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Battocletti e Palmisano, le stelle d’argento dell’Italia. E non finisce qui: ora 20km e 5mila

Si passano nove anni, ma la loro è una storia simile: di passione, resilienza e sacrifici
Roale
Roale

3 min

Pubblicato il 14.09.2025, 10:20

Quello italiano è uno sport sempre più ricco di successi e rosa. Ce lo dimostrano le ragazze del volley da oltre un anno a questa parte, vincendo tutto quello che capita loro sotto mano. VNL, Olimpiadi, Mondiali. Tutto. Ma non è solo una questione di bagher, alzate e schiacciate. Le protagoniste sono sempre di più e l’atletica sta facendo la sua parte. Apre la rassegna iridata di Tokyo l’argento di Antonella Palmisano nella 35 km di marcia, prosegue con un altro secondo posto di Nadia Battocletti nel mezzo fondo. Due ragazze che si passano 9 anni, 34 Antonella e 25 Nadia. Due generazioni a confronto, molto diverse, ma con tanto in comune: la passione, unita a resilienza e sacrifici, per uno sport che le sta portando sul tetto del mondo. E non è finita qui, perché la marciatrice pugliese ha ancora la 20km, quella gara che nel 2021 l’ha incorniciata campionessa olimpica sempre a Tokyo, mentre a Battocletti restano i 5mila. Entrambe, poi, hanno uno sguardo rivolto ancora un po’ più in là, non a sabato prossimo, quando i mondiali saranno quasi finiti, ma al 2028, ai Giochi di Los Angeles.

Le fatiche di Antonella e Nadia

Ci sarà tempo per le Olimpiadi americane. Antonella e Nadia si vivono e godono il momento, il ‘qui e ora’, direbbe Velasco. Fatto di gioie, ma anche tanti sacrifici, perché ad Antonella aveva consigliato di lasciar perdere la 35km, nata per scherzo e fruttata un argento dietro solo la Perez, oggi inarrivabile. I crampi l’hanno colpita dal km 15, portandola addirittura a saltare diversi rifornimenti eppure al traguardo lei ci arriva e strappa una medaglia storica perché è la terza più anziana di quelle italiane ai mondiali. Il volto, così come il fisico, a fine gara pare scavato dalle fatiche, per dei tratti che si rivedono in Battocletti quando al fotofinish è seconda nei 10mila dietro Chebet. Proprio come a Parigi 2024 dove Nadia dice “ero più tirata”. E comunque il record nazionale nella disciplina lo strappa, gestendo la corsa addirittura meglio di quanto fece ai giochi francesi. Il grande caldo e l’umidità hanno portato le atlete a uno sforzo in più, ma nel raccontare la sua gara Nadia dice di aver visto anche nello sguardo delle keniane la sua stessa fatica. E allora perché non provarci. Perché non affondare, con un ultimo giro da film e un argento finale da sogno. Pensare che qualcuno le aveva consigliato di passare alla maratona. Un consiglio rimasto inascoltato. Meglio così, per tutti.

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