Il romano Picca all'assalto del Mondiale di kickboxing: "Troppi pregiudizi sul mio sport"
È in aeroporto pronto a partire per la Francia dove domani si giocherà il titolo Mondiale di kickboxing. Francesco Picca, romano, 27 anni, già campione del Mondo dice: "Questa cosa mi infuoca, mi entusiasma. Dovevo fare un match solo per aprire la serata e invece sarò nel main event contro un avversario, Ilias Krafi, che ho battuto a Formello. Non vedo l'ora". Amante della natura, amante della carne alla brace e della pesca sucaquea, combatte e allena. E, soprattutto, ci tiene a ribadire quanti pregiudizi, spesso, ci siano sul suo sport.
Perché secondo lei?
"Il mio sport trasmette valori: rispetto per l'avversario o per chi ti trovi davanti sul ring, che poi è lo stesso che devi avere nella vita per le persone. Questa è la base: sono nella stessa palestra da quando ho 13 anni, ne ho 27, il mio maestro è Riccardo Lecca, e lui mi ha sempre trasmesso questo. Mi ci sono avvicinato da ragazzino, per divertimento, mio zio mi regalò un piccolo sacco e dei guantoni ed erano il mio gioco preferito. Ho convinto i miei genitori a mandarmi in palestra ed è stato amore a prima vista: i primi match light li ho fatti a 14 anni e ora sono qui. Tutto questo, non solo per me, ha una valenza sociale importante, crea persone migliori e vale per qualsiasi sport. Poi nel nostro devi sottostare a delle regole precise, quasi da soldato.
Un esempio?
"Devi rientrare in categorie di peso, devi essere rigido con te stesso e questo ti aiuta ad avere una forza interiore importante. E mi preme dire che si può iniziare anche tardi".
Infatti lei allena.
"Sì, io alleno e ho persone di 30 o 40 anni che combattendo per divertimento stanno meglio e sono più felici e leggeri. Lo consiglio a tutti".
Quanta distanza c'è ancora con il pugilato?
"La kickboxing a differenza del pugilato, a parte il professionismo, ti vede combattere con braccia e gambe mentre nella boxe ci sono solo pugni. Oltre alla differenza tecnica ce n'è anche una nei round: noi facciamo massimo 5 nei titoli e 3 nei match normali, mentre nel professionismo della boxe sono 6 o 10 o 12. Questo perché a livello di "contusioni" la kick è un po' più traumatica, questo è almeno il mio pensiero. Ho fatto entrambi i combattimenti e la kick è più divertente e ti permette di sfruttare il corpo in maniera diversa. Noi siamo più indietro a livello federale, non c'è una federazione unica purtroppo. Se ci fosse una federazione a livello mondiale, tipo quella del pugilato, saremmo più tutelati. Purtroppo c'è poca informazione, si associa questo sport agli influencer o alla violenza a volte ed è sbagliatissimo. Ci sono dei casi, come in tutti gli ambiti della vita, ma c'è soprattutto tanta disciplina. E non è scontato".