talent show targato Disney+ dopo esibizioni da pelle d’oca che hanno fatto emozionare e commuovere anche i giudici Alessandro Cattelan, Elettra Lamborghini, Mara Maionchi e Frank Matano. Ventiquattro anni, campione del mondo, quattro volte campione europeo e ben tredici numero uno italiano, Sampognaro è diventato uno dei pionieri del freestyle, disciplina che unisce la tecnica e la tradizione alla musica e alla coreografie, in cui si è specializzato. Nato a Palermo, ha scoperto il taekwondo un po’ per caso ma da lì non l’ha più lasciato. Lo abbiamo disturbato durante la preparazione in vista della finale, che andrà in onda in diretta su Disney+ venerdì 31 ottobre alle 21.15, dal Teatro Comunale di Vicenza.

Michelangelo, partiamo dall’inizio: come è cominciato tutto?

«Ho iniziato nel 2011, mi piacevano i film di combattimento ma anche i cartoni animati come Kung Fu Panda. Io sono di Palermo e vicino a me c’era una palestra di taekwondo, così mi sono iscritto».

La tua disciplina però è il freestyle.

«Sì, è un nuovo settore che nasce nel 2014-2015. Il nostro Demonstration Team mette insieme due squadre, una italiana e una coreana, e si esibisce in coreografie con uno stile libero. In Italia siamo stati pionieri e abbiamo portato le nostre esibizioni dimostrative fino a Italia’s Got Talent».

Dove siete arrivati in finale. Perché la decisione di calcare un palco come questo?

«Noi avevamo già provato a entrare nel programma nel 2020 e avevamo anche ricevuto il Golden Buzz di Mara Maionchi ma purtroppo, per le restrizioni legate alla pandemia, all’epoca i ragazzi coreani non erano riusciti a tornare in Italia. Questa cosa ci è molto dispiaciuta così abbiamo deciso di prenderci la nostra rivincita».

Con una delle vostre prime esibizioni avete fatto piangere Cattelan.

«Guarda, ha sorpreso anche me! Ma questo significa che quello che volevamo trasmettere è arrivato».

Chi è il vostro giudice preferito?

«Mara è un po’ il nostro punto debole, visto che ci diede quel primissimo Golden Buzz. Ma per noi, da sportivi, un giudice è uguale all’altro e sono tutti simpatici».

Giustamente, poi c’è ancora la finale quindi meglio non farli arrabbiare… E invece quello più tosto?

«Elettra è la più severa. Prima dice che vuole darci il Golden Buzz e poi non lo fa. Questo ci è un po’ dispiaciuto».

Se i giudici fossero una disciplina sportiva, quale sarebbero?

«Elettra sicuramente ballo: moderno, hip hop, freestyle. Ale si è molto appassionato alla nostra disciplina quindi io lo vedo proprio come uno di noi ormai: dico arti marziali. A Frank piace girare il mondo, è uno eclettico quindi sarebbe uno sport multidisciplinare, tipo pentathlon. Mara invece… Qualcosa per cui non ci si deve muovere molto, che a lei non piace. Dico bocce».

Come vi state preparando per la finale?

«Il nostro metodo di allenamento è ben strutturato. Lavoriamo prima sulla tecnica individuale, perché ognuno deve avere le proprie basi solide. Poi ci concentriamo sulla sincronizzazione del movimento, che è l'aspetto un po' più delicato, un po’ più difficile insomma: non basta andare a tempo con la musica, bisogna andare a tempo con ogni compagno di squadra. A questo punto uniamo tanta preparazione atletica e tanta, tanta preparazione mentale. Non so se dalla tv si percepisce ma quello facciamo è molto pericoloso ed è importante che ci sia tanta fiducia tra noi. Nei salti, ad esempio, in allenamento utilizziamo dei materassini per sicurezza ma durante l’esibizione no: devi fidarti dei tuoi compagni ciecamente. È una parte fondamentale nel freestyle. Vogliamo trasmettere non solo la tecnica ma anche tante emozioni. Quindi pranziamo insieme, ceniamo insieme, stiamo sempre insieme ventiquattr’ore su ventiquattro».

Che lingua parlate tra di voi?

«I ragazzi coreani conoscono un po’ l'inglese ma per esprimerci al massimo abbiamo un interprete, che sale anche con noi sul palco. Poi durante l’esibizione le parole non servono più».

Qual è il ricordo più bello che ti è rimasto finora?

«Sicuramente risalire sullo stesso palco a distanza di cinque anni è stata l’emozione più grande. C’è la memoria del passato, il ricordo, ma anche la consapevolezza del presente. All’epoca avevo diciannove anni, ora ventiquattro e vivo tutto con una maturità diversa, personale ma anche atletica. Penso che anche per gli altri ragazzi sia così: in squadra andiamo dai quattordici ai trent’anni e ognuno porta qualcosa della sua esperienza e dell’unicità della sua età: i ragazzi sono più spericolati e ci spingono oltre i limiti; noi pionieri, più maturi, portiamo tutte le nostre esperienze».

La parte italiana della squadra si chiama Ciao Team e con loro l’estate scorsa sei andato fino alle Olimpiadi di Parigi.

«Sì, abbiamo partecipato alla cerimonia di apertura: un’emozione stupenda, un sogno che si avvera. Il freestyle non è ancora disciplina olimpica, purtroppo, ed essere lì per noi ha significato tantissimo. Vogliamo far conoscere questo ramo del taekwondo e diffonderlo».

Quali sono i tuoi sogni?

«Sicuramente partecipare alle Olimpiadi anche se per Brisbane, nel 2032, avrò già trent’anni… Come potrei competere con la freschezza dei ragazzi più giovani? Io continuo ad allenarmi e non ci penso, poi chissà, magari ai Giochi ci andrò lo stesso ma come tecnico. Mi piacerebbe anche quello. E poi vorrei trasmettere l’amore per il freestyle e far appassionare la gente. Io cerco di coinvolgere sempre più persone possibili, anche attraverso i social».

Dove sei seguitissimo.

«Tra TikTok e Instagram ho circa un milione di follower. Non c’è soddisfazione più grande di quando qualcuno vede un mio video, mi fa i complimenti e poi mi chiede di insegnarli quella tecnica».

Hai fatto appassionare anche Papa Francesco.

«Sì, nel 2018 con il Demo Team siamo stati ricevuti in Vaticano. Lì è partito tutto e abbiamo stretto veramente una grande amicizia tra noi, tanto che siamo ancora qui a parlarne. Loro sono venuti da noi in Italia e noi siamo andati a trovarli in Corea, è stato veramente bello. L’esibizione davanti al Papa è durata pochi minuti ma è stata un’emozione incredibile. Non gli abbiamo parlato ma sono riuscito a farmi un selfie con lui! Cerco sempre di scattare foto con queste personalità di grande spicco che incontro, ho fatto un selfie anche con il Presidente Mattarella! Abbiamo avuto l'onore di esibirci per lui a maggio, alla fine volevo salutarlo e dirgli che anche io sono di Palermo come lui ma l’emozione è stata troppa e non ce l’ho fatta».

Ora vi aspetta la finale, e poi?

«Italia’s Got Talent per non è un punto di arrivo ma una tappa nel nostro percorso. Abbiamo tanti progetti per crescere e avvicinare le persone, soprattutto i giovani, alla nostra disciplina: questo è il nostro obiettivo. Se qualcuno vedendoci sul palco deciderà di iniziare a praticare il freestyle, noi possiamo dire di aver già vinto la gara con noi stessi». Sì, ma volete anche vincere per davvero. «Beh certo, siamo sempre degli sportivi».


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Altri Sport