Sakara esclusivo: “Io icona? Valentino Rossi di più”

A ottobre campione del Mondo BKFC con la voglia di continuare ancora, l'intervista: “Sto bene e mi diverto”
Gianluca Scarlata
Gianluca Scarlata

5 min

Pubblicato il 22.11.2025, 11:30 (Aggiornato il 22.11.2025, 11:46)

A mani nude, come le origini, come nell’antica Grecia. Non ha solo vinto, Alessio Sakara è diventato leggenda. Il 25 ottobre fa si è laureato campione del Mondo BKFC nella categoria pesi mediomassimi Cruiserweight (93 kg), battendo al palazzo dell’Eur, a Roma, il forte italoamericano Chris Camozzi. Una sfida particolare, dal sapore speciale e unica. Il “legionario” continua a regalare emozioni e stupire, avrà strabuzzato gli occhi anche Conor McGregor, icona mondiale e co-proprietario della promotion di boxe a mani nude BKFC: «Questo è stato il combattimento più incredibile che io abbia visto in tutta la mia vita», ha detto il popolare fighter. La sua è una seconda giovinezza: «Sto bene e mi diverto, la mia è passione pura. Se prima c’era un interesse economico, oggi lo faccio perché riesco a stare ancora al top. È adrenalina pura». 

Lei è un’icona di questo sport, è stato uno dei primi in Italia a praticare MMA. 
«Beh grazie, icona può esser Valentino Rossi o altri che oltre i 40 anni vanno forte. Diciamo che, nonostante tutti gli infortuni, io posso ancora combattere a grandi livelli». 
 
Che tipo di incontro è stato con Camozzi?  
«Non facile, ci siamo sempre inseguiti e mai affrontati. Lo rispetto molto perché è uno dei migliori. Sono state cinque riprese intense (due dei tre giudici hanno assegnato la vittoria a Sakara con un punteggio di 48–47), è stata una battaglia diversa, molto dispendiosa, ma alla fine mi ha ripagato di tanti sacrifici (a Camozzi sono saltati anche tre denti). C’è già qualcuno che mi chiede già quando ci sarà il prossimo match». 
 
Un titolo mondiale è “tanta roba”, ma non solo è diventato il più anziano campione iridato di BKFC all’età di 44 anni e 53 giorni ed è il quarto di sempre tra le discipline da combattimento.  
«Le soddisfazioni sono tante, ma non voglio fermarmi. Ho ancora tanto da dare e dimostrare. In futuro ci saranno altre sorprese».  
 
Ce ne dica almeno una.  
«Assieme al mio manager, George Bastmayan, stiamo preparando un grande evento a Roma per il prossimo anno, una roba mai vista prima. In vista della gara per il titolo lo scorso luglio ho dovuto combattere a Philadelphia, dove ho affrontato e battuto all’esordio assoluto in BKFC per knockout tecnico al secondo round, l’americano Erick Lozano. Ora però voglio rimanere a casa mia».  
 
Grazie a lei le MMA hanno preso piede nel nostro Paese. 
«Molti ragazzi si stanno appassionando. È molto sviluppato in Russia, Usa e in Inghilterra, diciamo che stiamo arrivando. Per questo voglio dedicarmi ai giovani».  
 
Insomma far crescere le nuove generazioni, uno sguardo al futuro. 
«Io metterò a disposizione l’esperienza maturata nello scovare i talenti italiani, andremo in due città, a Roma e Milano, faremo combattere i ragazzi con guanti leggeri da 7 once in questi “trailers” e poi i più promettenti avranno un contratto da professionisti. All’inizio non è facile affrontare le spese e andare a combattere all’estero. Noi li aiuteremo e sosterremo dal punto di vista tecnico e manageriale».  
 
Alessio Sakara si è fatto da solo, ricorda le origini. 
«Non è stato facile, da bimbo ho giocato a calcio, a 11 anni sono passato alla boxe, è stato un grande amore (da prof 8 vittorie e 1 sconfitta). Poi sono andato oltre, nel 2000 sono andato a vivere in Brasile per cinque anni, studiando la lotta a terra, lo ju jutsu, e poi negli Stati Uniti, così ho potuto vincere nelle MMA e poi mi sono dedicato all’UFC. Otto anni di soddisfazioni (25 vittorie, 13 sconfitte, a mani nude 4 vittorie e 0 sconfitte)».  
 
È uno dei fighter europei più longevi, già combatteva in MMA, ma è arrivato Gabriel Rapisarda, Direttore Esecutivo di BKFC Italy e ora anche europeo, che le ha proposto il match per il titolo. 
«Oggi girano più soldi, almeno 10 volte di più di quando ho iniziato, ma non mi interessano. Ho altre attività, sono conduttore tv (lo abbiamo fermato durante la pausa della registrazione di una puntata di “Tu si que vales”), ho diversi campi da padel, vivo più in America che in Italia. Sono felice e sto bene. Quando smetto? Prima voglio regalarmi altre emozioni».  

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