Furlani, un salto nell’oro e un messaggio alla sua Roma: "Se mi invitano…"© EPA

Furlani, un salto nell’oro e un messaggio alla sua Roma: "Se mi invitano…"

A 20 anni Mattia meglio di Carl Lewis: l'azzurro, grande tifoso giallorosso, diventa il più giovane campione del mondo nel lungo
Franco Fava

TOKYO - La testa tra le mani, gli occhi sbarrati verso il display accanto alla pedana, la peluria sul mento che tradisce un viso ancora da adolescente. È il penultimo salto di sei della finale del lungo che può valere il titolo mondiale. Al comando c’è ancora il giamaicano Gayle che al primo aveva stordito tutti atterrando a 8,33. Quando compare la misura di 8,39, lui ha un solo pensiero: tenere a freno l’entusiasmo. È misura d’eccellenza, anche perché certificata dopo aver regalato 8,8 centimetri all’asse di stacco, in una gara in cui era presente il gotha internazionale che aggiunge un centimetro al personale firmato a giugno al Golden Gala. Ma non è finita, ha pensato: «Sono stato fregato tante volte». L’ultima alla finale Diamond League di Zurigo: lo svizzero Ehammer gli soffiò il diamante per soli 2 centimetri. Il giamaicano Gayle è a soli 5 centimetri, il cinese Shi a 6, mentre l’elvetico insegue a 9. Si va all’ultimo. Nessuno ha più la forza di volare.

Furlani e il salto nell'oro ai Mondiali di Tokyo

A 20 anni Mattia Furlani regala all’Italia la quinta medaglia, quella più preziosa che ancora mancava dopo due argenti e due bronzi. Fa meglio anche di Carl Lewis, diventando il più giovane campione del mondo della specialità: quando l’ex figlio del vento vinse ai primi Mondiali di Helsinki 1983, di anni ne aveva 22. «Mattia Madness», titola World Athletics che lo scorso anno gli aveva assegnato il riconoscimento di “Rising Star”. Nello stadio dei 55.000 si fa festa. Sulle note di “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri, Mattia corre verso la mamma. Khaty Seck è anche la sua allenatrice, ex sprinter in Senegal, ha poi sposato Marcello, che in alto saltava 2,27 negli anni 80.

Il rapporto con la mamma allenatrice

La svolta al quarto salto, dopo essere scivolato dalla seconda alla settima posizione, quando atterra a 8,22 risalendo alla quarta.«Questo è un oro incredibile, diciamo costruito in famiglia, mamma, papà, mio fratello e mia sorella che è in attesa di Nicolò, lo porterò in pista con me». Davanti ai microfoni della Rai piange a dirotto per l’emozione, poi si ricompone in zona mista. «Mamma? È anche lei, soprattutto lei, l’artefice di questo successo che per me è importante più del bronzo all’Olimpiade di Parigi - racconta ripercorrendo le fasi della gara -. Avevamo cambiato rincorsa e saltato sull’altra pedana delle qualificazione di due giorni prima: questo ha comportato che non rispettavo la ritmica, sono grata a mamma che non mi ha mandato fuori giri: “Non devi deragliare dal tuo binario immaginario”, mi ripeteva. E io ho avuto pazienza ad ascoltarla anche se facevo fatica a tenere a freno tutte le mie energie».


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Jacobs e Tamberi come modelli a cui ispirarsi

Appena iniziata e già ha collezionato nella breve carriera tutte le medaglie delle grandi manifestazioni: oro ai Mondiali outdoor, ma anche a quelli indoor dell’inverno scorso in Cina e poi argento agli Europei outdoor e indoor, oltre al bronzo olimpico.
Che effetto fa salire sempre sul podio a 20 anni? «È tutto bello ma questa medaglia ha un sapore speciale: è magica perché è arrivata nello stadio dei cinque ori olimpici del 2021. Li vedevo in tv e sognavo di realizzare le stesse imprese di Jacobs e Tamberi».
La realtà ci fa dire che abbiamo assistito al passaggio di testimone. «Non voglio paragonarmi a loro, dico solo che mi hanno ispirato e quanto questo sia importante per un giovane. Vorrei tanto che i miei voli illuminassero la fantasia di tanti giovani, così come stato colpito dal gran campione che è Jacobs».
In questo stadio ai Mondiali 1991 lo storico duello tra Mike Powell (8,95) e Carl Lewis (8,91). «Con mamma continuiamo a studiarcela, vogliamo crescere step by step, perché il meglio deve ancora venire». Per arrivare dove? «Non lo so, perché continuerò a crescere ancora come fatto in questi anni. So però che saranno anni bellissimi».

Festa a rieti insieme a Andrew Howe

Festeggia anche Rieti. Nato a Grottaferrata, Mattia e famiglia sono stati adottati dalla città sabina con il cuore che da sempre pulsa per l’atletica. E che da ieri può essere definita la capitale d’Italia (oltre al centro geografico d’Italia) del salto in lungo. È cresciuto e si è affermato sulle rive del Velino, Andrew Howe, salito sul podio della specialità ai Mondiali di Osaka (sempre Giappone che ricorre) del 2007: quando centrò l’argento firmando anche il record italiano di 8,47. È un attimo e a Mattia giungono le congratulazioni di Andrew: «Non avevo dubbi». I due festeggeranno al rientro a Rieti.

Il messaggio di Furlani alla 'sua' Roma

Un pensiero anche alla sua amata squadra del cuore, la Roma (che gli ha fatto i complimenti via social). «Se mi invitano o non mi invitano io allo stadio a tifare ci vado sempre. Meglio però se mi arriva un invito». Se lo merita, assieme a tant’altro.

 

 

 


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TOKYO - La testa tra le mani, gli occhi sbarrati verso il display accanto alla pedana, la peluria sul mento che tradisce un viso ancora da adolescente. È il penultimo salto di sei della finale del lungo che può valere il titolo mondiale. Al comando c’è ancora il giamaicano Gayle che al primo aveva stordito tutti atterrando a 8,33. Quando compare la misura di 8,39, lui ha un solo pensiero: tenere a freno l’entusiasmo. È misura d’eccellenza, anche perché certificata dopo aver regalato 8,8 centimetri all’asse di stacco, in una gara in cui era presente il gotha internazionale che aggiunge un centimetro al personale firmato a giugno al Golden Gala. Ma non è finita, ha pensato: «Sono stato fregato tante volte». L’ultima alla finale Diamond League di Zurigo: lo svizzero Ehammer gli soffiò il diamante per soli 2 centimetri. Il giamaicano Gayle è a soli 5 centimetri, il cinese Shi a 6, mentre l’elvetico insegue a 9. Si va all’ultimo. Nessuno ha più la forza di volare.

Furlani e il salto nell'oro ai Mondiali di Tokyo

A 20 anni Mattia Furlani regala all’Italia la quinta medaglia, quella più preziosa che ancora mancava dopo due argenti e due bronzi. Fa meglio anche di Carl Lewis, diventando il più giovane campione del mondo della specialità: quando l’ex figlio del vento vinse ai primi Mondiali di Helsinki 1983, di anni ne aveva 22. «Mattia Madness», titola World Athletics che lo scorso anno gli aveva assegnato il riconoscimento di “Rising Star”. Nello stadio dei 55.000 si fa festa. Sulle note di “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri, Mattia corre verso la mamma. Khaty Seck è anche la sua allenatrice, ex sprinter in Senegal, ha poi sposato Marcello, che in alto saltava 2,27 negli anni 80.

Il rapporto con la mamma allenatrice

La svolta al quarto salto, dopo essere scivolato dalla seconda alla settima posizione, quando atterra a 8,22 risalendo alla quarta.«Questo è un oro incredibile, diciamo costruito in famiglia, mamma, papà, mio fratello e mia sorella che è in attesa di Nicolò, lo porterò in pista con me». Davanti ai microfoni della Rai piange a dirotto per l’emozione, poi si ricompone in zona mista. «Mamma? È anche lei, soprattutto lei, l’artefice di questo successo che per me è importante più del bronzo all’Olimpiade di Parigi - racconta ripercorrendo le fasi della gara -. Avevamo cambiato rincorsa e saltato sull’altra pedana delle qualificazione di due giorni prima: questo ha comportato che non rispettavo la ritmica, sono grata a mamma che non mi ha mandato fuori giri: “Non devi deragliare dal tuo binario immaginario”, mi ripeteva. E io ho avuto pazienza ad ascoltarla anche se facevo fatica a tenere a freno tutte le mie energie».


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Furlani, un salto nell’oro e un messaggio alla sua Roma: "Se mi invitano…"
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Jacobs e Tamberi come modelli a cui ispirarsi