© ANSA Mondiali Tokyo, Jacobs torna in pista: quando e a che ora corre i 100 metri
La prima delle nove giornate di gare iridate domani assegna ben 5 titoli, ma sono solo tre le finali dirette: marcia 35 km uomini e donne e 10.000 al femminile: in entrambe puntiamo al podio con ragazze altamente qualificate, la finanziera tarantina Antonella Palmisano e l’agente di polizia penitenziaria, la trentina Nadia Battocletti. La 4x400 mista invece sarà dapprima impegnata nelle qualificazioni con il turno finale, in cui conta di giocarsela anche il quartetto azzurro, alle 15.20 italiane (le 22.20 a Tokyo). Così pure il peso: qualificazioni con Leo Fabbri, Weir e Ponzio poco prima dell’alba alle 3:55 e finale a otto alle 14.10. Come lo scorso anno Fabbri si presenta all’appuntamento della vita con i migliori lanci della stagione (è leader con 22,82): a Parigi l’aviere fiorentino rimase giù dal podio dopo aver scagliato un metro e mezzo al di sotto della sua media stagionale. Stavolta potrebbe andare diversamente. È ufficiale: non ci sarà, perché non qualificato ai Trials Usa, il suo più diretto avversario degli ultimi mesi, Kovacs. Ma al suo posto assisteremo al rientro del gran re della specialità, il colosso statunitense Crouser rimasto al palo per l’intera stagione colpa di un gomito malandato.
Ma per l’Italia sarà un sabato ad alta tensione - e non solo sul piano agonistico - per l’ingresso in pista di Marcell Jacobs, su quella stessa pista che ai Giochi 2021 lo vide sfrecciare verso l’oro dei 100 col record europeo a 9”80 e poi trascinare allo storico titolo olimpico la 4x100 con Patta, Desalu e Tortu con quella ultima frazione da urlo. Per rapportare quella impresa ai nostri giorni, si può tranquillamente affermare che equivale al trionfo di Sinner a Wimbledon: mai nella storia un italiano si era affermato sull’erba verde londinese e mai uno sprinter azzurro si era imposto nei 100 metri in 125 anni di storia olimpica, tantomeno nella 4x100.
Jacobs torna in pista: a che ora correrà a Tokyo
Quattro anni dopo però sul poliziotto bicampione olimpico sono in pochi, se non nessuno, a scommettere uno yen: già superare il turno delle batterie (alle 13.35 a Roma) per alcuni sarebbe già un miracolo dal momento che si presenta con una sola gara nelle gambe e con un misero 10”30 di quasi tre mesi fa che a malapena garantirebbe l’iscrizione ai campionati italiani. Non solo: con 10”30 Marcell è addirittura 57° su 77 sprinter di ben 52 nazioni iscritti alla gara regina. Sono in tanti invece quelli che hanno preso ad analizzare in chiave negativa gli ultimi due anni del poliziotto che, bene ricordarlo, solo a giugno 2024 vinceva il titolo continentale a Roma e due mesi dopo finiva 5° nella finale olimpica con un ottimo 9”85. La brusca rottura con il coach Paolo Camossi, dicono i maligni, sarebbe riconducibile a visioni contrapposte nella gestione, non solo tecnica, del Jacobs-campione. Da qui la decisione di trasferirsi alla corte di coach Rana Reider in Florida nell’autunno 2023. Anche qui, la scelta, si ragiona, è stata incentivata con la complicità dello sponsor tecnico. Quella Puma con la quale Marcell ha un contratto che scadrà a fine anno, marchio che al momento è alle prese con una profonda crisi finanziaria. E dal quale mancherebbero ancora soldini da versare a Marcell secondo contratto.
«Io gli sono stato abbastanza vicino, come altri, prima degli exploit olimpici, poi è subentrato un primo entourage e un altro ancora che però non è stato capace secondo me di valorizzare la sua immagine come meritava: sono certo che Marcell abbia incassato in sponsorizzazione 100 volte meno di quanto meritava», ci ha confessato un noto e apprezzato manager di successo internazionale. Che aggiunge: «Né la Fidal né la preparazione olimpica (tralasciando il gruppo sportivo di appartenenza delle Fiamme Oro) lo hanno mai saputo o potuto gestire, magari solo consigliandolo. Mentre si può dire che con il trasferimento fisico a Pechino di Reider l’inverno scorso, Marcell sia stato prima sedotto e poi abbandonato a sé stesso». Lo sprinter, dopo essersi isolato per mesi nella sua Desenzano e curato gli acciacchi a Monaco di Baviera, rifiutando di farsi visitare all’Istituto di scienze dello Sport dell’Acquacetosa, aveva raggiunto Reider a Pechino solo nei giorni scorsi prima di congiungersi al team Italia qui a Tokyo.
Fino a otto mesi fa, Reider seguiva a distanza gli sprinter cinesi, prima che la federatletica di Pechino lo obbligasse a trasferirsi in pianta stabile in Cina. Un passo questo che Marcell ha ritenuto troppo azzardato dopo quello fatto l’anno prima quando ha lasciato armi e bagagli a Roma. Una scelta che aveva sempre apprezzato. Costretto a rinnegare, magari, sotto il peso sempre maggiore degli sponsor e l’impotenza dei gruppi sportivi militari e dei dirigenti e tecnici federali. Per la cronaca, semifinali e finale dei 100 andranno in scena domenica pomeriggio.
