
Riforma De Giusti, il tiro a segno entra in una nuova era
Con l’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto legge che lo riordina, introducendo una separazione tra le funzioni istituzionali – l’istruzione, l’addestramento al tiro e il rilascio delle certificazioni previste dalla legge – e quelle sportive, L’Unione sportiva tiro a segno sbarca in una nuova era. P.R.I.S.M.A., acronimo che sta per Progetto di Rinascita Istituzionale, Sportiva e di Modernizzazione Amministrativa, è il cantiere di riforma con cui il commissario dell’UITS, Walter De Giusti, ha ridisegnato l’Ente e le sue sezioni territoriali. Si presenta come un vero manifesto politico-organizzativo.
Una rivoluzione epocale
Alla base c’è un lavoro preparatorio lungo mesi: dopo la nomina del Commissario Straordinario e l’arrivo del Segretario Generale Remo Tagliacozzo, il team UITS ha condotto una mappatura puntuale dei processi interni, individuando criticità, duplicazioni e margini di miglioramento. Questa analisi, condotta in modo “silenzioso ma sistematico”, ha convinto le istituzioni e permesso di ottenere un pacchetto dedicato di fondi PNRR, che alimenterà un percorso triennale di metamorfosi strutturale con l’obiettivo dichiarato di fare dell’UITS un modello di virtuosismo gestionale.
Il progetto poggia su tre pilastri: rafforzamento istituzionale, valorizzazione sportiva, attivazione della comunità del tiro a segno. La riforma prevedeva un primo step, superato ieri in Cdm: la separazione netta tra gestione istituzionale e gestione sportiva, con il rispetto rigoroso del doppio perimetro di vigilanza: Ministero della Difesa (per l’ente pubblico) e Coni (per la federazione sportiva, che a questo punto assumerà natura privatistica). La valorizzazione sportiva dovrebbe introdurre da subito una preparazione strutturale verso Los Angeles 2028, a partire dalla Final World Cup di Roma 2026 come banco di prova organizzativo e tecnico. Questa rivoluzione dovrebbe poi rendere la comunità del tiro più partecipe e corresponsabile dei processi di cambiamento.
Aggregazione con il tiro a volo
Nella visione di De Giusti, P.R.I.S.M.A. è la “scommessa” che deve portare l’Unione competitiva a Los Angeles 2028, dotata di un’infrastruttura organizzativa nuova, pensata per durare ben oltre l’orizzonte olimpico. Il progetto è entrato nella fase operativa e potrebbe successivamente prestare il fianco ad un’aggregazione della parte sportiva del tiro a segno con la Federazione italiana tiro a volo. Del resto, la Federazione mondiale (la ISSF presieduta dall’italiano Luciano Rossi) ha già in pancia entrambe le discipline e tutti, a cominciare dal Coni che vuole efficientare i costi, vedono di buon occhio questa operazione. Vedremo, ci vorrà tempo, bisognerà innanzitutto mettere mano agli statuti.
Il caso di scuola del Tiro a segno nazionale di Modena
Da oltre un secolo pezzo di storia della città e uno dei poligoni più antichi d’Italia, come tutti i TSN, è un’Associazione sportiva dilettantistica che opera su area demaniale, nata per un obiettivo preciso: istruire la cittadinanza all’uso corretto e sicuro delle armi. Una missione istituzionale che, negli anni, ha spesso finito per prevalere sulla dimensione sportiva.
A Modena, però, questa “asimmetria” è emersa con particolare chiarezza. E il commissariamento avviato un anno fa – con la nomina dell’avvocato Cesare Di Cintio, rinnovato per un ulteriore anno proprio in queste ore, e la scelta di un direttore generale, Marco Malagoli, che oggi è la guida operativa della struttura – è diventato un caso emblematico di come si può provare a far ripartire un poligono storico, restituendogli sicurezza, ordine e una prospettiva sportiva.
Un poligono da salvare: degrado, abusi e insicurezza
Fino a poco tempo fa, la fotografia del poligono modenese era preoccupante. Le linee di tiro non erano omologate, mancava una recinzione adeguata, la sicurezza era un problema concreto. La gestione amministrativa era approssimativa: persino il computer non si accendeva. La situazione più simbolica del degrado riguardava i bossoli: raschiati o riciclati, sottratti sistematicamente perché l’ottone ha un valore economico. La signora delle pulizie, che di fatto occupava abusivamente una palazzina del complesso, “campava” proprio con i proventi dei bossoli raccolti. Un quadro che il commissariamento descrive senza mezzi termini come “case history rappresentativa” di come possa ridursi una struttura pubblica se abbandonata a se stessa. Eppure i numeri non mancavano: 1100 tesserati, 2500 presenze gara in passato, ma senza formatori né giudici adeguati. Un potenziale enorme, però gestito con la logica del “si è sempre fatto così”.
La svolta del commissariamento: prima di tutto, sicurezza
Il primo obiettivo del nuovo corso è stato chiarissimo: restituire sicurezza e regole. “Nessuna deroga”, è la linea fissata dalla nuova direzione. Oggi al Tiro a segno di Modena si entra e si spara in un contesto disciplinato, in cui la formazione diventa la vera chiave: “La prima missione è istruire le persone a fare la cosa giusta. Le uniche armi che uccidono sono quelle scariche. L’arma non è mai scarica”.
L’attività istituzionale è stata rilanciata con forza: ogni settimana il poligono rilascia una decina di DiMA (i diplomi di idoneità al maneggio delle armi), circa 35-40 al mese. Ogni weekend l’impianto incassa intorno ai 2.000 euro solo da queste attività. L’idea è chiara: non limitarsi a certificare, ma iniziare a costruire dimestichezza, responsabilità e cultura dell’arma. E, per chi decide di continuare, trasformare l’addestramento in allenamento: “Se spari 200 colpi, e lo stesso gesto lo fai per preparare una gara, cambia tutto. Così non perdi le persone. Ma la parte sportiva ha un costo”.
L’accordo con la polizia locale: formazione obbligatoria e qualità
Uno dei passi decisivi è stato l’accordo triennale con le forze di polizia locale. Il poligono è aperto al pubblico tre giorni a settimana più la domenica, mentre il lunedì e il venerdì sono riservati alla polizia locale. Qui si formano i nuovi entrati e si svolgono i corsi di aggiornamento obbligatori: gli operatori sono tenuti a venire almeno tre volte l’anno, sparando 50 colpi a sessione con l’obiettivo di metterne a segno 40. Lo scopo è duplice: garantire che chi porta un’arma in servizio sappia usarla in sicurezza; creare una sinergia virtuosa tra l’anima istituzionale e quella sportiva del poligono. La qualità di chi gestisce i poligoni diventa elemento decisivo. A Modena l’armeria è stata affidata a un carabiniere in pensione, a conferma della volontà di dotarsi di competenze tecniche ed esperienza reale.
Il nodo sportivo: 260 poligoni, solo 30 fanno davvero sport
Il caso di Modena non è isolato. In Italia ci sono 260 poligoni del Tiro a Segno Nazionale, ma solo una trentina hanno una vera attività sportiva continuativa. Il resto vive principalmente di attività istituzionali: formazione, certificazioni, DiMA. Il ricambio generazionale è scarso: mancano giovani, il vivaio non è sufficiente e molti club “storici” faticano a scrollarsi di dosso l’idea che il poligono sia solo un luogo dove si spara, non dove si pratica uno sport moderno, agonistico, formativo. Modena, da questo punto di vista, non è “la peggiore situazione”, ma la fotografia è comunque chiara: oggi tutto si regge su un unico stand da 25 metri. Troppo poco per pensare in grande. Ma abbastanza per ricominciare.
Target Sprint: la chance per un nuovo polo nazionale
Ed è qui che entra in gioco il Target Sprint, la disciplina ISSF che potrebbe cambiare il destino sportivo del poligono modenese. Il Target Sprint combina corsa e tiro a segno, in uno sviluppo moderno e spettacolare del tiro sportivo, ideale per atleti giovani e per chi arriva da altre discipline di endurance. La Federazione ha previsto un sostegno di circa 35.000 euro per lo sviluppo di questa specialità: risorse che, in un’area demaniale ampia come quella di Modena e così vicina al tessuto urbano, potrebbero trasformarsi in un vero progetto pilota.
Modena come caso scuola
Il Tiro a Segno di Modena, con i suoi oltre cento anni di storia, le sue 1100 tessere, l’accordo con la polizia locale e il tentativo di rilancio sportivo, è oggi un caso scuola. Dimostra quanto sia difficile – ma possibile – riqualificare una struttura in condizioni di degrado, riportarla sotto controllo, rimettere al centro formazione, sicurezza e sport. “Il tiro a segno non è soltanto una disciplina sportiva – racconta il Commissario del TSN Modena Cesare Di Cintio -: è una scuola di concentrazione, autocontrollo, responsabilità e rispetto delle regole. Valori che formano la persona prima ancora dell’atleta. La sezione TSN di Modena svolge, inoltre, un ruolo importante nella formazione e nell’addestramento, rappresentando un punto di riferimento anche per le Forze dell’Ordine e per la diffusione della cultura della sicurezza”.
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