Jacobs e Tamberi, cosa faranno adesso: retroscena e sensazioni di chi ha saputo fermare il tempo

A Tokyo, nel 2021, hanno scritto una delle pagine più belle dello sport italiano. A Tokyo, nel 2025, due prestazioni da dimenticare: uno vuole smettere, l'altro non ci pensa proprio

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Pubblicato il 14.09.2025, 18:51

Il titolo lo lasciamo al sito dei Giochi Olimpici: "La caduta degli dei di Tokyo". Gianmarco Tamberi e Marcell Jacobs non sono amici intimi: non si frequentano spesso, anche perché uno vive ad Ancona e l'altro in Florida. Si vogliono bene, però, e si rispettano. Sono legati da un filo invisibile che non si spezzerà mai perché mai - forse - l'Italia rivivrà emozioni così forti come quelle che hanno regalato insieme a Tokyo il primo agosto del 2021. L'oro olimpico di Gianmarco, per tutti Gimbo, il predestinato, quello della mezza barba, delle lacrime prima di Rio, il personaggio su cui avevano investito sponsor e tv, e l'oro olimpico di Marcell, l'americano cresciuto a Desenzano, che non parla inglese, che tutto sembrava tranne un predestinato che avrebbe scritto la storia dello sport azzurro. A Tokyo, in uno stadio deserto Gianmarco aveva aspettato Marcell al traguardo ed era stato uno spettacolo pazzesco. Perché erano due atleti, due campioni olimpici, ma anche due ragazzi che si abbracciavano in un periodo storico in cui gli abbracci non erano così scontati. Oltre la paura, oltre tutto, c'erano stati loro. E ci saranno sempre, anche se oggi li vediamo così, più vecchi (ammesso che si possa parlare di vecchiaia a poco più di 30 anni), più acciaccati, ammaccati. Indecisi, insicuri. Niente abbracci, domenica 14 settembre 2025 ai Mondiali di atletica, ognuno per la sua strada a chiedersi quel che sarà. Già, cosa sarà?

Jacobs, i dubbi sul ritiro e la vita in America

Jacobs è quello che ha meno voglia. Vorrebbe continuare,  vorrebbe smettere. Due figli e una moglie che vivono con lui in America, dove pare voglia restare, anche per aspettare la cittadinanza, un altro che sta in Italia dove ci sono la mamma e un centro all'avanguardia che ha costruito Marcell. E poi, ancora: continuare a mettere alla prova fisico e mente oppore investire risparmi e tempo in alcune imprese? Jacobs ha voglia di concretezza, ha ridotto ospitate tv, pubblicità e sponsor, ma non è detto che prima o poi non riaccenda le luci dei riflettori. Ha cambiato tanto - tutto - in questi quattro anni, basti pensare che quando ha vinto le Olimpiadi aveva un altro coach e la sua immagine era gestita dalla società di Fedez.

Tamberi, la famiglia e il sogno Los Angeles

Tamberi, invece, a parte il rapporto interrotto con il papà-allenatore, è rimasto lo stesso. Si è sposato, ha perso la fede nella Senna mentre faceva il portabandiera, è diventato papà, è stato a Sanremo, è diventato popolarissimo e ha portato il suo sport a diventare famoso e seguito dalla gente comune. Ha vinto tutto, ma l'ultimo anno è stato disastroso: le coliche di Parigi, l'infiammazione al ginocchio, la tentazione di smettere, la decisione di continuare con Los Angeles perché no, non poteva finire tutto con la sofferenza francese. Tamberi, al contrario di Jacobs, ha monetizzato al massimo l'oro olimpico e non si parla solo di soldi (per quanto sia gestito benissimo e non sbagli un colpo). Gimbo è diventato personaggio, ha scelto di raccontare in prima persona la sua vita, senza filtri, e oggi con onestà ha parlato di risultato pietoso. Tornerà a casa dalla moglie Chiara e dalla figlia Camilla, ma ha già detto che non vede l'ora di tornare ad allenarsi. Lo aspettano loro, lo aspettano la villa vista mare finalmente finita e tre anni in cui provare a dare tutto. Direzione Loas Angeles, con la speranza che quel 2.16 di Tokyo 2025 - unica misura superata - sia solo un brutto ricordo.