Il nuovo laboratorio antidoping a Roma è un’eccellenza

Presentata la struttura nella Capitale: manca un ultimo passaggio, ma tutto sarà pronto per i Giochi di Milano-Cortina 
Erika Primavera
Erika Primavera

4 min

Pubblicato il 12.12.2025, 09:04

Prendete una bustina di zucchero da 4 grammi. Scioglietene la 160esima parte nell’acqua di una piscina olimpica e otterrete un liquido con una concentrazione di 10 picogrammi (un millesimo di un miliardesimo di grammo) per millilitro: quanto basta per essere vista da “loro”. Con la stessa concentrazione bastano 5 millilitri di urina, l’equivalente di un fondo di bicchiere, per trovare oltre 750 sostanze sottoposte a controlli. Benvenuti nel nuovo Laboratorio Antidoping di Roma, l’unico in Italia e tra i 30 al mondo accreditati dalla Wada. «Un miracolo italiano» che in 14 mesi ha trasformato un rudere nel Teatro alla Scala delle analisi in grado di scovare gli atleti che barano.  

Il nuovo laboratorio a Roma Est

Definizione unanime: è quello che si sono trovati davanti gli architetti di Sport e Salute, con in mano il progetto della Federazione Medico Sportiva Italiana. Hanno sgranato gli occhi davanti a un immobile pubblico in disuso nella periferia est di Roma. Poi si sono messi al lavoro e lo hanno reso un edificio di 5 piani (ognuno da 500 mq) coperto da vetrate che al suo interno contiene le apparecchiature e i macchinari più avanzati. Costo dell’operazione, 17,2 milioni di euro stanziati dalla legge di bilancio 2024. "Un esempio eccellente di ottimizzazione delle risorse pubbliche", per il presidente di Sport e Salute, Marco Mezzaroma. Soprattutto, una trasformazione necessaria per rispondere agli altissimi standard chiesti dal Cio e dall’Agenzia mondiale antidoping in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina, dal momento che lo storico Laboratorio dell’Acqua Acetosa era ormai diventato insufficiente. 

Orgoglio italiano

Il piano B era già scritto, chiedere aiuto all’estero era più di un’ipotesi. Parigi era pronta con il Laboratorio utilizzato per l’Olimpiade estiva di un anno fa. Poi si è concretizzato "l’esercizio di talento italiano - ha spiegato ieri il ministro dello Sport Andrea Abodi, dopo il taglio del nastro - È come per la pista da bob di Cortina: nessuno ci credeva, era complicato ma lo abbiamo fatto e pure bene. Spero possa essere un messaggio di fiducia, perché quando si lavora insieme si raggiungono obiettivi impensabili". Risultati che confermano "l’impegno del governo nel contrasto al doping", ha aggiunto il ministro della Salute, Orazio Schillaci. La corsa contro il tempo, però, non è ancora conclusa. Il Laboratorio ha già ottenuto tre bollini dalla Wada: manca l’ultimo, atteso il prossimo 21 gennaio, poi le porte saranno aperte a tutti gli altri 29 direttori dei centri mondiali. Una questione di trasparenza. 

I numeri del nuovo laboratorio

La nuova sede permetterà di analizzare fino a 25 mila campioni all’anno con un picco di 200 al giorno in caso di grandi eventi. Lo staff normalmente impiegato è composto da 35 persone, 27 figure altamente specializzate e 8 collaboratori, guidate dal direttore scientifico Francesco Botrè e dal vicedirettore tecnico, Xavier de la Torre. Per Milano Cortina 2026, però, la Wada invierà personale di supporto, compresi altri 8 direttori che - da Tokyo 2021 a Brisbane 2032 - si sono occupati e si occuperanno dei controlli antidoping durante le Olimpiadi. Una prassi omologata, con metodi secretati per affrontare tutti lo stesso nemico. 

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