© Getty Images for European Athletics Pietro Arese esclusivo: "Ambiente da record"
È corta ma al contempo prestigiosa la lista delle cose da fare di Pietro Arese. Titolo europeo con la staffetta mista, il terzo in carriera nella corsa campestre? Preso, due settimane fa in Portogallo, «ed è stato l’inizio di una rinascita». Laurea in Ingegneria ambientale all’Università dell’Insubria? Presa, a nemmeno una settimana di distanza, con un bel 110 e lode e una interessante tesi sul rapporto tra gli utenti delle piste di atletica e l’aria che respirano. Mancano i Mondiali indoor di Torun, «in cui vorrei qualificarmi per gareggiare sui 3000. Il minimo è proibitivo, ma, come dice sempre il mio allenatore: «Se non puntiamo alle cose difficili, tanto vale allenarsi un paio di volte a settimana, fare i Provinciali e stare più tranquilli». E mancano gli Europei di Birmingham, «in cui mi presenterò con il bronzo vinto a Roma nel 2024». La lista è firmata da Pietro Arese: 26 anni, natali torinesi, fatiche in pista varesine agli ordini di Silvano Danzi, maglia delle Fiamme Gialle, primatista italiano dei 1500 e unico azzurro a essere sceso sotto i 3'31" (3'30"74).
Arese, le piace anche scrivere lettere: ora a chi vorrebbe spedirne una?
«Proprio al mio allenatore, nonostante lo veda tutti i giorni. Sarebbe un gesto simbolico, una lunga lettera in cui gli racconterei come ho vissuto questi ultimi sette anni sotto le sue “grinfie” al College del Mezzofondo di Varese».
E sta scrivendo a qualcuno per proporre il risultato della sua ricerca?
«No, ma il dt azzurro La Torre sembrava interessato. A gennaio dovrò un po’ sistemarla, approfondirla anche dal punto di vista statistico in vista di una possibile pubblicazione. Non sarà però una cosa immediata, visto che comincia la stagione indoor».
Sport, ambiente, clima: i marciatori oramai gareggiano di notte, i tennisti cadono in campo. Lei come la vede?
«Le problematiche legate al caldo purtroppo non possiamo controllarle, bisogna pensare a mitigarne gli effetti e nel rispetto della sostenibilità ambientale. Diverso è l’inquinamento atmosferico, visto che siamo noi a crearlo: possiamo adottare comportamenti responsabili e praticare sport in ambienti salubri. Partiamo tutti dalle piccole cose e aspettiamo poi la politica, affinché proponga leggi e anche esempi positivi. Un discorso lungo...».
Impressione sbagliata o lei si discosta molto dal cliché dell’atleta che pensa solo a gare e medaglie?
«Vero, ma in uno sport come il nostro in cui in media non si guadagna come un calciatore medio non sono una mosca bianca. Molti colleghi si dedicano anche allo studio e, comunque, la “fortuna” di chi pratica una disciplina come la mia è quella di poter gestire bene i miei tempi. Corsa e mezzofondo in particolare si possono fare in “smart working”».
Stagione indoor: nel 2024, lei, Riva e Meslek facevate cadere un record italiano sui 1500 a gara. Prepariamo i pop corn?
«Lo abbiamo abbassato di due secondi, la vedo difficile. Per quanto mi riguarda sto lavorando bene nonostante qualche acciacco qui e là. Dopo Natale ci trasferiremo un mese in Sudafrica per continuare lì la preparazione».
Gli ultimi Mondiali hanno dimostrato che i 1500 stanno diventando davvero difficili. In realtà quanto?
«Molto. Il livello medio dell’elite è diventato assurdo in termini di quantità. Il record del mondo resta intatto, però in tanti si battono lì vicino; basta un niente che passi da superfavorito a ultimo e, per rimanere aggrappato, devi praticamente migliorare un secondo all’anno. Esempio: alle ultime Olimpiadi sono arrivato ottavo, ma correndo il decimo tempo nella storia dei Giochi (che poi è record italiano)».
Come dovrà essere il 2026 per farla stare al settimo cielo nel 2027?
«Servirebbe replicare i risultati del 2024. Vorrei raggiungere il record italiano sui 3000 e difendere quella medaglia degli Europei di Roma. In fin dei conti basterebbe avere una stagione senza intoppi. L’anno scorso ho avuto il mio primo infortunio serio e l’ho patito: è capitato di correre senza il piacere di farlo. È stata dura. Avete presente la gente che corre al parco perché è felice? Io sono così».
